Migranti e sindaco Riace, parla Meluzzi: “Finita era dei guru. Controllare tutti”

Interviste

Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, diventato un simbolo dell’accoglienza per i migranti, è stato arrestato dalla Guardia di finanza, nell’ambito di un’operazione denominata ‘Xenia’ e si trova ora agli arresti domiciliari. Le accuse per Lucano sono favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Accuse ovviamente tutte da dimostrare. Una notizia che ha creato grande scalpore considerando che Lucano era stato elevato al rango di eroe a livello internazionale per il modello di accoglienza e integrazione praticato a Riace, è stato raffigurato come “l’anti-Salvini” dallo scrittore Roberto Saviano e la Rai gli ha addirittura dedicato una fiction intitolata “Tutto il mondo è Paese” dove il primo cittadino è interpretato da Beppe Fiorello. Interviene a Lo Speciale lo psichiatra e giornalista Alessandro Meluzzi. 

Gli inquirenti spiegano che “la misura cautelare rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico”. Fermo restando che siamo in presenza di ipotesi di reato tutte da provare, se fossero vere che quadro emergerebbe rispetto alla narrazione di una città presa a modello per l’integrazione?

“Credo che questa vicenda, che naturalmente adesso dovrà essere approfondita con le indagini, se vera rappresenti la punta dell’iceberg di un fenomeno molto diffuso e generalizzato. Da tempo infatti vado sostenendo che dietro l’immigrazione si annidi il concreto rischio di un grande business. forse il più fiorente degli ultimi venti anni di storia italiana e di welfare sociale. Miliardi spesi per l’accoglienza fra le prefetture e varie organizzazioni cosiddette umanitarie, cooperative e quant’altro, spesso al di fuori di ogni minimo controllo. Se queste risorse le avessimo spese in opere infrastrutturali, in investimenti produttivi, in ricerche industriali, in corsi di alta formazione tecnologica, forse l’Italia oggi vivrebbe molto meglio. Abbiamo invece scelto di importare migliaia di sbandati arrivati qui investendo circa tremila euro, che dal punto di vista produttivo non servono a niente ma che, con le cifre investite per il loro mantenimento in Italia, sarebbero potuti diventare ricchi a casa loro. Un’operazione fallimentare anche dal punto di vista filantropico. Dirò di più: quanti bambini africani avremmo salvato dalla fame se tutti i soldi messi a disposizione per l’accoglienza li avessimo investiti in Africa per combattere la povertà?”.

Salvini ha twittato: “Accidenti, chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati”. Ha ragione? Non è questa anche una rivincita per chi, denunciando proprio il presunto business dell’accoglienza, si è sentito dare del razzista?

“Il riferimento al razzismo è sicuramente il più grande imbroglio linguistico che sia stato costruito. Cosa c’entra con il razzismo la critica ai criteri dell’accoglienza che è per giunta conseguenza di un sistema criminale quale lo scafismo? Erano forse razzisti anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che più volte hanno riaffermato come prima del diritto ad emigrare venga quello di restare a casa propria e di essere aiutati lì? Il razzismo è una teoria che presuppone la supremazia genetica di una razza su tutte le altre. Parlare di razzismo in un simile contesto è un modo assolutamente delirante di ragionare”.

Sul sindaco Lucano la Rai ha anche realizzato una fiction per esaltarne l’operato in favore dei migranti. Rispettando il lavoro della magistratura e il principio della presunzione d’innocenza per lui, rischiamo di trovarci comunque di fronte al fallimento di una grande narrazione buonista?

“Come dicevo prima l’immigrazione rischia di diventare un business sotto diversi punti di vista, anche da quello televisivo, fotografico, mediatico. Ogni epoca ha i suoi guru che diventano una sorta di profeti del pensiero unico e finiscono per imporre un’unica visione della società in una sorta di guerra fra buoni e cattivi, dove i cattivi sono quelli che rifiutano l’omologazione. Mi auguro vivamente che anche in televisione si rendano finalmente conto che è giunto il momento di uscire da queste logiche e cambiare tutta la narrazione buonista che ha tenuto banco fino ad oggi, in un mix di ideologia e ipocrisia solidaristica”. 

Secondo gli inquirenti il sindaco si sarebbe reso anche responsabile dell’organizzazione di “matrimoni combinati” fra cittadini di Riace e donne immigrate e secondo quanto riportato nelle carte, lui stesso lo avrebbe ammesso quasi vantandosi di averlo fatto. Come commenta?

“Anche questo è un vecchio business molto fiorente in Italia e che spero venga stroncato per sempre. Credo che quello dei matrimoni combinati, al di là del caso specifico, sia in primo luogo un fatto grave dal punto di vista dell’ordine pubblico e in secondo luogo perché umilia la rappresentazione di ciò che dovrebbero essere realmente un matrimonio e una famiglia. Un gioco due volte sporco direi”. 

Ma quanti probabili “casi Riace” esistono in Italia?

“Credo siano tantissimi. Ritengo sia facile scoprirlo andando ad indagare su tutti gli accordi sottoscritti dalle prefetture, dai sindaci e dagli enti locali con cooperative spesso improvvisate e create ad hoc in loco. Propongo un grande accertamento nazionale da affidare alla Guardia di finanza, e sono certo che alla fine dell’indagine andremmo pure a recuperare grandi quantitativi di risorse da investire nelle opere pubbliche e nello sviluppo del Paese”. 

Nel Decreto sicurezza di Salvini vede delle misure importanti da questo punto di vista?

“Salvini mi sembra che punti, come ogni persona di buon senso, ad azzerare l’invasione iniziando ad espellere tutti quelli che sono arrivati illegalmente. Non sarà un lavoro facile, ma va fatto. Sarà importante poi non spendere più altri soldi per alimentare il sistema dell’accoglienza che alla fine non produce nulla e rischia di favorire il mercato della criminalità. Voglio vedere cosa accadrà nel momento in cui non saremo più in grado di mantenere queste persone che stanno nelle strutture sociali senza fare niente. Dove andranno e cosa si metteranno a fare quando lo Stato non gli passerà più vitto, alloggio e pasti caldi? Uno scenario davvero inquietante”. 

 

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