Governo e dazi di Trump, la parola a Marchionne (che sorprende)

In Rilievo

Al contrario di quanto si potesse immaginare, essendo considerato uno tra i primissimi sostenitori del governo Renzi,  l’ad di Fca Sergio Marchionne, a Balocco (dove nell’estate del 2004, in uno dei capitoli più bui della storia di Fiat, è iniziato il nuovo progetto) a proposito del nuovo Esecutivo che oggi giurerà al Quirinale ha detto: “C’è un nuovo Governo quindi è già un passo avanti” aggiungendo che “quanto a Giovanni Tria, nuovo ministro dell’Economia non lo conosco e non posso esprimere un’opinione”.

Ma la verità la spiega lui, perchè non si considera contro, ma pro esecutivo, qualunque esso sia: “Noi siamo sempre stati filogovernativi, voi scegliete e noi ci adattiamo”.

Sui dazi americani sull’acciaio, Marchionne spiega: “Avrà un impatto minimo sui conti”. Fca, d’altronde, per Marchionne, ha “un piano solido e coraggioso. Ma è molto più di un business plan perché riflette le ambizioni collettive e la determinazione delle donne e degli uomini di FCa. A livello di brand i nostri messaggi si concentrano su Jeep, Ram, Maserati e Alfa Romeo che rappresentano la parte più significativa dei nostri ricavi e dei nostri utili”.

Il “fattore di cambiamento” che preme ancora oggi sulle strategie del gruppo è “di carattere tecnologico”. Secondo Marchionne, “forze tecnologiche, anche dirompenti, stanno trasformando la nostra industria centenaria” e “l’innovazione digitale nel tempo porterà una vera e proprio definizione dell’intero settore”. La sfida per i leader del settore sarà “trovare un punto di equilibrio tra la necessità di usare tecnologie che rispondano alle esigenze dei consumatori in modo tale da evitare sprechi di capitale”.

Insomma, Marchionne appare più sicuro che mai, fa filtrare fermezza e fiducia, sia nel governo che nel suo brand.

 

 

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