Il Fronte repubblicano di Calenda non parte? Non si fidano Bersani e Rossi

Politica

Pierluigi Bersani ha risposto al ministro dello Sviluppo Economico Calenda, ma è un botta e risposta. Tutta colpa dei possibili scenari elettorali e dell’intervista al Corriere della Sera di Calenda dove aveva detto di ritenere necessario per il Pd presentarsi con un Fronte repubblicano con simbolo e lista, che all’esponente di Leu non è piaciuta. Calenda lo scopre e…

“E nel mentre Bersani ancora lì a dire che non si può fare un Fronte contro i Lega e M5s perché non siamo sicuri che solo chi è di sinistra sinistra sinistra partecipi. A volte penso che siamo in un video game”, scrive su twitter prima il ministro dello Sviluppo.

Per Calenda il Pd deve “essere promotore del fronte repubblicano per le prossime elezioni” ma “con un nome, quello del Fronte repubblicano, un simbolo diverso e una lista unica, coinvolgendo tutte quelle forze della società civile e tutti quei movimenti politici che vogliono unirsi per salvare il Paese dal sovranismo anarcoide di Di Maio e Salvini”.

Gli risponde Bersani: “Caro Calenda, cerchiamo di capirci. Io non voglio un fronte della sopravvivenza, voglio un fronte del cambiamento dal lato popolare, democratico e costituzionale. Che la proposta arrivi agli italiani col segno della novità e della generosità. Inutile ammucchiare senza cambiare”.

Insomma a sinistra, neanche con la tragedia greca (in tutti i sensi) che sta vivendo l’Italia cambia qualcosa.

I rapporti tra i “rossi” sono ancora tesi, mentre per Calenda “sta succedendo che siamo stati riportati, grazie alla totale incapacità e spregiudicatezza di Salvini e Di Maio, nel pieno della tempesta finanziaria, dopo i continui riferimenti all’uscita dall’euro, gli attacchi al Quirinale, le promesse di spese folli”, Bersani dice di non fidarsi della sinistra piddina, concentrandosi e risaltando l’evidente disaccordo interno tra renziani e tutti gli altri.

Da Maurizio Martina arriva invece un sì all’idea del collega di partito. Per il segretario reggente del PD questa mattina a Radio anch’io, “il Pd sarebbe la lista fondamentale di questo nuovo schieramento che deve nascere, crescere, raccogliere nuove energie; poi le formule le vedremo. Si può ragionare su tutte le ipotesi utili di lavoro. Per me la cosa importante è lavorare a un progetto largo, di coalizione, che aiuti tutte le energie che vogliono dare una mano all’Italia a stare in partita”.

In ultimo ci si infila nel dibattito il presidente della Regione Toscana ed esponente di LeU Enrico Rossi, che non poteva mancare nel dire la sua su un’eventuale “nuova” sinistra: “Caro Carlo Calenda ok schieramento repubblicano per salvare il Paese, ok nuovo simbolo per PD, ma senza una forza socialista e un programma radicale per i ceti popolari il rischio è che destra populista vinca ancora. Anche uomini nuovi”.

Insomma liberali a sinistra non ha senso. E Calenda tragga le conclusioni: la strada sembra in salita per la sua idea.

 

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