Caso Filippone, parla Bruzzone: “Può essere depressione subdola”

Interviste

Emergono nuovi particolari sulla triste vicenda di Fausto Filippone, il manager che domenica sera si è suicidato dal viadotto Alento sulla A14, dopo aver lanciato nel vuoto poche ore prima anche Ludovica, la figlia di 10 anni. Lo Speciale ne ha parlato con la criminologa Roberta Bruzzone. Resta tuttavia da chiarire se l’uomo abbia ucciso anche la moglie gettandola dal balcone o se questa si sia suicidata. Secondo quanto riferito al Corriere della Sera da un medico che avrebbe soccorso la donna stesa sull’asfalto, Filippone sarebbe rimasto a debita distanza dal corpo della moglie visibilmente nervoso senza fare nulla e ad un certo punto si sarebbe pure allontanato dicendo che doveva scappare per andare a prendere la figlia.

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Il comportamento di Filippone di fronte al corpo della moglie che sta a significare? Rafforza l’ipotesi dell’omicidio, o quella di una reazione incontrollata in seguito al suicidio della donna?

“Guardi, io ipotizzo che il quadro sia che Filippone abbia prima ucciso la moglie, poi resosi conto di quanto fatto è entrato in una sorta di corto circuito distruttivo che purtroppo ha travolto la bambina e alla fine anche lui. Mi sembra il classico scenario da omicidio-suicidio. Ha eliminato tutti e poi si è ucciso lui stesso”.

Perché uccidere la figlia?

“Perché in questo genere di casi la scelta di uccidere e poi di suicidarsi matura sempre all’interno di un quadro fortemente depressivo. L’obiettivo di persone depresse alla fine è quello di eliminare l’intero nucleo familiare, che nella loro onnipotenza ritengono non debba sopravvivere. E’ tipico di certi soggetti; prima di uccidersi pensano di portare via tutto ciò che ritengono essere di loro proprietà”. 

Sembra che la bimba mentre veniva lanciata nel vuoto non abbia gridato. Questo che vuol dire? Che era stata sedata o cosa? 

“Probabilmente era già morta. Sarà molto interessante stabilirlo, compatibilmente con le condizioni del corpo. Sono certa che i medici legali saranno in grado di accertarlo. Il fatto che non gridasse ovviamente fa rendere molto credibile l’ipotesi che la piccola possa essere stata prima uccisa e poi gettata di sotto. Ma questo ripeto lo sapremo dall’autopsia”.

Filippone ha atteso diverso tempo prima di gettarsi dal cavalcavia. Come mai si chiedono molti non sono state predisposte le misure di sicurezza, non sono stati posti dei teli o dei materassi in grado di attutire l’impatto a terra?

“Una situazione di quel genere è molto difficile da gestire. Non escludo che possa esserci stata qualche incertezza da parte dei soccorritori, però visto il luogo da lui scelto per suicidarsi, penso che non vi fossero grandi possibilità di poterlo salvare. Che sia rimasto lì diverse ore a trattare una sorta di resa è altrettanto tipico di certi personaggi. Penso tuttavia fosse molto difficile mettere in sicurezza quel luogo, quindi non credo si possa criticare più di tanto questo aspetto”.

Filippone non avevo dato segnali di squilibrio, nessuno ha dichiarato di aver visto in lui un minimo atteggiamento che potesse far prevedere una simile fine. Quindi?

“E’ sempre molto difficile valutare la gravità di un quadro depressivo subdolo. Escluderlo soltanto sulla base del fatto che apparentemente il soggetto continuasse a lavorare e a condurre una vita normale non è possibile, soprattutto se come ho letto, l’uomo stava comunque attraversando un momento critico seguito alla morte della madre, non essendo riuscito a superare il lutto. Quindi in un individuo che ha già delle problematiche gestite in maniera autonoma, certe criticità possono alla fine emergere in tutta gravità”.

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