Medicina difensiva a convegno. Parla a Lo Speciale il ministro Lorenzin: come cambia

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“Responsabilità sanitaria e medicina difensiva”: questo il titolo di un convegno organizzato dall’Associazione Eidos che si è tenuto il 25 maggio a Roma presso la Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati. Vi hanno partecipato esperti, docenti, protagonisti del settore, come Andrea Spota, Giovanni Pietro Malagnino, Domenico Pittella, Carlo De Simone, Alessia Polverisi. Fra i relatori era previsto anche il ministro uscente della Salute Beatrice Lorenzin, purtroppo alla fine trattenuta da impegni. Tuttavia, il ministro ha rilasciato un’intervista a Lo Speciale proprio su questo specifico argomento parlando dei benefici della “Riforma Gelli-Bianco” che ha cambiato radicalmente le regole in materia di medicina difensiva.

La medicina difensiva è la pratica con la quale il medico difende se stesso contro eventuali azioni di responsabilità medico legali seguenti alle cure mediche prestate. Negli ultimi anni si è avvertita l’esigenza di regolamentare questo campo per arginare l’eccessivo ricorso all’autorità giudiziaria di fronte a presunti casi di malasanità non sempre addebitabili in realtà ad imperizia o dolo del medico. Al punto che per molti medici è diventato molto complicato svolgere la professione con serenità,  di fronte al rischio di interventi particolarmente delicati e dai possibili esiti incerti.

Ministro Lorenzin quanto è stato importante riformare il campo della medicina difensiva e perché?

“La riforma è stata molto importante, perché negli ultimi venti anni si è registrato un allarmante incremento del numero dei contenziosi in ambito medico, le cui cause sono certamente da rinvenire in una molteplicità di fattori.
Da un lato, infatti, le innovazioni scientifiche, terapeutiche e diagnostiche hanno sicuramente accresciuto l’aspettativa di sicurezza e di buona performance della cura; dall’altro l’allungamento della vita media dell’uomo, la maggiore presa di coscienza dei propri diritti da parte del cittadino, l’ampliamento dell’area del danno risarcibile ad opera della giurisprudenza e, talvolta, la pressione dei mass – media, hanno certamente contribuito ad un incremento della litigiosità in questo settore.
Le conseguenze dell’incremento di contenzioso per danni da responsabilità professionale sanitaria sono molteplici:
• sfiducia dei cittadini nei confronti dei professionisti;
• disagio e demotivazione negli operatori sanitari;
• aumento dei costi per l’acquisizione delle tutele assicurative dei professionisti e delle strutture sanitarie. Infatti il professionista coinvolto è spesso costretto ad affrontare conseguenze in sede civile, penale, contabile e disciplinare, e anche se nella maggior parte dei casi i contenziosi hanno un esito per loro favorevole, tuttavia i tempi lunghi dei giudizi, portano le compagnie di assicurazione ad imporre premi sempre più elevati per le coperture assicurative. Alcune categorie di professionisti sanitari, poi, maggiormente esposti a rischio di contenzioso per la specifica natura delle attività svolte, quali, ad esempio, anestesisti, ginecologi e chirurghi estetici, hanno difficoltà a trovare compagnie disposte ad assicurarli”.

Come e quanto impatta tutto questo sulla professionalità del medico?

“Si tratta di un fenomeno che impatta su aspetti giuridici e socioeconomici e che costituisce un vulnus nelle organizzazioni sanitarie. In questo clima di sfiducia frequente è il ricorso del professionista sanitario alla “medicina difensiva” che comporta l’adozione di scelte diagnostico-terapeutiche finalizzate non tanto alla erogazione della migliore prestazione sanitaria, quanto alla riduzione delle possibili cause di denunce. Le conseguenze della medicina difensiva sono devastanti sia in termini di sicurezza delle cure, sia in termini di costi sulla spesa sanitaria. Quella messa in campo è stata quindi una riforma storica volta ad assicurare ai professionisti la giusta serenità nell’esercizio della propria attività e dall’altro garantire ai cittadini incorsi in casi di malpractice il giusto risarcimento per i danni subiti”.

