Governo Lega-M5S, Becchi: “Salvini non ha deluso, battaglia su euro c’è”

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Governo in dirittura d’arrivo? Stavolta sembra proprio di sì. Resta da definire il nome del premier che però dovrebbe essere del M5S. L’uscita dall’euro è sparita dal programma e molti hanno letto questa decisione come una sconfitta della Lega. Non la pensa così il filosofo Paolo Becchi intervistato da Lo Speciale.  Lega e M5S sarebbero d’accordo nell’indicare un parlamentare Cinque Stelle come primo ministro. Secondo le ultime indiscrezioni i papabili sarebbero: lo stesso Di Maio, Bonafede, Fraccaro, Crimi e Spadafora. Del tutto tramontata l’ipotesi staffetta tra il capo politico del Movimento e Matteo Salvini. Al segretario del Carroccio dovrebbe essere affidata la guida del ministero degli Interni.

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Professore, ci siamo? Parte questo governo giallo-verde?

“Ormai indietro non si torna. Le cose sono andate troppo avanti e arrivati a questo punto non mi sembra proprio che si possa dire di non aver trovato l’accordo. Poi in politica tutto può accadere, ma credo che il più sia fatto”.

Quanto i mercati possono davvero fare paura?

“I mercati vogliono soltanto stabilità, poi non è che si stanno a preoccupare più di tanto di chi questa stabilità può garantirla. Infatti nelle ultime ore si sono tranquillizzati di fronte alle rassicurazioni che sono arrivate dal tavolo tecnico”.

Il programma di governo la convince?

“Finora abbiamo soltanto visto alcune bozze, aspettiamo il programma definitivo. Secondo me andrebbe prestata molta più attenzione al tema del lavoro. Va bene che si parli di reddito di cittadinanza e di salario garantito, però la questione sociale ritengo andrebbe potenziata. Poi metterei in evidenza con maggiore chiarezza anche il tema delle riforme costituzionali. Il fatto che si punti a ridiscutere i trattati europei è più che giusto, ma sarebbe interessante anche capire cosa vogliamo fare della nostra Costituzione. Dei cambiamenti a mio giudizio sarebbero necessari, ad esempio sull’articolo 81, riportando il pareggio di bilancio alla sua versione originaria, modificando ciò che è stato stabilito dal Governo Monti su pressione della Banca centrale europea. Vorrei si calcasse di più la mano su questi aspetti”.

Ma lei pensa davvero che l’Europa permetterà all’Italia di ridiscutere i trattati?

“Non dimentichi che il prossimo anno ci saranno le elezioni europee. Il parlamento dell’Europa sarà rinnovato con la fine dell’egemonia di Socialisti e Popolari. L’Italia con questo esperimento di governo può diventare un laboratorio per la creazione di un grande fronte sovranista, aprendo alla collaborazione con altri governi euroscettici come l’Ungheria, la Polonia ecc. Comunque andrà, ci sarà una forte opposizione da parte di chi vuole un cambiamento radicale della politica europea. E badi bene che nessuno vuole uscire dall’Europa, ma vuole soltanto che all’interno della Ue siano riconosciute le identità nazionali e sia rispettata la sovranità degli Stati. In Europa dovranno fare i conti con questi cambiamenti, basta aspettare”.

Intanto nel programma di governo è sparita l’uscita dall’euro. Deluso da Salvini?

“Un po’ di delusione c’è, ma bisogna anche essere realisti. Ciò che conta è la strategia. E quando si inizia dicendo che non si vogliono più accettare i diktat europei, che si vuole tornare all’epoca pre Maastricht, in qualche modo si contesta l’euro pur non specificando nel dettaglio che si vuole l’uscita. Ad ogni modo attendo di leggere il programma definitivo e non le bozze che sono state fatte circolare forse anche volutamente. Resto comunque dell’idea che questo governo sia una straordinaria novità da non lasciarsi sfuggire. E’ davvero nata la Terza Repubblica”. 

Lega ed M5S potranno durare l’intera legislatura o traghetteranno verso un nuovo voto?

“Spero che durino cinque anni perché è un governo che rispecchia la volontà popolare. L’ultimo governo espressione del voto degli italiani è stato il Governo Berlusconi caduto nel 2011. Da allora c’è stato un colpo di stato permanente. Questo governo giallo-verde metterebbe fine a questa anomalia. Io ho spesso criticato negli ultimi anni il M5S e lo stesso Di Maio, ma non posso non concordare oggi con lui quando afferma che si sta davvero scrivendo la storia. Questo spiega anche i tempi lunghi della trattativa. Un falso problema visto che comunque stiamo impiegando molto meno tempo di altri Paesi”. 

 

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