Per l’Onu l’olio d’oliva è come il fumo. Gli risponde il pluripremiato Frantoio Batta

In Rilievo

Il parmigiano reggiano come il fumo. Ma anche l’olio d’oliva, insieme a pizza e vino. E’ l’ultima sconsiderata accusa ai prodotti made in Italy, tra i più apprezzati al mondo, ma evidentemente non dalle Nazione Unite. Unite contro l’Italia?, si chiede la rete che appare molto polemica.

Il rischio è quello di vedere presto associate a questi prodotti di altissima qualità, foto spaventose come quelle sulle sigarette con tanto di frasi choc: “Nuocciono gravemente alla salute”. Chi meglio di un Frantoio pluripremiato può rispondere all’organizzazione intergovernativa e internazionale, che pare interessarsi di agroalimentare sempre di più?

Ci pensano infatti, per Lo Speciale, Giovanni e Giuliana Batta, del Frantoio omonimo sito in Perugia sulla strada di San Girolamo che produce olio dal 1949. Il loro prodotto è il miglior olio biologico d’Italia del 2018. La mamma frantoiana di Gianni (Lidia) consumando questo sano condimento prodotto in casa è arrivata alla veneranda età di 101 anni, sfidando così – senza saperlo-  niente di meno che l’Onu (e anche l’Oms, che vuole tassare questo condimento).

Ma come ha fatto a sopravvivere sana e lucidissima all’olio d’oliva extra vergine la signora Lidia? Meglio sorridere, perchè ci sarebbe da mettersi a piangere per i tanti produttori che ogni autunno, in Italia, sfidando la burocrazia e l’ormai sempre più scorretta concorrenza di tanti, troppi Paesi, sacrificano anima e corpo per fornire al mondo il prodotto più utilizzato in gastronomia e quello che meglio valorizza ogni piatto.

Ma c’è di più. L’olio che producono i coniugi Batta è anche e soprattutto biologico per cui privo di qualunque trattamento chimico dannoso alla salute. Nelle guida oli del Gambero Rosso, il frantoio ha preso due foglie rosse per l’Evo dop e tre foglie per l’evo Bio e dal premio Biol International Prize ha ottenuto un’extra gold medal sempre per l’Evo Bio (per non parlare del secondo posto conquistato al Premio dell’Ercole Olivario, per il fruttato medio Evo Bio Dop).
Dunque, per il ‘campione dell’olio’ Giovanni, la decisione dell’Onu non è comprensibile, in quanto evidenzia che “stiamo andando controcorrente in un momento in cui tutti dicono di consumare grassi vegetali non lavorati, come può essere un EVO di qualità” e in un momento in cui c’è grande attenzione al prodotto da tutto il mondo, che ne apprezza proprio le proprietà salutari.
Ma quali benefici sono racchiusi nell’oro verde? Impossibile non partire dall’azione delle sostanze antiossidanti presenti (la signora Lidia ne è la prova), come è altrettanto nota la presenza di vitamina E e dei biofenoli (legati al controllo della malattia aterosclerotica) e tra questi in particolare dell’oleuropeina (idrossitirosolo) che previene le malattie. Per non parlare dell’oleocantale, molecola che agirebbe proprio come i comuni antinfiammatori inibendo la ciclossigenasi (COX), un’enzima anti-infiammatorio.
E’ il caso di ricordare, a questo punto, la ricerca medica universitaria realizzata nel 2010 a Barcellona, dove i ricercatori arruolarono tre gruppi di volontari in buona salute per tre mesi. Chi ha seguito una tradizionale dieta mediterranea con olio extravergine ricco di polifenoli ha mostrato una minore attività dei geni collegati all’aterosclerosi nelle cellule mononucleari del sangue periferico ma anche un minore impatto sull’espressione dei geni che influenzano le malattie coronariche oltre che un effetto positivo sull’ossidazione del DNA, sull’insulino-resistenza, sull’infiammazione e sulla carcinogenesi. E’ andata peggio a chi ha seguito la dieta mediterranea con un olio a basso contenuto di polifenoli e al terzo gruppo che ha seguito la propria abituale alimentazione.
Ma allora, come mai l’Onu ha deciso di dichiarare guerra all’oro verde? E perchè l’Italia, da queste iniziative internazionali, viene sempre punita? I sospetti degli agricoltori, già in lotta contro il Ceta, si fanno sempre più forti. Che qualcuno voglia penalizzare le produzioni di qualità italiane per favorire mercati che altrimenti non riuscirebbero a prendere il volo?

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