Sana uccisa “per punizione”, il padre ha confessato

In Rilievo

La conferma è arrivata, ad uccidere Sana Cheema, la ragazza pachistana scomparsa da Brescia e morta il 18 aprile in Pakistan, è stato il padre con l’aiuto del figlio, almeno stando a quanto riferito dai media pachistani.

E’ stata uccisa al termine di una riunione di famiglia, dove sarebbe stato deciso di impedirle di tornare in Italia. Quel viaggio in visita ai familiari Sana non avrebbe mai dovuto farlo visto che le è stato fatale. E’ stata uccisa per aver riferito alla famiglia la sua ferma intenzione di non rispettare l’impegno preso dal padre con un ragazzo del posto cui era stata promessa sposa a contro la sua volontà, perché in Italia c’era un altro uomo ad aspettarla e con il quale voleva vivere il proprio futuro. Un ragazzo di Brescia anche lui di origine straniera.

Stando a quanto riferito dai media pachistani l’uomo si sarebbe fatto aiutare da uno dei figli maschi per stringere al collo la ragazza fino a romperle l’osso, come evidenziato dall’autopsia eseguita dopo che gli inquirenti hanno riesumato il corpo della ragazza seppellito in gran fretta. L’esito dell’esame sui campioni prelevati avrebbe confermato la frattura dello ioide, ossia la lesione all’osso del collo.

Confermata dunque l’ipotesi degli investigatori pachistani che lo scorso 24 aprile avevano arrestato il padre 55enne, lo zio e il fratello 30enne con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Ora rischiano la pena di morte o l’ergastolo trattandosi di un «delitto d’onore».

Dopo tre settimane il padre ha confessato l’omicidio, coinvolgendo uno dei figli ma escludendo responsabilità da parte dello zio della giovane, presente però alla riunione in cui sarebbe stato deciso di punire quella ragazza “troppo ribelle”.

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