Sigismondo e Isotta, l’amore (im)possibile dell’ultimo grande Malatesta

In Rilievo

Sigismondo e Isotta sono due protagonisti ‘eccezionali’ del XV secolo – il loro amore rappresenta un’eccezione rispetto ai costumi del Rinascimento – ma purtroppo sono sconosciuti ai più.

Se non fosse stato per un libro sull’ultimo grande Malatesta, di Sigismondo sarebbe rimasto un vago ricordo storico, legato più al potere di una famiglia influente che alla figura del valido e geniale guerriero di Rimini.
Il romanzo storico è ‘Sigismondo e Isotta. Una storia d’amore’ (Piemme, 609 pagine, 20 €) dell’autrice televisiva e scrittrice Maria Cristina Maselli, che fa subito entrare il lettore in un’epoca culturale ed artistica precisa, tratteggiata nei minimi particolari.

Il Rinascimento a Rimini coincise con la signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta e sfogliando le pagine sembra di vedere gli abiti del tempo, toccare le opere d’arte, conoscere la mentalità e la coscienza morale di allora, i riti e anche le ‘maledizioni sottointese’.

E sì, perché con il Papato di allora questo amore non avrà vita facile, e sarà proprio la Chiesa a osteggiare la coppia “illegittima” (Sigismondo subirà da parte di Pio II anche la confisca di alcuni territori a beneficio del suo eterno rivale Federico da Montefeltro).
Tutto perché l’audace condottiero è ancora sposato quando nota una bambina, Isotta, nella corte della residenza paterna (Francesco degli Atti era un ricco mercante la cui nobile famiglia serviva amministrativamente il signore di Rimini).

Rimane colpito dal sorriso (già infatuato) di lei e decide di sostenerne gli studi sfidando le convenzioni dell’epoca e un padre preoccupato per l’attenzione riservata dal principe a sua figlia, che meriterebbe – secondo lui – un uomo libero che la possa rendere madre senza sollevare scandali. In realtà dal legame con la bella Isotta, neanche il Malatesta trarrà vantaggi, tanto meno politici-militari (come invece all’epoca era consuetudine fare), e la scelta sentimentale gli procurerà solo nemici e condanne.

Ma l’amore per Isotta e quello di Isotta per Sigismondo supereranno ogni ostacolo, anche il più grande: quello rappresentato da Polissena, legalmente la moglie tradita, che non riuscirà a dargli il desiderato figlio maschio sia per proseguire la discendenza che per salvare il matrimonio.
Isotta invece darà alla luce Giovanni nel 1447, morto in culla, poi un altro figlio maschio Sallustio e anche Antonia.

Di quell’amore oggi resta il tempio malatestiano dove sono visibili i loro sepolcri, che dopo la lettura del romanzo storico vien voglia di visitare. Basta dire che il sepolcro a Isotta fu concepito da Sigismondo per celebrarla ed è pieno di simboli, descritti dettagliatamente dall’autrice: la rosa quadripetala, le tre teste e l’elefante (legati al casato dei Malatesta), nonché ghirlande di foglie e frutta. Tutto nei toni celestiali di quell’amore.

Leggendo scoprirete perché, nulla è stato lasciato al caso e tutto è frutto dello straordinario amore del condottiero per la sua dolce Isotta degli Atti, raccontato dall’autrice con meticolosa attenzione alle loro anime e alla loro storia.

La grinta battagliera di lui, che lo rese un mito della sua epoca, ha trovato in lei il volo e la pace.
Un amore puro, molto moderno e fuori dagli schemi, adatto a spiriti poetici e romantici ma anche a tanti combattenti di oggi, che con coraggio sfidano ingiusti pregiudizi.
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