Tuona il Papa: “Guai a voi che sfruttate il lavoro. E’ peccato mortale”

In Rilievo

Il Papa a Santa Marta è tornato sul tema del lavoro tuonando contro chi sfrutta la gente per lavorare senza riconoscergli diritti. Una grave mancanza, che non ha esitato a chiamare peccato, peccato mortale.

Lui che tanto si è speso, anche all’interno del Vaticano, per assicurare un posto sicuro ai dipendenti interni, proprio non sopporta più l’andazzo che ha infettato il mercato del lavoro: “Anche qui, in Italia, per salvare i grandi capitali si lascia la gente senza lavoro. Va contro il secondo comandamento e chi fa questo: ‘Guai a voi!’. Non io lo dico, Gesù. Guai a voi che sfruttate la gente, che sfruttate il lavoro, che pagate in nero, che non pagate il contributo per la pensione, che non date le vacanze. Guai a voi! Fare ‘sconti’, fare truffe su quello che si deve pagare, sullo stipendio, è peccato, è peccato”.

E ancora: “Ma tu non paghi? Questa ingiustizia è peccato mortale. Non sei in grazia di Dio. Non lo dico io, lo dice Gesù, lo dice l’apostolo Giacomo. Per questo le ricchezze ti allontanano dal secondo comandamento, dall’amore al prossimo”.

Parole forti, in un mondo dove chi non paga sembra semplicemente furbo e non un ladro, chi sfrutta un genio del mercato.

Prendendo spunto nell’omelia della messa dalla Prima Lettura, tratta dalla lettera di San Giacomo apostolo, in cui si evidenzia come il salario dei lavoratori non pagato gridi e le proteste siano giunte alle orecchie del Signore, il Pontefice ha ripetuto quanto detto dall’apostolo ai ricchi, non usando “mezze parole”, dicendo le cose “con forza” e sottolineando che se uno oggi facesse una predica così, sui giornali, il giorno dopo direbbero: ‘Quel prete è comunista!’. Ma la povertà è al centro del Vangelo”, ha commentato Francesco.

“La predica sulla povertà è al centro della predica di Gesù – ha continuato -: ‘Beati i poveri’ è la prima delle Beatitudini: è la carta d’identità, la carta identitaria con la quale si presenta Gesù quando torna al suo villaggio, a Nazareth, nella sinagoga, è: ‘Lo Spirito è su di me, sono stato inviato ad annunciare il Vangelo, la Buona Novella, ai poveri, il lieto annunzio ai poveri’.

Ma sempre nella storia abbiamo avuto questa debolezza di cercare di togliere questa predica sulla povertà credendo che è una cosa sociale, politica. No! E’ Vangelo puro, è Vangelo puro”. Francesco ha spinto a riflettere sul perché di una “predica così dura”.

La ragione è che “le ricchezze sono un’idolatria”, sono capaci di “seduzione”. Gesù stesso, ha spiegato il Papa, dice che “non si può servire due signori: o tu servi Dio o tu servi le ricchezze”: dà quindi “categoria di ‘signore’ alle ricchezze, cioè – ha aggiunto – la ricchezza ‘ti prende e non ti lascia e va contro il primo comandamento’, l’amare Dio con tutto il cuore”.

Il Papa ha osservato poi che le ricchezze vanno anche “contro il secondo comandamento perché distruggono il rapporto armonioso fra noi uomini”, “rovinano la vita”, “rovinano l’anima”. Le ricchezze – ha ribadito – “ci portano via dall’armonia con i fratelli, dall’amore al prossimo, ci fanno egoisti. Giacomo reclama il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle terre dei ricchi e che non sono stati pagati: qualcuno – ha osservato – potrà confondere l’apostolo Giacomo con ‘un sindacalista’”.

Eppure, ha assicurato il Pontefice, è l’apostolo “che parla sotto l’ispirazione dello Spirito Santo”.

Le ricchezze, dunque, hanno una capacità tale da renderci “schiavi” secondo Papa Francesco.

 

“Questa ingiustizia è peccato mortale. Non sei in grazia di Dio”, ha affermato.

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