Fraccaro duro: senza reddito di cittadinanza a casa. E Tria “scopre” l’Iva

Politica

Fiducioso che Tria troverà le coperture, ma… se no a casa. Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento ad Agorà invia un messaggio al governo e ai cittadini: “Se non possiamo cambiare le cose meglio andare a casa. Di Maio sta cercando di dare coraggio a tutti i ministri per mantenere le promesse”. I grillini non tradiscono se stessi, vanno avanti e non cedono su una virgola, è questo il messaggio che vogliono mandare e ogni occasione è buona.

C’è però, è chiaro, un braccio di ferro in atto nel governo giallo-verde sul reddito di cittadinanza con tanto di rischi seri per la tenuta della legislatura.

Perché insistere su un intervento che mette a repentaglio il governo? “L’obiettivo – ha spiegato il ministro- è fare in modo che nessun cittadino di buona volontà stia sotto la soglia di povertà che è 780 euro. Se non riusciamo a cambiare le cose meglio andare a casa ma lotteremo fino alla fine. Non siamo disposti a tirare a campare”.

Fraccaro crede “ci siano questi soldi” ed è “molto fiducioso”, addirittura si sbilancia sui tempi: “A breve approveremo la nota di variazione del Def e lì vedremo le cifre”.

A confermare le parole del ministro, anche il vice premier Luigi Di Maio: “Tutti quanti nelle riunioni di governo abbiamo detto che è inutile andare avanti per tirare a campare: bisogna fare scelte coraggiose o i cittadini non ci capiranno”. Per lui i soldi ci sono e le cose si possono realizzare. Poi Di Maio ha ribadito che i rapporti con il ministro Tria “sono di piena fiducia; al ministero dell’Economia si stanno facendo tavoli tecnici per trovare le risorse”.

Il leitmotiv è: se c’è bisogno di un po’ di deficit ricordiamoci sempre che il primo punto è migliorare le vita degli italiani. Ma lo spread capirà?

Fosse solo questo il problema.

Proprio oggi sta scoppiando la polemica sull’aumento dell’Iva. Ci sono voci secondo cui il Tesoro caldeggerebbe a Lega e Cinque Stelle di lasciare aumentare almeno in parte l’Iva per coprire in bilancio riduzioni dell’Irpef. Per il forzista Renato Brunetta “un tradimento politico clamoroso degli impegni assunti dalle forze politiche di maggioranza nel contratto di governo, ma anche di un clamoroso errore tecnico di chi lo suggerisce, visto che l’aumento dell’Iva è già nei tendenziali e non può finanziare nessuna riduzione di altre imposte”.

E il no all’incremento dell’Iva, anche se in forma selettiva, in cambio di meno Irpef arriva anche dalla Cgia di Mestre

 

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