Colpo di scena: da Timmermans è apertura su regole Ue. Ma c’è un “ma”

Politica

Apertura su regole Ue? Da verificare. Ma prima ‘agire su maggioranza silenziosa di cittadini che crede nell’Ue’. Alla Stampa Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea, si dice “profondamente convinto che esista una ampia maggioranza di cittadini che crede nel progetto europeo, persuasa che il nostro destino dipende dall’Europa e consapevole che siamo legati l’uno all’altro. E’ una maggioranza che sinora è stata silenziosa, mentre gli antieuropei si sono fatti sentire molto. E’ su questa che dobbiamo agire”.

Quanto all’apertura sui vincoli Ue, prima sottolinea come sia “un bene” che il governo assicuri di voler rispettare le regole europee e che sia “importante che si comporti in modo responsabile nel gestire il bilancio”, poi però non esclude affatto dei cambiamenti in merito alle regole anche alla luce di quei flussi migratori che tanto stanno spaccando l’Europa.

“Gli italiani, come succede in altri Paesi – osserva Timmermans -, sono molto preoccupati per le migrazioni e la capacità di gestire il fenomeno. Ma se compariamo i numeri del 2015 con gli attuali, si vedono progressi: i numeri sono più bassi, c’è più cooperazione e l’Italia non è più sola. Lentamente, troppo lentamente, lo ammetto, stiamo attuando soluzioni europee”. “Quello che era previsto nella proposta sulla redistribuzione del 2015 – aggiunge – è stato praticamente fatto. E’ vero che avremmo dovuto fare di più, ma occorreva l’accordo di molti Stati membri. E non lo abbiamo avuto”.

Sono due le sue condizioni: La prima è che non possiamo lasciare che la gente affoghi nel Mediterraneo. Detto questo, o non arrivano nel Mediterraneo, o quando ci sono devono poter scendere dalla loro nave. La seconda è che dovremmo essere in grado di selezionare chi ha diritto all’asilo e rimpatriare tutti gli altri: “Se vogliamo questo, serve una politica europea. Non sarà mai uno Stato da solo a rimettere le cose a posto” ha chiosato Timmermans.

Bene, la teoria fila. Il problema è la pratica. Intanto in Libia si rischia il caos, caos che coinvolge tutti. A novembre ci sarà una conferenza in Italia con tutte le parti in causa, quello che interessa di più ora è la stabilità libica. “L’intervento militare sarebbe la peggior cosa da fare perchè aumenterebbe l’instabilità”, queste le parole del ministro della Difesa Trenta nude e crude.

Ministro che poi, sarebbe da rigirare l’intervista a Timmermans, ha dichiarato: “Il governo sta facendo molto seriamente, noi riteniamo importante la stabilità della Libia perché se crolla il problema dei migranti sarà ancora più grande e non ce lo possiamo permettere perché l’Europa non ci aiuta, sarebbe un problema che cadrebbe tutto su di noi”.

Come diceva il vicepresidente della Commissione europea? Serve una politica europea? Anche subito grazie, ma qui neanche i ministri ci credono.

 

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