Come sta cambiando la medicina difensiva alla luce della Riforma Gelli-Bianco?

“Probabilmente è ancora troppo presto per poter misurare gli effetti di tutte le novità introdotte dalla legge, anche perché sono ancora in corso di definizione alcuni dei decreti attuativi. Sicuramente però il rapporto medico-paziente sta già subendo degli influssi positivi da questa Legge. La nuova disciplina che regola i profili di responsabilità del medico e quelli della struttura ha sicuramente creato un clima più disteso, assicurando una maggiore serenità ai professionisti nello svolgimento delle loro attività e contribuendo a garantire che vengano puniti esclusivamente i professionisti che devono essere veramente puniti, tutelando così anche l’immagine della sanità italiana”.

Come risponde a chi dice che con le nuove disposizioni in materia il cittadino sarà meno tutelato nei casi di malasanità?

“Innanzitutto occorre evidenziare che la Legge n. 24 del 2017 non è una legge sulla sola “responsabilità dei professionisti”, ma una legge a tutto tondo che ha dettato importanti disposizioni volte innanzitutto a garantire la sicurezza delle cure e il diritto dei cittadini ad essere risarciti laddove ci siano dei reali profili di responsabilità del professionista o della struttura. La sicurezza nelle cure diviene parte costitutiva del diritto alla salute, sia dell’individuo che della collettività. Nell’ambito di tale diritto si fanno rientrare tutte le attività finalizzate alla prevenzione e gestione del rischio clinico da parte di tutte le aziende sanitarie alle quali deve partecipare tutto il personale sanitario. Si prevede inoltre che in ogni Regione venga istituito un centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente. Tale centro ha il compito di raccogliere dalle strutture sanitarie e sociosanitarie i dati sui rischi degli eventi avversi e sul contenzioso e di trasmetterli annualmente, mediante procedura telematica all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, già costituito presso l’AGENAS con il compito, oltre che di raccogliere dati anche di individuare misure idonee per la prevenzione e la gestione del rischio. Sull’operato dell’Osservatorio il Ministro della salute riferirà annualmente al Parlamento. Si prevede poi un obbligo di assumere idonee misure assicurative per tutte le strutture pubbliche e private al fine di far fronte alle richieste di risarcimento dei danni derivanti a terzi per casi di malpractice, nonché per tutti i liberi professionisti. Si introduce l’obbligo di esperire preliminarmente ai giudizi civili un tentativo obbligatorio di conciliazione, quale condizione di procedibilità stessa dell’azione di risarcimento del danno. Ciò al fine di accelerare l’iter dei procedimenti e deflazionare i contenziosi. Si demanda infine ad un regolamento interministeriale, il cui iter di adozione è in fase avanzata, l’istituzione di un apposito Fondo di garanzia per i casi di malpractice volto a risarcire le vittime nel caso in cui non si possa provvedere con le assicurazioni”.

Come si è evoluto il rapporto medico-paziente, in modo positivo o negativo?

“Come già evidenziato, sicuramente il rapporto medico- paziente sta cambiando e continuerà a cambiare in modo positivo, proprio perché, da un lato il professionista sa di poter contare su regole più certe che disciplinano la propria responsabilità e quella delle strutture sanitarie, pertanto non si trincera più dietro pratiche di medicina difensiva, dall’altro il cittadino percepirà una maggiore sicurezza delle cure e vedrà garantite le proprie pretese in tempi più rapidi, il tutto con effetti deflattivi sul contenzioso che negli ultimi anni ha ingolfato i tribunali”.

Fin qui il ministro Lorenzin.

Lo Speciale ha seguito il convegno dell’Associazione Eidos e ha approfondito la questione con gli esperti.

In particolare abbiamo video-intervistato l’avvocato Domenico Pittella, docente presso la facoltà di Scienze infermieristiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, l’avvocato Alessia Polverisi, responsabile del Centro studi giuridici di Eidos, il professor Andrea Spota, docente presso “La Sapienza” di Roma in Chirurgia Maxillo Facciale.

 

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