Salvini incontra il cardinal Burke: si allarga il divario nella Chiesa e tra i cattolici

Politica

Raymond Leo Burke (ritenuta una delle voci più critiche sul papato di Papa Francesco) ha più volte evidenziato l’esistenza di una certa “confusione” tra i fedeli e ora, dopo il suo incontro avvenuto nei scorsi giorni con Matteo Salvini, il leader della Lega e nuovo ministro dell’Interno italian, il caos è servito.

Nonostante Francesco abbia sviluppato un pensiero critico del capitalismo e dello sfruttamento capitalistico nel mondo sviluppato che dovrebbe coincidere con un no allo sfruttamento di nuovi schiavi inviati in Occidente (ma non è così), la realtà è che ci sono ancora e sempre di più due visioni del mondo nella Chiesa. Francesco sull’accoglienza non sente ragioni e non vuole sviluppare un pensiero critico di quanto sta accadendo se non in riferimento alla “sostenibilità” dei processi migratori (chiaramente enunciata una volta). Dall’altra parte c’è chi non vede in questa forma di accoglienza quella carità evangelicamente richiesta verso il prossimo (non solo e non così).

Il punto è che Salvini viene visto dal quotidiano straniero come un politico che più volte ha espresso il proprio disaccordo con il Pontefice argentino su questioni come l’immigrazione ed i rapporti con l’Islam, criticando l’appello di Papa Franceso all’Europa per una maggiore integrazione delle comunità di immigrati. Tutto questo nonostante Salvini porti il Rosario in tasca e abbia giurato sulla Bibbia (si sa, le professioni di fede lasciano il tempo che trovano).

Insomma ci sono due Chiese? Sì, e sembra sempre più evidente tanto da aver fatto evocare a qualcuno (in questo ultimo anno) un possibile scisma interno, dovuto a diverse visioni e interpretazioni della dottrina e del Vangelo.

Oggi, in base all’incontro avvenuto, il “The Guardian” sottolinea come si allarghi il divario tra la Chiesa cattolica ed il nuovo governo populista dell’Italia, e il divario – aggiungiamo noi – è anche tra i cattolici, sempre più divisi e a guida incerta, tirati per la giacchetta da questo o quel referente.

Esiste una Chiesa “sociale” e tutta rivolta alle opere senza se e senza ma (seppure molto attenta a fondi e aiuti e quindi “materialista” per vocazione) e una più spirituale, che dice di pregare il Rosario, non vuole accogliere se non in misura equa, che evidenzia una spaccatura tra l’evangelico accogliere lo straniero e il business in atto sulla pelle dei migranti, che non vuole matrimoni gay e molto concentrata sulle questioni etiche.

La domanda delle domanda è chi sia il povero per i cristiani ora. E’ l’immigrato? Ai tempi di Gesù si parlava di questa figura e il mendicante era l’immagine evocata. Adesso, che la crisi vede anche famiglie italiane vivere in macchina ed esiste l’impossibilità di avere fondi a sufficienza per aiutare tutti, esiste un’evidente problema di sostenibilità di un sistema che si dirige verso il fallimento se non regolato velocemente e rispettando il principio di equità. Oggi si diventa poveri e il ceto medio che è decaduto ha fatto nascere la protesta: non si può ridurre un popolo a una crisi senza precedenti ignorandone ragioni e benessere e pensando che non si arrabbi. Il bene comune richiede un impegno da parte degli Stati rispetto ai loro cittadini e i cittadini si son fatti sentire e non rinunceranno alle proprie istanze così facilmente.

Nonostante la situazione esplosiva, ad oggi il nuovo primo ministro italiano Giuseppe Conte non è ancora stato ricevuto in udienza dal Pontefice e certo l’incontro del leader della Lega col cardinale statunitense non potrà che peggiorare i rapporti che già si presentavano in salita. Raymond Burke, infatti, è uno dei quattro alti prelati che l’anno scorso firmò una lettera pubblicamente critica nei confronti di Papa Francesco contestando il pensiero del Papa sui cattolici divorziati, e sugli immigrati è molto lontano dal Pontefice.

C’è poi un altro cattolico sta creando scompiglio qua e là nel mondo. E’ Steve Bannon, che è stato consigliere strategico di Trump e che ancora oggi fa strani viaggi (in cerca di alleanze?). In passato Francesco è sembrato avere una buona relazione personale con Matteo Renzi e Obama, oggi saprà fare lo stesso con i nuovi protagonisti della politica voluti dai cittadini? E quanto conta una sua mossa? Non sembra avere molto effetto cosa pensa la Chiesa (il voto lo evidenzia): “Ormai in Italia non ha più tutta quell’influenza politica che aveva in passato”, dice al “Guardian” il professore Giovanni Orsina dell’Università Luiss di Roma.

E come non dargli ragione. Dal Family day in giù, è il grillismo cattolico a rappresentare la maggioranza, il resto sembra più auto-conservazione di una elite in crisi che altro. E si sa, questi sono tempi degli anti-casta.

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