Ballottaggi, nel Lazio il centro-destra non avanza. Aprirsi a esperienze civiche

In Rilievo

Mentre il Pd viene cancellato dalla cartina geografica dell’Italia, resiste nel Lazio dove il centro-destra formato da partiti romano-centrici (ad esclusione della Lega) ha mancato l’appuntamento con il salto d’epoca nell’attuale distinzione che l’elettorato ormai attribuisce al voto amministrativo.

La distinzione con quello politico è netta e solo qualche stratega romano sopravvalutato non se ne è ancora accorto.

Mentre in altre Regioni si privilegia il candidato espressione del civismo nel Lazio, si presenta un quadro tradizionale dove se esistono delle liste civiche sono solo quelle civetta senza storia e senza novità nella loro composizione. Si limitano ad essere una sorta di riciclaggio del vecchio ceto politico che non ha grandi colpe da scontare se non quella di continuare a portare acqua con le orecchie ai soliti noti che continuano a mantenere i gradi ma che il campo li ha degradati da tempo immemore.

Il centro-destra vince il ballottaggio ad Anagni e Viterbo ma resuscita il Pd, ancora renziano, nonostante abbia subito una debacle nel resto d’Italia.

Il Cdx unito perde nel Terzo municipio di Roma, ad Aprilia, Formia, Fiumicino, Pomezia, Santa Marinella e Velletri.
Qualcuno continuerà a dire che il centro-destra ha vinto nascondendosi nel dato nazionale a trazione ormai leghista dove Forza Italia e Fratelli d’Italia sono bel al di sotto del 10% e dove ormai c’è un solo ordine impartito: resistere e sopravvivere?
Mentre qualcuno si è iscritto a qualche corso di sopravvivenza, il civismo locale autentico si realizza laddove riesce ad esprimere le migliori risorse umane. Anche se destra e sinistra torneranno come chiara espressione politica a livello nazionale rappresentando quella loro differenza antropologica a volte complementare, non sarebbe comunque ostativo ad un percorso civico amministrativo che è profondamente diverso da quello politico nazionale.

Nel Lazio il centro-destra deve aprirsi alle esperienze civiche che lavorano e sono presenti nel territorio a differenza dei partiti che hanno perso le sedi e il contatto diretto con i cittadini.
I generali, i capitani servono se ci sono le truppe che combattono e occupano il territorio, nel caso contrario servono solo a perdere le elezioni e a sostenere subito dopo che le hanno vinte.

di Amedeo Giustini

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