Europa Vs Orban, parla Becchi: “Oggi sovranisti più forti. Temo invadenza di Bannon”

Politica

Il Parlamento europeo ha approvato la relazione Sargentini molto critica sullo stato di diritto in Ungheria, dando così il via libera all’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati, e alla possibilità di applicare sanzioni contro Budapest. Il governo Orban è accusato di aver violato i principi fondativi della Ue e di aver limitato le libertà democratiche. Ma cosa si nasconde davvero dietro questa decisione? Lo Speciale lo ha chiesto al filosofo Paolo Becchi, convinto sovranista. Salvini e Berlusconi difendono il premier ungherese ed entrambi hanno votato contro le sanzioni all’Ungheria sostenute dal Movimento 5Stelle. Cosa comporterà tutto questo?A favore hanno votato 448, 197 si sono espressi contro, 48 si sono astenuti, per un totale di 693 votanti. Ora la parola passa al Consiglio europeo, cioè ai capi di Stato e di governo dell’Unione.

Professore, Orban “punito” dal Parlamento di Strasburgo con l’accusa di aver violato i valori della Ue e aver messo in discussione lo stato di diritto a Budapest. E’ soltanto un problema legato alla politica migratoria oppure vede una strategia di più ampio respiro? 

“I vertici dell’Unione Europea si stanno rendendo conto che la situazione nel complesso sta sfuggendo loro di mano. Il voto svedese è vero che non ha avuto l’esito che tutti temevano, quello cioè di un trionfo dei populisti, ma è altrettanto evidente come in quel Paese sia molto difficile dare vita ad un governo stabile. Il populismo sta ormai destabilizzando la Ue e l’Ungheria da questo punto di vista rappresenta un modello. Da qui l’esigenza di punire quegli Stati che hanno dei governi ormai chiaramente orientati in senso sovranista. Anche l’Italia rischia di essere punita prima o dopo”.

Quindi è una mossa unicamente anti-sovranista?

“Certo, perché Orban rappresenta un simbolo, è l’emblema del leader che è riuscito a far fuori il Fondo monetario in Ungheria, che è stato capace di controllare la sua banca centrale, che ha fatto ripartire l’economia con profonde ed innovative riforme in favore delle imprese e del lavoro, che ha bloccato l’immigrazione, chiuso le frontiere e protetto i confini.  In Europa si sentono in dovere di contrastare tutto questo in vista delle elezioni. Però hanno fatto male i conti, perché Orban tirerà dritto per la sua strada e ha già fatto capire a chiare lettere che non cambierà la sua politica in materia di immigrazione”.

Il fatto che i 5Stelle abbiano votato contro Orban che è invece alleato di Salvini, cosa vuole significare?

“Conferma quello che ho sempre sostenuto, ossia che questo governo sarà destinato a durare almeno fino alle europee. Le elezioni da questo punto di vista saranno fondamentali. I sovranisti cercheranno di rompere il duopolio popolari-socialisti creando un terzo polo. Votando con il sistema proporzionale sarà interessante vedere quanta forza questo blocco avrà effettivamente. Non è escluso che possano addirittura formarsi nuove alleanze, per esempio fra popolari e sovranisti per escludere la sinistra. Tutto può succedere se si considera che Orban ancora oggi fa parte del gruppo del Ppe. Ora, mentre la collocazione della Lega è chiara, quella del M5S è tutta da vedere visto che fino ad oggi in Europa i grillini sono stati sempre ondivaghi. Il voto contro Orban dei 5S penso che sia un segnale chiaro di come le posizioni con la Lega restino distanti, e smentisce ogni ipotesi di possibili alleanze politiche fra due forze che di fatto sono oggi alternative indipendentemente dalla collaborazione di governo”.

E il voto pro-Orban di Forza Italia? Un chiaro segnale a Salvini? Il leader leghista deve tornare a guardare da quella parte?

“Credo che Berlusconi voglia dimostrare con questi segnali di non voler rompere l’alleanza di centrodestra che è tuttora in piedi seppur con molte contraddizioni. Il prossimo passo pare sia il voto favorevole in Commissione di Vigilanza a Marcello Foa come presidente della Rai. Non so se sia vero, ma se Berlusconi facesse un passo indietro su Foa dimostrerebbe ai cittadini di essere in una posizione di debolezza nei confronti di Salvini ma di voler comunque mantenere l’unità del centrodestra. Il voto a favore di Orban credo rientri in questa strategia”. 

L’alleanza di governo la vede oggi più a rischio? I segnali di rottura fra Lega ed M5S sono stati molti negli ultimi tempi. La rottura su Orban renderà ancora poù tortuoso il cammino dell’Esecutivo Conte?

“Non credo. Le difficoltà ci sono. ma nonostante i numerosi tentativi di farlo cadere, sono convinto che fino alle europee il patto reggerà. Lo confermano i toni ammorbiditi nei confronti dell’Europa e del ministro dell’Economia Tria. Mi pare ci sia la volontà di non arrivare ad una rottura, rinviando certi provvedimenti strategici come la flat tax e il reddito di cittadinanza limitandosi a preparare il terreno con l’introduzione di alcuni elementi diluiti nel tempo, ma senza innalzare troppo il livello dello scontro. Poi certo, le dichiarazioni di personaggi come Fico e Di Battista non aiutano il governo, proprio nel momento in cui è sotto attacco in più direzioni, soprattutto sul fronte giudiziario”.

Si può dire che con il voto su Orban  è andata in scena una sorta di prova generale del grande scontro fra sovranisti ed europeisti che caratterizzerà le prossime elezioni europee. Popoli contro caste?

Indubbiamente, penso che Orban sia uscito ancora più rafforzato da questa vicenda come sono certo Salvini uscirà più forte dalle vicende giudiziarie che lo stanno interessando. Ormai è chiaro che in Europa i sovranisti si stanno affermando sempre di più e che la costruzione del terzo polo metterà in crisi il sistema di governo della Ue restituendo centralità ai cittadini a svantaggio dei burocrati e delle lobby mondialiste e finanziarie che l’hanno governata fino ad oggi. Ma è necessario non commettere un errore”.

Ossia?

“Se l’obiettivo è creare un’internazionale sovranista mettendo insieme tutte le forze ispirate al ritorno dell’idea di sovranità, non vedo con molto favore la sottoscrizione di documenti insieme a Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump. Posso capire l’influenza ideologica che questa persona ha svolto negli Usa, ma che c’entra con l’Europa? Non mi piace affatto l’idea di un’internazionale sovranista sottomessa all’imperialismo americano o peggio guidata dagli Stati Uniti. Ci serve Bannon per creare un fronte dei partiti euro-scettici? Ci devono insegnare tutto gli americani? Pensare che l’ideologo del sovranismo europeo possa essere lo stesso di Trump mi preoccupa molto. Voglio vivere da sovranista, ma non certo per morire suddito degli Usa”. 

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