Svezia, parla Di Stefano (Casapound): “Dopo le Europee cambierà tutto”

Interviste

A Cernobbio è andato in scena il dietrofront di Salvini? Hanno fatto molto discutere le affermazioni del leader della Lega che davanti agli imprenditori ha rassicurato: “Faremo una manovra economica espansiva e di crescita rispettando il più possibile i vincoli europei”. Molti vi hanno letto una marcia indietro rispetto ai toni barricaderi antieuropeisti delle ultime settimane. Lo Speciale ne ha parlato con il segretario nazionale di CasaPound Simone Di Stefano al quale è stato chiesto un commento sui risultati delle elezioni in Svezia dove l’estrema destra ha visto crescere i propri consensi.

A Cernobbio c’è chi ha visto una Lega “normalizzata” ed un Salvini quasi interessato a non mostrarsi troppo anti-europeista con gli imprenditori. Addirittura c’è’ chi è arrivato a dire che dal punto di vista comunicativo era più rivoluzionario Renzi. Condivide?

“Guardi, ho l’impressione che si stia cercando di far passare il messaggio che fino al 2019, ossia fino alle elezioni europee, occorra prudenza, sia necessario mantenersi cauti, essendoci degli accordi da rispettare e soprattutto i mercati da rassicurare. Poi dopo le europee tutto cambierà. Credo che questo discorso sia molto pericoloso, perché gli italiani potrebbero non avere la pazienza di aspettare un anno. Il consenso dell’opinione pubblica intorno a questo governo, e alla Lega in particolare, sembra essere oggi molto forte, ma è un consenso dato da persone che si attendono dei cambiamenti significativi. In un anno tutto potrebbe cambiare. Anche Renzi quando è andato al governo aveva un gradimento altissimo, ma sono bastati pochi mesi per vederlo sfumare. Un anno in politica può cambiare molte cose. Prima di rassicurare i mercati per scongiurare lo spread, il governo dovrebbe tranquilizzare i cittadini italiani”.    

Intanto si sono svolte le elezioni in Svezia, l’estrema destra di Jimmie Åkesson avanza. Quel Paese, modello di multiculturalismo e integrazione, ha voluto dire basta all’immigrazione selvaggia e alle politiche europee?

“Mi pare evidente. Sarebbe stato meglio un risultato più ampio, ma credo che l’avanzata di Akesson sia comunque un segnale molto chiaro. I contenitori politici tradizionali sono comunque in crisi e non sono in grado di formare da soli una maggioranza di governo, quindi alla fine saranno costretti ad inventarsi delle alchimie politiche; si parla già di un governo di centrodestra di minoranza sostenuto esternamente dai socialdemocratici, pur di impedire l’avvento dell’estrema destra. La Svezia fino ad oggi è stato forse il Paese più globalista d’Europa soprattutto in fatto di immigrazione, spingendo quella visione di società e rappresentando un modello per l’Europa. Ma credo sia anche la nazione che meglio di altre ha dimostrato come questo modello abbia fallito, visti i problemi di sicurezza e le situazioni quasi da guerra civile che si verificano in alcune zone delle città”.

Come spiega il fatto che in una no-go zone svedese dove la Polizia non entra e dove vive il 90% di immigrati, i socialisti hanno ottenuto il 77%? Un caso?

“Significa che in queste zone, dove vivono centinaia di immigrati attaccati allo stato sociale creato dai cittadini svedesi in passato, c’è la necessità di affidarsi a chi fino ad oggi ha garantito che questo sistema potesse continuare indisturbato. E c’è nel contempo la volontà di fermare l’ascesa di chi al contrario sull’immigrazione, come noi, vuole riscrivere le regole fino a proporre nelle costituzioni nazionali la possibilità di revoca della cittadinanza per l’immigrato fino alla terza generazione che delinque, commette atti di violenza e di terrorismo. Se il figlio o il nipote di un immigrato che ha ottenuto la cittadinanza lavorando si mette a fare il terrorista, riteniamo debba perdere il diritto alla cittadinanza conquistato dal padre o dal nonno”.  

Il fatto che l’avanzata dei populisti sia stata comunque frenata, non sta a dimostrare che comunque il contrasto all’immigrazione non è ancora la priorità degli svedesi? Forse non gli interessa molto di più difendere il sistema del welfare?

“L’immigrazione è sicuramente un tema importante, ma non può e non deve essere l’unico tema nell’agenda dei  sovranisti. In Italia è sicuramente una priorità oggi fermare gli sbarchi come sta facendo con successo Salvini, ma ci sono anche da affrontare i temi economici su cui gli italiani si attendono risposte. E’ difficile aumentare i salari e le pensioni o abbassare le tasse, ma i cittadini hanno fiducia in questo governo perché ritengono di poter ottenere risultati. Ecco perché dico che non si può pensare di rinviare tutto a dopo le europee o limitarsi a scaricare le responsabilità  di situazioni come l’Ilva, con la svendita della siderurgia italiana alle multinazionali estere,  sui precedenti governi del Pd. Gli italiani il tempo di aspettare non lo hanno, la rivoluzione promessa la vogliono tutta e subito. La vera sfida del governo sarà questa e fallire non sarà perdonato”.

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