Europa Vs Orban. Cosa nasconde la partita dentro il Ppe

Esteri Politica

Non è solo una battaglia interna al Partito Popolare Europeo. E’ noto che il gruppone di Strasburgo ormai da tempo non è più un mega contenitore dell’internazionale democristiana. I post-dc sono attualmente una minoranza. Con i conservatori e da poco, grazie all’entrata massiccia dei Paesi dell’Est, l’asse si è spostato sensibilmente più a destra. Al punto che la Merkel è in grande difficoltà nel difendere ed affermare i valori di democrazia, libertà, persona, sussidiarietà, economia sociale di mercato, che poi sarebbero i valori fondanti della Ue.

La spinta sovranista e populista poi, se da una parte ha irrobustito il gruppo degli indipendentisti, alla destra del Ppe, anche grazie alla Le Pen, dall’altra, sta condizionando e mutando lo stesso gruppone.

Orban, al di là del voto di oggi, è dentro o fuori il Partito popolare? C’è chi vorrebbe eliminarlo, facendo un favore agli indipendentisti, e chi invece, al contrario, vorrebbe usarlo per cambiare indirizzo del gruppo. Lui nelle sue dichiarazioni ha fatto sapere che non intende cambiare casa e casacca. “So benissimo – ha dichiarato – che quella della Ue è una vendetta contro l’Ungheria, solo noi possiamo decidere come gestire le nostre frontiere”. Ma non lascerò il Ppe”.
Sul voto di oggi si sono giocate e continueranno a giocarsi, infatti, parecchie partite. Interne ed esterne ai post-dc nazionali e internazionali. Oltre agli equilibri intestini e geopolitici europei, ci sono le ripercussioni nazionali sui singoli governi.

Il Ppe è spaccato: la sfida sull’articolo 7 del Trattato, che commina sanzioni a chi viola i principii basilari della Ue, a cominciare dallo Stato di diritto, e il relativo voto in Aula, ha confermato la fotografia di una guerra civile tra guelfi e ghibellini popolari: contrari alle sanzioni all’Ungheria, italiani (Forza Italia e Udc), ungheresi, spagnoli, e buona parte dei Repubblicani francesi; favorevoli greci, portoghesi, maltesi, svedesi, polacchi, olandesi, lussemburghesi, belgi, austriaci e la maggioranza della Cdu della Merkel.

Una guerra nella guerra, su un tema, come l’immigrazione e le ricette per combatterla, che ha spaccato anche il fronte di Visegrad, con i polacchi tra i nemici di Orban. Da registrare, infine, la posizione ambigua dell’Austria e del suo Cancelliere Kurz: sovranista anti-immigrati in patria e accogliente e quindi anti-Orban in Europa.

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