Foa bocciato, parla Geloni: “Leu non ha fatto inciuci e Bersani non lottizzò la Rai”

Interviste

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E’ scontro duro nel centrodestra fra Lega e Forza Italia dopo la bocciatura di Marcello Foa come presidente della Rai dalla Commissione parlamentare di Vigilanza. Gli azzuri, insieme a Pd e a Liberi e Uguali hanno deciso di non partecipare alla votazione, impedendo così che Foa potesse raggiungere la maggioranza qualificata di 27 voti su 40 per veder ratificata la sua elezione, approvata il giorno prima dal Consiglio d’amministrazione di Viale Mazzini. E c’è chi sta puntando il dito contro la sinistra, che pur di bloccare Foa e quindi mettere in difficoltà la maggioranza giallo-verde, non si sarebbe fatta scrupolo di scendere a patti con il nemico di sempre, Berlusconi per l’appunto. Lo Speciale ne ha parlato con Chiara Geloni, politologa e giornalista, responsabile del sito web di Articolo 1-Mdp.

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C’è chi sta criticando la sinistra, Leu in particolare, per aver fatto fronte comune con Berlusconi contro la nomina di Foa in Vigilanza. C’è chi parla di sinistra alla frutta, chi ancora di morte della sinistra in Italia. Come risponde?

“Rispondo che si tratta di un’accusa senza senso, se si pensa che in aula, sul Decreto Dignità in questi giorni, Leu si è trovata a votare spesso allo stesso modo di Fratelli d’Italia. Questo non vuol dire che c’è un asse, o un accordo sotterraneo con la Meloni. Quando si sta all’opposizione è normale che possa capitare di votare allo stesso modo pur stando su fronti contrapposti”.

Intanto però stando agli ultimi sondaggi, sembrerebbe che Potere al Popolo abbia superato Leu. Questo che significa? E non è un campanello d’allarme, segno forse di un’azione politica in Parlamento giudicata poco efficace?

“Non sono abituata a dare molto peso a sondaggi settimanali che il più delle volte si limitano soltanto a registrare aumenti dello zero per cento. Fidarsi così tanto di certe rilevazioni mi sembra una brutta abitudine della nostra politica. I sondaggi hanno senso quando registrano tendenze di fondo, non quando stanno a guardare i mezzi punti. Anche perché spesso e volentieri poi i risultati elettorali hanno smentito certe previsioni. Detto questo non mi interessa molto questa partita fra piccoli, il futuro della sinistra non dipende certo dai rapporti di forza fra Potere al Popolo e Leu”.

Però fa discutere il fatto che anche Leu come Forza Italia e Pd abbia scelto di non partecipare al voto. Avrebbe potuto presentarsi in aula e votare contro. Così sembra quasi che la manovra sia stata concordata. C’è chi teme che in questo modo possa passare l’idea di un grande inciucio. Non lo pensa?

“Non c’è nulla di concordato con Leu. Forse ci può essere stato un accordo fra Pd e Forza Italia ma non ha riguardato certamente Liberi e Uguali che non aderisce a nessun fronte e a nessun Patto del Nazareno. La scelta di non partecipare al voto è stata presa in totale autonomia. Credo che il dato di fatto sia sotto gli occhi di tutti. Forza Italia sta giocando una partita che non è ancora finita. Personalmente non so come finirà, ma non escluderei che alla fine Berlusconi e Salvini possano anche ricompattarsi”.

Non sembrerebbe proprio. Non è invece molto più probabile che dopo questo smacco Salvini decida di tagliare ancora di più i ponti con gli azzurri rafforzando l’asse con il M5S?

“Secondo me la partita è ancora in corso, non c’è nulla di definitivo. Capisco che in questo momento nel centrodestra è in atto uno scontro molto serio che potrebbe pregiudicare la tenuta della coalizione nel futuro, ma non darei per scontato il fatto che poi effettivamente su Foa si possa arrivare ad un punto di non ritorno nei rapporti fra Salvini e Berlusconi. C’è sicuramente un’ambiguità da chiarire, considerando che una parte importante del centrodestra sta al governo e l’altra all’opposizione, ma è altrettanto vero che i segnali che stiamo vivendo in questi giorni sono molto contrastanti. Sulla presidenza della Commissione di Vigilanza Rai per esempio c’è stata una gestione che definirei amichevole della questione fra Lega e Forza Italia: sulla presidenza della televisione pubblica invece si è aperto questo braccio di ferro che come detto non è ancora finito”. 

Cosa c’è realmente dietro lo scontro su Foa? Vede il tentativo di Berlusconi di un ultimatum a Salvini del tipo: “O rompi con il M5S o da parte nostra sarà guerra”?

“Sicuramente per arroganza o inesperienza, leghisti e grillini hanno fatto il nome di un presidente, che per essere ratificato ha bisogno di una maggioranza qualificata dei due terzi in Commissione di Vigilanza, senza consultare nessuno, nemmeno chi come Forza Italia quella maggioranza avrebbe potuto comunque garantirla. Credo che Berlusconi non abbia mandato giù il fatto di non essere stato consultato e di aver visto Salvini interessato unicamente a mantenere l’alleanza di governo con i 5S. Se il leader leghista lo avesse coinvolto nella scelta sin dall’inizio anziché trattare la partita soltanto con Di Maio, sono certa che Forza Italia non avrebbe avuto alcun problema a votare Foa”.

La vulgata comune è che Renzi e il Pd negli ultimi anni avrebbero occupato tutta la Rai, direzioni di rete e di telegiornali, e che oggi è ridicolo indignarsi se Lega ed M5S piazzano proprio uomini nella tv pubblica. Come risponde?

“Quello che Renzi ha fatto è sotto gli occhi di tutti, non c’è bisogno di ricordarlo. La verità è che tutti quelli che sono arrivati al governo hanno sistemato il prima possibile la partita della Rai, entrando in quel sistema di potere. L’unico che non ha voluto dar seguito alla lottizzazione, nonostante le norme in vigore finiscano quasi per imporla, è stato Pierluigi Bersani. Quando è stato segretario del Pd e fu chiamato ad indicare i nomi del Cda Rai, convocò le associazioni della società civile e si fece dare indicazioni da loro, rimettendosi completamente alle loro decisioni. Questo è stato l’unico caso che ricordo. Chi è intellettualmente onesto dovrebbe riconoscere che il Pd di Bersani fu l’unico a non partecipare alla lottizzazione che invece ha coinvolto sempre tutti gli altri; compreso Renzi che pure disse di voler tenere fuori i partiti, per finire oggi con leghisti e grillini”.

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