Attivista russo-canadese anti-Putin avvelenato? Trudeau preoccupato

Esteri Politica

Condividi!

Resta grave Piotr Verzilov ricoverato in terapia intensiva nell’ospedale Sklifossovsky di Mosca. L’attivista del gruppo femminista anti-Putin e marito di una Pussy Riot, secondo le ultime notizie sul suo stato di salute. L’accusa che i familiari e i compagni di battaglia stanno lanciando a mezzo stampa è che sarebbe stato avvelenato “con qualcosa come atropina” in “un grosso dosaggio”.

Veronika Nikoulchina, attivista dello stesso gruppo e compagna di Verzilog, al sito d’informazione online Meduza lo ha detto chiaro e tondo. Da martedì l’uomo lotta tra la vita e la morte e rimane in rianimazione, in stato di incoscienza e sedato, senza poter escludere nulla sull’esito dell’avvelenamento, né una guarigione né una probabile morte.

“Non è una sostanza facile da eliminare” dal corpo umano, ha aggiunto Elena Verzilova, la madre dell’attivista. Infatti l’atropina è un farmaco che dovrebbe contrastare i sintomi di agenti neurotossici ma che in grandi quantità intossica il corpo rimanendo nel sangue.

Verzilov ha anche cittadinanza canadese, per questo il premier del Canada, Justin Trudeau, ha voluto parlare dicendosi “preoccupato”. Verzilov è tra i quattro attivisti del gruppo Pussy Riot che entrarono nel campo da gioco durante la finale dei Mondiali 2018 a Mosca per protestare contro la polizia; è anche il fondatore del sito MediaZon, che informa sui processi nei confronti dei difensori dei diritti umani.

Ma esistono dei precedenti che possono lasciar pensare ad una vera e propria eliminazione di un soggetto scomodo? C’è chi fa riferimento al febbraio 2017 quando l’oppositore Vladimir Kara-Mourza, che coordinava le attività del movimento Open Russia nel Paese, era entrato in coma dopo essere stato intossicato con “una sostanza sconosciuta”, secondo il suo avvocato.

 

 

Tagged

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.