In difesa di Marcello Foa, reo di “delitto populista”. Il caso Rai emblematico

Politica

Quando il centro-destra o in questo caso il governo giallo-verde, reo di essere populista, sovranista, identitario, già con i primi risultati (positivi per la maggioranza degli italiani) in termini di sicurezza, immigrazione (la chiusura dei porti, la ridiscussione dei criteri di distribuzione europea dei migranti) e in termini di diplomazia internazionale (il felice incontro tra Trump e Conte sulla cabina di regia mediterranea), fa quel legittimo spoil system (l’avvicendamento naturale di classe dirigente, nomine etc) tanto evocato in passato da tutti, per la sinistra è “epurazione”.

Quando lo fa la sinistra ovviamente, è premio delle professionalità, delle competenze e del metodo democratico.

La questione Rai è emblematica. Si grida alla dittatura (è lo stesso schema-fascismo o schema-razzismo riprodotto scientificamente, con capri espiatori noti, da Berlusconi a Salvini), mentre la dittatura vera, il razzismo vero, lo fanno i dem, lo fa la sinistra e tutti i fan del pensiero unico liberal e radical, contro chi ha altre idee, delegittimate, demonizzate, bollate come male assoluto. Una censura orwelliana contro chi ha biografie politicamente e culturalmente scorrette.

Dunque Marcello Foa non piace alla casta padrona. Perché è sovranista, populista, gli piace Putin, se l’è presa con Mattarella, contesta l’etno-sostituzione e critica il capitalismo apolide. E non piace nemmeno Gianpaolo Rossi, perché, dopo un’attenta “inchiesta democratica”, come oggi riporta il Corriere della Sera, ha le stesse idee di Foa, legge Junger, Tolkien e critica, autentico scandalo, il guru dell’etica Roberto Saviano.

Qualcuno ha approfondito le loro competenze, molte e oggettive? Nessuno.

Il tema è l’epurazione democratica, che coinvolge il nuovo fronte liberal, che plasticamente, si è avuta la conferma oggi in commissione vigilanza, va da Fi al Pd.

Il tema sono le fakenews che i due avrebbero propagandato (e chi stabilisce la differenza tra libere opinioni e comunicazioni ufficiali)? E le fakenews del potere, del pensiero unico? Bisognerebbe fare una sorta di processo di Norimberga al contrario, mettendo sul banco degli imputati parecchi giornalisti, intellettuali, politici e studiosi.

I difensori dell’ortodossia dovrebbero capire che un conto sono le opinioni individuali, un conto i comportamenti aziendali e dirigenziali. Si può appartenere a identità forti, anche contro, ma poi la correttezza etica, morale e professionale attengono alla coscienza delle persone. Questo è il criterio con cui andrebbero valutati i dirigenti che si scelgono in primis, per le aziende pubbliche.

Meglio i conformisti di mestiere, tanto numerosi specialmente in Rai? Meglio gli opportunisti, i trasformisti, sempre pronti a salire sul carro dei vincitori del momento?

Io per natura, storia e vocazione, preferisco le persone libere e schierate, ma giuste nel lavoro. Almeno so con chi ho a che fare.

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