Punti vendita cannabis, Santori: “Roma invasa da una comunicazione illegale”

In Rilievo

A Roma proliferano attività commerciali adibite alle vendita di canapa legale in seguito all’entrata in vigore della Legge 242 del 2 dicembre 2016. Basta andare su internet cliccando “Roma vendita canapa legale” per averne conferma. Su molti di questi esercizi commerciali campeggiano cartelli con su scritto: “Qui cannabis cento per cento legale”. Ma quanto è vero?

La legge reca norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione. La presente legge si applica alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse, iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, le quali non rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. A denunciare la proliferazione di attività legate alla vendita di canapa è Fabrizio Santori portavoce del movimento “Difendiamo l’Italia” e già consigliere regionale di Fratelli d’Italia intervistato da Lo Speciale. Nel febbraio del 2017 anche la Regione Lazio ha approvato una normativa in materia, promuovendo coltivazione, filiere, trasformazione e commercializzazione della canapa (sempre intesa come cannabis sativa e non come stupefacente) attraverso il sostegno a una serie di “progetti pilota”.

Santori che sta succedendo a Roma nei punti vendita di canapa legale?

“L’entrata in vigore della legge sulla coltivazione e commercializzazione della canapa legale sta comportato una serie impressionante di richieste per l’apertura di esercizi predisposti alla vendita sul territorio di Roma. Solo nel XII Municipio, che è grande quanto Firenze, sono stati aperti quattro negozi, di cui due per la somministrazione diretta. Inoltre l’ufficio commercio di quel Municipio è preso d’assalto da persone che si presentano lì chiedendo informazioni sulle procedure richieste per l’apertura di centri di distribuzione e vendita. A breve dovrebbe aprire persino un panificio con pane al gusto di cannabis ed un locale dolciario con dolci alla canapa. Ma non è tutto”.

Cioè?

“C’è poi una nota del direttore del Quinto Municipio di Roma indirizzata al Dipartimento dello Sviluppo economico e delle Attività produttive del Campidoglio. Nella nota si segnala un’intensificazione del numero delle SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività) per l’apertura di punti che hanno per oggetto la vendita di canapa. Il Direttore del Municipio chiede quindi delucidazioni su come procedere. Poi in alcuni di questi punti vengono esposti dei cartelli in cui c’è scritto scorrettamente che in quel locale si vende cannabis cento per cento legale esponendo la foglia di cannabis in vetrina. Insomma, un vero e proprio incentivo al consumo di canapa. Per noi si tratta di pubblicità ingannevole e chiediamo che si svolgano accertamenti su questa modalità di comunicazione e sulla loro effettiva veridicità”. 

Però è tutto legale, o no?

“Certamente, ma il fatto che esista una legge che consente la coltivazione e la vendita di canapa non giustifica affatto questa corsa sfrenata all’apertura di così tante attività. Siamo preoccupati, perché per noi non esistono droghe leggere e droghe pesanti, droghe buone o cattive. Per noi esistono soltanto le droghe, tutte pericolose e dannose per la salute delle persone. Ci sono studi scientifici che hanno purtroppo dimostrato come il passaggio dalle droghe leggere a quelle pesanti sia frequente e spesso automatico. Per questo siamo molto allarmati da queste notizie. Temiamo che sia soltanto il primo passo per far diventare l’Italia come l’Olanda”.

Che fare dunque?

“Riteniamo che l’Amministrazione capitolina debba porre un freno al proliferare di dette attività. Si sta esagerando e sarebbe il caso di introdurre delle limitazioni, nel rispetto della legge ma pensando anche alla salute delle persone. I nostri consiglieri di riferimento presenteranno interrogazioni nei municipi per conoscere l’esatto numero degli esercizi già operativi e delle richieste presentate ed in attesa di essere evase. Chiederemo anche la definizione di linee guida rivolte a regolare l’autorizzazione di detti punti vendita. Poi servirà anche una battaglia culturale nei confronti della legge regionale voluta dalla Giunta Zingaretti e approvata dal Consiglio regionale con il mio voto contrario. Legge che va rivista e se possibile ritirata. Non si scherza con la salute delle persone. Il fatto che esista una legge nazionale che consente il commercio di canapa, seppur con tutte le cautele del caso, non basta a mettere al riparo dai gravi rischi che questo commercio potrebbe provocare. Chiediamo un’azione preventiva per evitare pericolose degenerazioni”. 

 

 

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