Salvini e papa Francesco, questo incontro “Benedetto” che divide i cattolici

Politica

Si incontreranno, non si incontreranno?Non si incontreranno. Matteo Salvini, come sua regola comunicativa, lo aveva annunciato urbi et orbi, sapendo bene che conta più l’effetto mediatico che la sostanza (ma alla lunga, vale fino a un certo punto. L’opinione pubblica si stanca); la diplomazia vaticana, anche lei, come prassi storicamente consolidata, fino a ieri, non ha confermato, né smentito. Poi, ha dichiarato “non luogo a procedere”. Incontro non previsto.

Il contatto avrebbe dovuto esserci proprio oggi, a margine della consueta udienza generale della settimana. Guarda caso proprio nel giorno in cui ricorre la giornata mondiale del rifugiato. Argomento dolente.
Una partita delicatissima, che vede Santa Sede e governo italiano su fronti diametralmente opposti.

La Chiesa come noto, non gradisce in materia di immigrazione le scelte di Palazzo Chigi. La chiusura dei porti, dei confini, il primato degli italiani, la distinzione tra rifugiati politici ed economici o climatici, per papa Bergoglio (che ha cominciato simbolicamente e culturalmente il suo pontificato recandosi a Lampedusa), sono scelte e valori inaccettabili. E non a caso la Cei ha fatto capire di essere favorevole allo ius soli, ossia la concessione automatica della cittadinanza italiana a chi, figlio di stranieri, nasce in Italia. Provvedimento bloccato in parlamento per la forte resistenza, in primis del centro-destra.

Papa e Cei, in questi ultimi anni, hanno sempre espresso una visione alternativa ai sovranisti, basata sull’accoglienza, sul dialogo con tutte le identità, sui ponti, sulla dimensione universale dell’umanità (la società multiculturale e multirazziale), al punto, lo stesso Bergoglio ha dovuto frenare, parlando per la prima volta di “accoglienza sostenibile”, un distinguo non da poco. Che è sembrato a tutti un ridimensionamento rispetto alla sua linea.

E il giudizio sull’attuale governo giallo-verde, che vede Lega e 5Stelle sostanzialmente coesi sull’inversione di tendenza rispetto alle politiche del centro-sinistra (su Europa, economia, immigrazione, sicurezza), non è propriamente positivo. Per ora è attendista, ma già molte esternazioni sono di segno contrario (allarmate e indignate).

Il Cardinale Ravasi, dopo il rifiuto del Viminale di far sbarcare la nave Aquarius, ha ricordato il Vangelo di Matteo: “Ero straniero e non mi avete accolto”. Il papa ha twittato qualche giorno fa: “Condividiamo con gesti concreti di solidarietà il cammino dei migranti e dei rifugiati”, ribadendo l’indistinzione tra rifugiati e migranti economici, su cui si poggiano le politiche di molti Stati europei.

E Salvini? Si trova in mezzo al guado: da una parte, conosce il pericolo e i rischi politici di mettersi contro la Chiesa; infatti tende ad attenuare il conflitto ideologico, ricorrendo alla frase che ormai caratterizza ogni polemica con la Santa sede: “Giustamente il papa parla alle anime, noi che siamo più piccoli e legati ai problemi terreni, vogliamo garantire il necessario ai rifugiati, ma a coloro che non scappano ci permettiamo di dire che in Italia non c’è posto per tutti e per chi delinque”.

Dall’altra, ha condito la sua campagna elettorale di simboli e riferimenti cristiani, dalla difesa della famiglia naturale al Rosario esibito a Milano. Non dimentichiamo che il ministro della Famiglia Fontana, che ha negato l’esistenza delle famiglie arcobaleno, è un suo stretto amico. Voluto da lui nella squadra di governo.
L’incontro saltato rimanda il confronto. Un nodo che bisognerà sciogliere.

Un bel rebus per il papa che deve comunque dialogare con le istituzioni, sapendo che molti credenti sono vicini alle posizioni leghiste, e per Salvini, che, in versione identitario-cristiana, non può inimicarsi la Santa Sede, tornando ai toni di Pontida (quando indossò una maglietta con la scritta “il mio papa è Benedetto”), e sapendo che molti credenti, su immigrazione e altro, stanno ovviamente col papa.

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