Pontida, Ong, gay: comincia la fibrillazione sotterranea tra Salvini e Di Maio

Politica

Nel giorno di Pontida Matteo Salvini, con voce roca quasi uguale a quella storica di Umberto Bossi, ha espresso, a livello di comunicazione, tutte le potenzialità e tutti i limiti del governo gialloverde.
Il ministro degli Interni sa benissimo di aver quasi raggiunto il massimo consenso possibile presso gli italiani e i suoi elettori. Ha catturato in gran parte il target dei cattolici, della destra e dei moderati dell’ex centro-destra. Fi e Fdi sono in caduta libera e prossimi al salto sul carrozzone leghista o condannati alla marginalità (con numeri elettorali estremamente ridotti).

E’ ovvio che prima o poi, Salvini sarà colto dalla tentazione di far saltare il tavolo e incassare, monetizzare quel 40% per governare da solo. E presumibilmente, lo farà prima delle Europee, col vento in poppa e approfittando della crisi delle opposizioni, in primis il Pd.

Infatti, a Pontida il Capo ha celebrato il successo del progetto sovranista della Lega, non più padana, ma nazionale e “anche” cristiana (i riferimenti al catechismo, al Vangelo sono una consuetudine).
In un tripudio di bandiere, simbolo delle regioni e delle diversità italiche, ha pronunciato un discorso in linea col suo nuovo posizionamento strategico-politico “acchiappatutto”: dalla Fornero al giudice Livatino, dal no agli sbarchi ad un’altra Europa, quella dei popoli e non di Bruxelles, dall’ordine pubblico, alla famiglia naturale, dall’ambiente agli animali che in estate non vanno abbandonati, alla sburocratizzazione della pubblica amministrazione e alla tutela delle pmi. Un fritto misto nemmeno declinato col solito tono cattivista.

Insomma, tutto. Tutto in versione-annuncio. Ma ora gli italiani attendono i fatti. Certamente il clima e il vento sono cambiati. Anche come lessico e comunicazione politica. Finiti i concetti buonisti, mondialisti e liberisti dei governi di centro-sinistra, siamo nel mezzo di una rivoluzione culturale. Che attende di essere costruita pure istituzionalmente. Guai a lasciare gli argomenti sospesi nella demagogia parolaia: i governi populisti, poiché hanno promesso mari e monti, hanno generato maggiori aspettative dei governi ordinari (secondo le categorie classiche).
E a proposito di fatti, già si stanno appalesando i primi sintomi di rigetto del contratto tra Lega e 5Stelle. Fibrillazioni in parte fisiologiche, data dalla diversa, opposta, composizione genetica dei due movimenti, e in parte pericolosa per la stessa stabilità di Palazzo Chigi.

Il premier inter-pares Conte, ad esempio, pur alzando la voce a Bruxelles e pur avendo stravolto gli equilibri europei, non ha ottenuto quello che voleva in materia di ricollocazione migranti e di centri di accoglienza.
Il presidente della Camera Fico sta sempre più trasformando il suo mandato in un’azione propagandistica personale, in alternativa “sinistra” al duo Salvini-Di Maio, costringendo il suo amico e sodale grillino vice premier a correggere il tiro. E a correggerlo (con una telefonata, dicono gli informati, violentissima).
Nel centro del mirino la questione-Ong: è noto che Fico, infatti, abbia posizioni diverse dal governo. Per lui le Ong sono sante e i porti non vanno chiusi.

Questione-diritti civili: la spina più velenosa per la stabilità dell’esecutivo. Il sottosegretario alle Pari Opportunità Spadafora, partecipando alla giornata di Pompei dell’orgoglio gay, ha pensato di pareggiare i conti ideologici col ministro della Famiglia Fontana: “Il governo non toglierà i diritti ai gay, l’Italia non tornerà indietro”. Provocazione laicista che ha obbligato il ministro leghista a replicare: “Spadafora parla a titolo personale, noi sosteniamo la famiglia prevista dalla Carta”. Ossia, la famiglia naturale, principio in base al quale qualche settimana fa Fontana aveva attaccato la lobby Lgbt, affermando che la famiglia arcobaleno non esiste.
Da questo batti e ribatti si notano i limiti presenti e futuri del governo. Se Spadafora è stato ridimensionato (“ha parlato a titolo personale”), va detto che anche Salvini e Di Maio hanno raffreddato gli ardori cattolici di Fontana, dicendo che la questione-famiglia naturale e arcobaleno non rientra nel contratto di governo.
Un modo per mettere acqua su un fuoco che prima o poi riprenderà vigore. Per quanto tempo ancora i due dioscuri da incendiari continueranno a fare i pompieri?
E stiamo parlando ancora di schermaglie legate a meri annunci. E quando ci saranno i fatti, i provvedimenti legislativi?
A meno che, questo palleggiare a tutto campo non segua una strategia ben precisa: occupare tutto il campo da gioco, destra, sinistra, liberisti, sociali, laicisti, credenti, sovranisti ed europeisti, etc.
Una tecnica di comunicazione che però alla lunga c’entra poco col governo reale delle cose.

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