Via Giorgio Almirante a Roma, anzi no: i perchè del dietrofront 5S

In Rilievo

A chi fa paura oggi Giorgio Almirante? Lo storico leader del Movimento Sociale italiano è al centro di una bufera politica che ha finito con investire il Campidoglio alla prese con la decisione di intitolare una strada al leader storico della destra italiana.

Almirante è stato l’uomo che dal dopoguerra in poi ha contribuito a traghettare la destra “ex fascista” nella democrazia, inserendola a pieno titolo nello scacchiere parlamentare. Nonostante la militanza nel fascismo prima e nella Repubbblica Sociale italiana poi, insieme agli altri esponenti di punta dell’ex Msi come Arturo Michelini, Pino Romualdi e tanti altri, Almirante aveva compreso perfettamente come, pur senza rinnegare un passato considerato da tutti loro glorioso, fosse di fatto impossibile riproporre il fascismo come sistema di governo fondato sul totalitarismo, pur conservandone le politiche in campo soprattutto sociale.

Nacque così la “destra democratica” alla quale più volte gli stessi partiti eredi della Resistenza riconobbero legittimità. I voti dei missini furono spesso di sostegno e supporto alla Democrazia Cristiana e ai cosiddetti governi centristi, primo fra tutti quello di Fernando Tambroni che diede origine ai moti di Genova del 1960, e determinarono anche l’elezione di un Presidente della Repubblica, Giovanni Leone.

Eppure nonostante ciò oggi si discute se sia o meno opportuno intitolare una via di Roma ad Almirante, l’uomo che fu ricevuto con tutti gli onori a Botteghe Oscure quando morì lo storico segretario Enrico Berlinguer. Andato a rendere omaggio alla salma, si era messo in fila con i tantissimni cittadini e militanti comunisti, quando arrivò Giancarlo Pajetta che lo accompagnò davanti al feretro dove fu salutato con rispetto da tutti i dirigenti dell’ex partitone rosso.

Il leader missino non rinnegò mai il suo passato di fascista, non mancò di elogiare in più occasione le opere del Duce, ma fu sempre rispettoso del gioco democratico e anzi non mancò di contrastare e frenare le spinte eversive presenti nel partito. Consapevole che il posto della destra fosse in Parlamento e all’interno del gioco democratico.

Il consiglio comunale di Roma ha votato ieri l’intitolazione di una strada al defunto leader missino, proposta avanzata da Fratelli d’Italia, ma accolta anche dalla quasi totalità dei consiglieri M5S (il Pd invece e gli altri gruppi della sinistra non erano presenti in aula per protesta contro l’assenza della Raggi giudicata tattica per sfuggire alle richieste di chiarimenti sulla vicenda del nuovo Stadio della Roma).

Sembrava fatta, dopo i tentativi sempre andati a vuoto dell’ex sindaco Gianni Alemanno. Ma ecco che dalla sindaca Virginia Raggi è arrivato un brusco stop, con l’annuncio di una mozione volta ad impedire l’intitolazione di vie ad esponenti del fascismo che hanno espresso posizioni razziste e antisemite. Dichiarazione che è arrivata nella notte e che il primo cittadino ha dichiarato di aver concordato con la propria maggioranza.

Una mozione “blocca-Almirante” verrebbe da dire, considerando che, oltre ad aver aderito al fascismo, il padre della destra italiana non mancò di esprimere in gioventù posizioni favorevoli alle leggi razziali. E difatti i primi a protestare sono stati gli esponenti della Comunità ebraica di Roma che hanno evidenziato come Almirante in vita non abbia mai manifestato pentimento per le posizioni antisemite.

Ora quello che tutti si domandano è se la Raggi e i consiglieri 5S abbiano avvertito la necessità di fare marcia indietro di fronte all’accusa di aver ormai imboccato la deriva a destra. A livello nazionale da giorni i media stanno bombardando il quartier generale pentastellato sulla vicenda Aquarius, accusando di Maio e company di essersi appiattiti completamente sulle posizioni di Matteo Salvini sull’immigrazione. Ma forse è molto più probabile che Raggi e company abbiano preferito non aprire nuovi fronti di polemica ora che c’è l’inchiesta sullo Stadio della Roma che le opposizioni, e gran parte dei media, stanno tentando di presentare come “uno scandalo a 5S” per il coinvolgimento del presidente dimissionario di Acea Lanzalone. Ciò nonostante la Raggi non risulti indagata e nessun membro della Giunta sia coinvolto nell’inchiesta della Procura di Roma sul costruttore Parnasi. 

Forse i consiglieri che hanno appoggiato la proposta di FdI hanno ritenuto con quest’atto di favorire quella pacificazione nazionale da tutti auspicata? Hanno sottovalutato le reazioni che si sarebbero scatenate? Hanno voluto “ricompensare” la non sfiducia di Fratelli d’Italia al Governo Conte? O hanno sinceramente pensato che tutto sommato fosse giusto ricordare il leader missino al pari di come si ricordano con tante altre vie i leader democristiani, comunisti, socialisti, repubblicani ecc

Ma Almirante non è un leader come tutti gli altri e, sebbene gran parte della classe dirigente della destra italiana degli ultimi vent’anni, quella stessa destra che ha espresso presidenti della Camera, sindaci di grandi città, governatori di regione, ministri di punta, si sia formata alla scuola del vecchio leader da tutti incondizionatamente amato, sul suo nome permane una sorta di “dannazione della memoria”. La sua colpa è stata quella di aver creduto ad un’ideologia e averla difesa fino all’ultimo, senza rinnegare nulla pur senza alcuna velleità restauratrice.

Ora che succederà? Se il sindaco Raggi e il gruppo M5S presenteranno la mozione e questa come è ovvio sarà votata anche dal Pd e dalla sinistra, probabilmente l’atto approvato ieri dal Consiglio diventerà nullo, essendo di fatto superato da un altro provvedimento amministrativo che lo rende inattuabile. Alla fine l’iniziativa di FdI sarà soltanto servita a Meloni e company per dimostrare di aver fatto “qualcosa di destra”. 

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