Flat Tax del governo, quanti esperti contro… anche liberisti

Economia Politica

Un coro di esperti contro la flat tax, o quantomeno non proprio a favore, i rischi ci sono e li elencano. Dagli imprenditori ai presidenti di centri studi, ci sono dei muri che stanno sorgendo contro la misura. Hanno detto la loro sia l’imprenditore, Lupo Rattazzi che l’ex parlamentare Pd Nicola Rossi e il presidente dell’istituto Leoni, intervistato dal Corriere della Sera, Franco De Benedetti.

I nodi enunciati sono tanti, le questioni da sciogliere pure.

“Se i conti non reggono, lo spread – che non è un prezzo fissato dallo gnomo cattivo di Zurigo, ma la differenza di rendimento tra titoli italiani e tedeschi – si alza, i mutui diventano più cari, le imprese si finanziano a tassi maggiori. Da una parte dai, dall’altra riprendi. L’Italia è una diga mal messa. Non vorrei che la speculazione si infilasse nelle crepe e la diga crollasse” ha detto a Repubblica l’imprenditore, Lupo Rattazzi, sui rischi della Flat tax.

“Sappiamo bene – spiega Rattazzi – che la curva di Laffer – meno tasse, più consumi – alla prova dei fatti non funziona. Quei soldi finirebbero in maggiori investimenti finanziari. Chi non paga le tasse – avverte anche – non lo fa né se l’aliquota è al 43%, né se scende al 20%. Presentare due aliquote in campagna elettorale è molto seducente. Poi però bisogna fare i conti con il Paese. E la sua tenuta”.

L’ex parlamentare Pd Nicola Rossi, sempre su Repubblica, è più positivo, ma usi molti “se”. Secondo l’ex dem è “una tassa giusta SE restano le deduzioni”.

Dice Rossi: “SE si riscrivono le regole della fiscalità e anche dell’assistenza – spiega -, si può arrivare a risultati equi e razionali. Consideriamo il punto di partenza. Oggi chi ha case, imprese o investimenti finanziari già paga una Flat tax inferiore alle aliquote Irpef. L’omogeneità della tassazione, tra redditi e capitale, è già una parte dell’equità”.

“Tutte le proposte politiche, e massimamente quelle di grande portata,vanno giudicate nell’ambito del progetto complessivo di cui sono parte. E il mio giudizio su quanto esposto in campagna elettorale, quindi composto in un “contratto”, è nettamente negativo” è la riflessione che offre invece Franco Debenedetti, presidente dell’istituto Leoni, intervistato dal Corriere della Sera, legato al pensiero liberista padre della flat tax. 

“A quel che si legge – osserva Debenedetti – , così come configurato pare un meccanismo attraverso il quale i redditi più alti verrebbero tassati di meno. La qual cosa potrebbe anche essere vantaggiosa per la collettività, se chi ne beneficia spendesse in investimenti quanto risparmiato in tasse. Ma la decisione dipende in modo cruciale dalle aspettative, e quindi dal clima generale di fiducia nel Paese, in primo luogo in tema di euro. Non è che basti che il presidente del Consiglio affermi che l’eventualità di uscita non esiste”.

“La progressività – aggiunge – c’è solo nella fascia dei redditi medio bassi di dipendenti e pensionati. Inoltre non capisco come questo progetto, ancor più se preso a sé stante, possa superare le difficoltà sul piano dell’accettabilità politica. Per non parlare poi della sostenibilità economica”.

Tirando le somme, il nodo detrazioni, progressività ed equità resta il vero rischio per il successo della misura voluta dal governo giallo-verde.

 

Condividi!

Tagged