Libia, ombre sull’appoggio a Sarraj e ultime news

Politica

“Ribadisco, a nome del governo, l’invito dell’Italia a una cessate il fuoco e il pieno sostegno all’avvio di un processo di pace che deve essere, innanzitutto, intralibico”. Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, in un post su Facebook lancia il suo appello, conscia che “solo i libici possono decidere il loro futuro” e ferma sul fatto che “l’Italia resta al fianco di chi sceglie la pace, la democrazia e la stabilità. Tre strade che porteranno maggiore sicurezza anche nel Mediterraneo, la fine del traffico di esseri umani e un conseguente stop dei flussi incontrollati di migranti verso le nostre coste!”.

Nel post scrive che “dopo giorni di combattimenti a Tripoli, in Libia, ieri è stato concluso, con successo, un intervento chirurgico presso il nostro ospedale da campo a Misurata. Un ferito aveva bisogno di cure e il personale italiano specializzato, civile e militare, gli ha prestato soccorso. A lui, come ad altrettanti cittadini libici feriti in questi giorni. È un lavoro che i nostri uomini e le nostre donne portano avanti da tempo in Libia, e che in queste ore, come potete immaginare, si sta intensificando”.

Insomma l’Italia della solidarietà funziona. E il lavoro di stabilizzazione come va? Di sicuro, “la sicurezza della Libia, oggi, equivale a mettere in sicurezza anche il nostro territorio!”, come ha concluso il ministro Trenta e proprio per questo l’impegno è massimo da parte nostra.

Ma da soli non si va da nessuna parte.

“Compito dell’Europa è marcare il proprio protagonismo, mettere insieme tutti i Paesi per trovare un’intesa che porti alla stabilizzazione dell’area. E’ l’unico modo se vogliamo davvero uscire da questa difficoltà. Se si gioca sulle contrapposizioni, la Libia continuerà ad avere una grandissima tensione che non saremo in grado di governare”, ha sottolineato giustamente l’eurodeputato del Pd Antonio Panzeri. Per noi la stabilizzazione del Paese è fondamentale per il controllo dei flussi demografici, per fronteggiare il terrorismo e per continuare ad avere un dominio nel settore energetico come ha ricordato l’ex ministro dell’Interno Minniti. Il problema è che lo è anche per Macron.

In più, per più di qualcuno compresa l’ex parlamentare Souad Sbai, da noi intervistata ieri, Haftar è un generale che stava con Gheddafi e sa come si gestisce la situazione. L’Italia invece appoggia Sarraj, che non è mai passato per il voto del popolo libico ma è voluto dall’Onu.

Il problema è quando la democrazia è voluta dall’alto e non vengono seguiti ma manovrati i processi di democrazia, spesso le cose non hanno funzionato. Qualcuno è andato a chiedere cosa vogliono i libici si chiede la Sbai?

 

 

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