Unsane, al Bif&st il nuovo thriller psicologico di Steven Soderbergh

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Unsane, il nuovo thriller firmato da Steven Soderbergh, è stato presentato al Bif&st nella sezione Anteprime Internazionali dopo l’anteprima mondiale fuori concorso al Festival di Berlino 2018.

Sinossi
Sawyer Valentini  (Claire Foy) è una giovane donna, vittima di uno stalker, che decide di lasciare la sua Boston e tentare di rifarsi una vita in un’altra città. Quando però, cercando conforto da una terapista, viene costretta alla permanenza forzata in un istituto psichiatrico, dovrà confrontarsi con la sua più grande paura: è reale o frutto della sua mente?

Recensione
Girato interamente con un iPhone 7 Plus in un vero ospedale abbandonato, Unsane narra una  storia realmente accaduta che ha visto una donna rinchiusa involontariamente in una clinica psichiatrica con l’uomo che la perseguitava.

Il regista ha parlato del film in occasione della partecipazione fuori concorso al Festival di Berlino 2018:

Unsane è un thriller che è fortemente ancorato nel mondo reale e che racconta qualcosa di plausibile. Non è la prima volta che dirigo una donna al centro di una storia drammatica, basti pensare a Erin Brockovich. Forte come la verità. Ho sempre creduto che avere una donna protagonista rendesse qualsiasi storia più drammatica. Le donne devono superare ostacoli che gli uomini non devono necessariamente affrontare. Sono per questo motivo sempre alla ricerca di storie con al centro personaggi femminili che mi permettano di esplorare le ragioni per cui per loro le cose sono molto più difficili. Con un protagonista maschile, ad esempio, Unsane non avrebbe una posta in gioco così alta e presenterebbe un livello di vulnerabilità inferiore. Nel mondo in cui viviamo, il peso dato a qualcosa detto da una donna è diverso da quello che diamo alle stesse parole pronunciate da un uomo: questa è l’idea centrale attorno a cui ruota Unsane.

Oltre alla figura femminile, il film scava fino alle radici della relazione immagine/mente, trascendendo il rapporto mimetico con la realtà oggettiva per mettere al centro la riflessione sulla natura della coscienza, sulle percezioni individuali ed il nostro accesso al mondo.

Reale ed immaginario si confondono, il patto implicito secondo il quale il film non può mentire allo spettatore viene meno. Il dispositivo cinematografico piuttosto che offrire una prospettiva privilegiata e oggettiva sul mondo, diviene strumento attraverso cui rendere visibili immagini mentali. La scelta di Soderbergh di girare con un iPhone rende ancora più forte questa dicotomia.

L’utilizzo di enigmi narrativi e la costruzione di labirinti di senso contribuiscono ad enfatizzare e farci sentire l’angoscia della protagonista costretta alla subdola violenza del suo stalker. La macchina da presa crea percorsi claustrofobici, stana il carnefice, lo bracca, fino a svelarci l’unica verità possibile.

 

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