Sul sacrificio di Carlo Alberto Dalla Chiesa

Politica

Carlo Alberto Dalla Chiesa e il suo Sacrificio. E’ proprio questa la parola giusta. Perché la maggioranza di noi avrebbe detto: chi glielo ha fatto fare? La fedeltà (ma anche questa parola è ormai priva di senso) ai valori della democrazia, di difesa della legalità e dello stato di diritto, sino al prezzo della vita.

Nella ricorrenza del trentaseiesimo anniversario del vile agguato di via Isidoro Carini, risuonano le solite belle frasi fatte, il solito teatrino della politica, le solite deposizioni di fiori con tanto di ulteriore conforto alle famiglie.

Ma la vita di Dalla Chiesa dovrebbe rendere tutti frustrati di fronte alla realtà di oggi: a che punto è la lotta alle organizzazioni terroristiche e mafiose? E’ oggi condotta con inflessibile vigore e nella consapevolezza del rischio che aveva il generale Dalla Chiesa? Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda come lui abbia ha dato esempio di “un impegno generoso e intelligente” che ha fatto sì “che strumenti e metodi innovativi rendessero più incisiva l’azione della Repubblica contro le più pericolose forme di criminalità”.

Ma la realtà è proprio questa? E oltre alla Mafia, a che livello di corruzione è arrivato il Paese?L’immigrazione irregolare non è entrata a pieno titolo tra i nuovi traffici fuori controllo?

Rimane ancora impressa nella testa, in tal senso, la telefonata riportata dai media relativa all’indagine su quella allora fu chiamata erroneamente Mafia Capitale: “Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”. Quello che si coglieva poi dalle successive intercettazioni dell’inchiesta è che le strutture potevano essere adibite a centri per l’accoglienza da attivare subito in emergenza (senza gara). Insomma tutto allora fece pensare a un sistema verticale e orizzontale ben oliato. Anche se il ‘Mondo di Mezzo’ non può essere considerato «mafia» secondo i giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma (perché si possa parlare di mafia “devono sussistere tre requisiti: la forza d’intimidazione, l’assoggettamento e l’omertà”), è chiaro che la corruzione degli uomini delle amministrazioni pubbliche è grave e pesa come un macigno confermando la necessità di uomini di Stato retti e indefessi.

Per questo è vivo è il ricordo di certe affermazioni come vivo è il ricordo di chi lotta con rigore morale contro le ingiustizie servendo il proprio il Paese fino alla morte.

Magari fosse solo una questione di mafia o terrorismo, oggi il problema è proprio la rigorosa onestà e gli esempi da seguire che mancano, onore dunque a quanti con coraggio proseguono la lotta contro l’illegalità e il male in ogni forma si presenti.

Oggi chi  antepone il bene comune ad ogni altro interesse? Pochi. Chi ama il proprio Paese sopra ogni cosa? Pochissimi. Chi lotta davvero contro le mafie? Ancora meno.

Il generale rimane un modello e ravviva la speranza che gli italiani onesti crescano e si fortifichino.

 

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