50 anni di amicizia. Parla Giovanna Nocetti: “Mi manca Paolo Limiti”

In Rilievo Interviste Musica

Giovanna Nocetti in arte Giovanna: una voce fuori dal coro, temperamento autentico con una carriera inarrestabile nonostante lei si dichiari: “artista di destra non sostenuta e osteggiata”; cantante, regista, autrice e produttore discografico, la sua etichetta ha valorizzato il repertorio lirico e non solo. 50 Anni di amicizia con l’amico del cuore Paolo Limiti che coincidono con una grande collaborazione artistica. In tv hanno fatto compagnia, nelle indimenticabili trasmissioni di Paolo, a milioni di telespettatori e scritto brani di successo oltre che per la stessa Giovanna, per Orietta Berti ed anche per la sottoscritta. Tra nostalgia e futuro Giovanna si racconta con una nota di tristezza: “Paolo mi manca molto”.

Dalle prime note ai primi Live: qualche episodio degli esordi?

Frequentavo il coro della chiesa vicino casa a Viareggio, la suora che insegnava mi mandava sempre in fondo alla sala e mi diceva di non usare troppa voce, “Giovanna si sente, non urlare”; la mia vocina interiore mi diceva “canta che sai cantare” ero intonata ed era più forte di me, volevo sentire la mia voce fuori dal coro,c ol tempo questa è rimasta una caratteristica del mio modo di essere. Partita per Milano superai l’audizione con Il Maestro Fallabrino direttore artistico della casa discografica Meazzi (che inizialmente costruiva gli strumenti musicali ndr) mi scritturò feci un disco con canzoni scritte da me. Una cosa che ricordo con tenerezza di quel periodo è che insieme al Cantante Cristian (anche lui faceva parte della Meazzi) ci facevamo compagnia con due lire di conto in tasca, aspettando le nostra occasione, con un panino ed una fetta di mortadella, seduti sul Prato sotto il castello Sforzesco. Un giorno arrivò la fatidica telefonata di Agnese Farinella, responsabile della Meazzi che mi disse che avrei partecipato in gara a Sette Voci, trasmissione che conduceva Pippo Baudo, tra gli altri in gara ricordo Mengoli ed Albano, ma vinsi io con una canzone spagnola, Historia de un amor. Finito il contratto con la Meazzi passai all’Ariston notata da Alfredo Rossi e cominciai un percorso nuovo.

La voce è uno strumento, nel canto diventa un dono, la tua voce è un esempio di maestria e talento, cosa consigli a chi ha “Voce”?

Il dono della voce deve essere curato con esercizio, studio della respirazione, il saper porgere le parole, in modo tale da farsi capire aprendo ad una gamma di sonorità diverse, tonde, belle con note sostenute e sentite. Cercando la propria personalità.

Se la nostra società fosse musica e canzone che genere sarebbe e che titolo avrebbe?

La nostra società non è musica è rumore e caos. Se questa confusione venisse filtrata ritrovando l’essenza della disciplina e della bellezza con un opera di vera educazione, potremmo salvarci. Per fortuna in realtà più piccole come le province soprattutto al sud, c’è ancora quella gentilezza e quel rispetto che si sta perdendo. Però un titolo alla società di oggi lo vorrei dare: Gentilezza ritorna.

Lei è un’artista colta con un percorso segnato da coerenza ed innovazione: Cosa è cambiato nella musica italiana dagli anni 60 ad oggi?

La voglia di vivere e di rinnovarsi del dopo guerra ci ha segnato; a quel tempo il desiderio di ricostruzione era forte e la musica è stata veicolo di speranza. La nostra melodia conquistò il mondo. Abbiamo perso la cultura che ci ha identificato oltre i confini e che ancora ci contraddistingue. La globalizzazione ci ha squalificato. Quando si riesce ad esportare esempi di italianità il successo arriva e la dimostrazione viene dalle canzoni di ispirazione lirica in chiave Pop.

Un legame speciale con Paolo Limiti: eri la sua migliore amica; quale canzone ti chiederebbe di cantare in questo momento?

Paolo aveva una personalità forte, la sua cultura era universale, padrone di se stesso, aveva i suoi ideali ed era scomodo. Da lui ho imparato la libertà, eravamo uniti da passioni e amori comuni, quando uscivamo, spesso per forza e sentivamo disagio nel posto in cui ci trovavamo, andavamo via. In cinquant’anni non abbiamo mai litigato. Resta il ricordo della sua meravigliosa visione della vita e del rispetto del talento. Avevamo tante cose in comune ma l’ipocondria tremenda ci distingueva, eravamo esagerati, un giorno in auto Paolo mi dice: “Oh Mamma,mi sento qualcosa al petto che spinge”; gli rispondo:” ma Paolo è la cintura di sicurezza!”  Mi manca molto, mi mancano i nostri pomeriggi insieme, lui aveva un grande vaso pieno di cioccolate e caramelle che offriva quando andavo a trovarlo ci trasformavamo in due bimbi nel mondo dei dolci e poi si divertiva a fare le sue torte glassate.
Mi chiederebbe una canzone napoletana ,quando amava una voce, consigliava di interpretare una canzone di sapore napoletano era un gran sentimentale, mi chiederebbe “Era de Maggio”.

Uno spartito ancora non scritto che ti piacerebbe interpretare?

Paolo mi ha lasciato in eredità alcuni testi che ho quasi già musicato e che vorrei fare uscire l’anno prossimo: “Mattino ore cinque” e “Maledetto Vigliacco”.

Ciao Paolo! Grazie per quello che ci hai trasmesso attraverso la tua conoscenza profonda e sconfinata della musica, la tua cultura a tutto tondo, cinema, tv, costume e tanto altro. Grazie per la tua simpatia espressa dalle tue estrose cravatte ed il tuo sorriso gentile. “Dai Dai Domani arriva presto ho nella testa una festa per te! Dai Dai Domani se l’oggi è triste!

 Alma Manera

 

  

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