Toto-ministri da manuale Cencelli. Di Maio-Salvini 8 a 5

Politica

Un tempo era il manuale Cencelli. Dal nome di un antico e austero personaggio scudo crociato ancora in vita: la sua equa distribuzione delle poltrone (istituzioni, dirigenze pubbliche, Rai etc), in epoca proporzionalista, rifletteva totalmente la ripartizione elettorale (i rapporti numerici tra i partiti): un po’ alla Dc, un po’ al Pci, un po’ al Psi e via dicendo. E il sistema aveva una sua logica.

Si chiamava lottizzazione e fotografava l’esatta collocazione delle forze in campo. In fondo, era una sorta di fotografia democratica del Paese, applicata alla gestione del potere. Distribuzione degli incarichi che non scontentava nessuno. La torta era per tutti.

Poi, il maggioritario ha imposto lo “spoil system” (la torta per qualcuno e basta): cospicue e massicce irruzioni di eserciti “vincenti”, in sostituzione ad altri eserciti uscenti. Era il tempo della democrazia dell’alternanza (il bipolarismo). Quando, infatti, nel 1994, di fronte ad un’Italia evidentemente impreparata a tale modalità, arrivò il primo governo di centro-destra, guidato da Silvio Berlusconi, si gridò all’epurazione, al fascismo etc. Dal 1994 sono trascorsi 24 anni e le nostre istituzioni e i suoi uomini ormai si sono abituati al cambio repentino di casacca.

Adesso, dopo il voto del 4 marzo, c’è di nuovo un’aria di preoccupazione e di scontro ideologico più cruento del solito (i duelli Berlusconi-Renzi, o politici contro tecnici alla Monti, sono un blando ricordo): ora il primo governo populista sgradito a Bruxelles, inquieta osservatori, mercati e lobby.
Allarme, censure, condanne, processi, giudizi aprioristici, tutto in salsa mediatica, e non solo.

Ma come si stanno comportando i nuovi leader del cambiamento, nel riempire ad esempio, le caselle ministeriali (ammesso che saranno approvate dal Quirinale?). Stanno per caso rappresentando plasticamente la rivoluzione dal basso, non solo nelle idee, ma anche nei metodi? In fondo, Lega e 5Stelle sono portatori di messaggi nuovi: i grillini hanno introdotto la democrazia della rete, il consenso via Internet, e i leghisti hanno imposto la nuova categoria “alto-basso” (popoli contro caste), al posto di quella morente “destra-sinistra”.

Attendendo l’applicazione del contratto, al momento, in quanto a metodo, sulla scelta dei nomi, stanno sorprendentemente ricalcando, reiterando, proprio lo schema-Cencelli:

1) Se i nomi che circolano saranno confermati, il rapporto tra 5Stelle e Lega è di 8 a 5. Esatta dimostrazione del rapporto percentuale tra grillini e post-padani. Salvini, il 4 marzo, è stato il più votato nello schieramento di centro-destra, ma staccandosi dai suoi alleati (Fi e Fdi), è diventato secondo rispetto al Movimento, che al netto dei voti in assoluto, è il primo partito nazionale;

2) La prova? Il toto-ministri parla chiaro: 8 dicasteri ai grillini (Luigi Di Maio al Lavoro, Riccardo Fraccaro ai Rapporti col Parlamento, Emilio Carelli ai Beni Culturali, Giulia Grillo alla Salute, Alfonso Bonafede alla Giustizia, Laura Castelli alla Funzione Pubblica, Danilo Toninelli alle Riforme, Vincenzo Spadafora all’Istruzione); 5 ai leghisti: Matteo Salvini agli Interni, Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giuseppe Bonomi alle Infrastrutture, Lorenzo Fontana alle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio al Turismo. E tre tecnici non da poco (graditi o sgraditi al Quirinale?): Paolo Savona all’Economia, Elisabetta Trenta alla Difesa, Sergio Costa all’Ambiente;

3) Riassumendo, 13 ministri politici giallo-verdi e tre tecnici vicini ai due partiti, ma sostanzialmente autonomi, sono l’inizio di un’altra narrazione. Sarà nuova o vecchia?

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