Politica fragile e partiti nuovi, le sfide della Cei secondo Bassetti

In Rilievo

I vescovi italiani sono scesi in campo nel dibattito politico in corso in occasione dell’Assemblea Generale della Conferenza episcopale. Il presidente Gualtiero Bassetti è stato molto misurato nelle parole, sobrio nelle espressioni, ma altrettanto deciso nel denunciare certe disfunzioni della politica attuale.

Diversamente dal passato, la Cei sembra tenersi al di fuori da qualsiasi opinione che possa in qualche misura dare l’impressione di una preferenza per un partito rispetto ad un altro, sebbene durante la campagna elettorale non siano mancate polemiche da parte di singoli vescovi sui programmi elettorali proposti agli italiani. Ma Bassetti come detto vola alto.

L’Arcivescovo di Perugia parte da don Luigi Sturzo, il precursore dell’impegno diretto dei cattolici in politica, avvenuto prima con il Partito Popolare, poi per mezzo secolo con la Democrazia Cristiana. “Fu l’inizio di una storia, quella del cattolicesimo politico italiano – ha spiegato il presidente della Cei – che ha segnato la nostra democrazia e che ci ha dato una galleria di esempi alti di dedizione, di umiltà, di intelligenza. Ma dove sono le nostre intelligenze? Dove sono le nostre passioni? Perché il dibattito tra noi è così stentato? Di che cosa abbiamo timore? Non sarebbe difficile dar fiato a una serie di preoccupazioni, a fronte delle difficoltà in cui si dibatte la nostra gente, a causa di una crisi economica decennale che ha profondamente inciso sulla stessa tenuta sociale”.

Il messaggio è chiaro: nella politica attuale mancherebbero le “intelligenze” anche se Bassetti non sembra affatto attratto dall’idea di dar vita ad un nuovo partito dei cattolici. Intelligenze da intendere nel senso di persone impegnate nel raggiungimento di nobili ideali che oggi i vescovi sembrano non intravedere nel panorama politico.

Il porporato prosegue: “Non sarebbe difficile nemmeno osservare come a tale stato di prostrazione sia venuto associandosi un clima di smarrimento culturale e morale, che ha prodotto un sentimento di rancore diffuso, di indifferenza alle sorti dell’altro, di tensioni e proteste neanche troppo larvate”. E qui senza dubbio emerge una velata critica alle posizioni di quei partiti che potrebbero aver ottenuto consenso facendo leva sulle paure della gente e aver ad esempio promosso una politica di chiusura nei confronti dell’accoglienza. Tema questo che invece sta particolarmente a cuore a Papa Francesco.

I vescovi sembrano evidenziare proprio quel mix di smarrimento sociale causato dal prolungamento della crisi economica e dal confronto sempre più dirompente con il grande tema dell’integrazione. Un mix che avrebbe agitato le tensioni sociali, rendendo ancora più insicuri i cittadini e favorendo l’affermazione di un clima di diffidenza e ostilità profonda nei confronti degli stranieri.

Bassetti poi non può fare a meno di notare come nel panorama politico italiano si stia assistendo sempre di più anche ad una profonda crisi dei partiti. A quelle che una volta erano strutture consolidate e solide, si sono sostituiti movimenti fluidi, che sembrano avere nella sola interpretazione dell’attualità la loro chiave di lettura senza alcuna prospettiva di medio o lungo termine. Partiti destinati a nascere e a sfaldarsi di fronte al primo inevitabile fallimento politico-elettorale o di fronte alla perdita di una leadership carismatica.

Lo si evince chiaramente quando il capo della Cei osserva: “I vecchi partiti si sono sgretolati  e nuovi soggetti sono venuti sulla scena. Nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia. Per questo motivi chi si impegna nell’amministrare la cosa pubblica deve ritornare ad essere un nostro figlio prediletto: dobbiamo mettere tutta la forza che ci resta al servizio di chi fa il bene ed è davvero esperto del mondo della sofferenza, del lavoro, dell’educazione”.

Per poi aggiungere: “La fede non può essere fumo, ma fuoco nel cuore delle nostre comunità. Credo che, con lo spirito critico di sempre, sia giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza nella politica italiana per fare un esame di coscienza e, soprattutto, per rinnovare la nostra pedagogia politica e aiutare coloro che sentono che la loro fede, senza l’impegno pubblico, non è piena”.

E qui senza dubbio è chiarissimo il tema del confronto con i nuovi movimenti, il M5S su tutti ma anche la Lega di Salvini profondamente rinnovata rispetto alla versione precedente, quella rigorosamente secessionista e padana. Bassetti sembra non chiudere a questi movimenti, “al nuovo che avanza” ma anzi sembra sollecitare un impegno più diretto degli uomini di fede all’interno di queste nuove sfide, per far sì che anche lo spirito di questi movimenti nuovi risenta di una cultura e di una pedagogia valoriale capace di guidarne strategie e obiettivi.

Dunque no ad un impegno dei cattolici in un unico contenitore politico, ma un impegno più diretto dei cattolici dove ritengono di poter meglio offrire il loro contributo, avendo come punto di riferimento, il conseguimento del bene comune.

Un punto di riferimento fermo però la Cei sembra averlo e sta al Quirinale. Al presidente Mattarella, Bassetti ha rivolto parole di profondo e sincero elogio: “Ringraziamo il Presidente della Repubblica per la guida saggia e paziente con cui sta facendo di tutto per dare un governo all’Italia”.

Nessun riferimento alle trattative in corso per la formazione del governo e sul nome del professor Giuseppe Conte come possibile premier. La linea della Cei sembra seguire i dettami di Papa Francesco, contrario a che i vescovi entrino a gamba tesa nelle vicende politiche, dando l’impressione di tifare per una parte contro un’altra per difendere interessi consolidati. Una Cei che guidi la politica con l’insegnamento del Vangelo, senza benedizioni o scomuniche verso nessuno se non laddove dovessero ravvisarsi comportamenti contrari all’interesse comune. Bassetti insomma sembra consapevole delle difficoltà che il confronto con un governo da tutti bollato come “populista” potrebbe aprire su tematiche delicate come il tema dell’immigrazione, ma sembra tenersi molto lontano dal sospetto di una condanna preventiva o di una preconcetta ostilità. Le parole che hanno caratterizzato la prolusione del resto sembrano riservare un gradimento solo ed esclusivamente nei confronti di chi, come Mattarella, nella politica italiana alla fine è soltanto un arbitro.

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