Casi Riace e Verona. Ecco la religione rovesciata

Politica

Anche se viviamo in un’epoca dove le parole non hanno più senso, vengono usate e smentite subito dopo, a seconda della convenienza e degli interessi, chi scrive ritiene ancora che, al contrario, occorra ridare ordine logico a ciò che diciamo e ciò che scriviamo.
Con due obiettivi di fondo: fare chiarezza, per contribuire alla crescita di un’opinione pubblica sana, e soprattutto smascherare le ideologie che, troppo spesso, si nascondono dietro termini amplificati, e che invece nascondono precisi disegni e intenti politici.

Prendiamo il caso del sindaco di Riace Domenico Lucano. A La7 si è giustificato dalle accuse della magistratura (è agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti), dicendo che lui “ha agito per salvare la terra e seguendo criteri di umanità”.

Passiamo poi, alle reazioni con parole violente da parte dei dirigenti dem e non solo, nei confronti della loro capogruppo al comune di Verona, Carla Padovani, rea di aver votato una mozione anti-aborto, rivendicando il diritto alla libertà di coscienza sui temi etici.

Apriti cielo: Maurizio Martina, capo pro tempore del partito, ha tuonato: “Chi vuole ricacciare il paese nel passato degli aborti clandestini, deve sapere che tutto il Pd si batterà per difendere i diritti delle donne”. Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, non è stato da meno: “Non si procede con colpi di mano ideologici su temi così delicati. Non si rispetta la vita se non si rispettano le scelte delle donne”. Per non parlare di Monica Cirinnà, l’icona delle unioni civili: “Sono esterrefatta e schifata”. Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia, ha invitato i vertici del partito a cacciare la Padovani per tradimento verso i valori di fondo del Pd. Mattia Fantinati, sottosegretario pentastellato alla Pubblica Amministrazione, ha degnamente chiosato: “A Verona siamo tornati al Medioevo”.

Cos’hanno in comune queste affermazioni? Dal punto di vista politico, si potrebbe comodamente rispondere che, nel caso di Riace, la giustizia quando riguarda, come ha riguardato in passato, Tangentopoli o Berlusconi, era, ed è sacra. Quando tocca direttamente la sinistra o qualche simulacro progressista, o si diventa garantisti o si polemizza.

E nel caso di Verona, urge una domanda: la libertà di coscienza, la tolleranza, la non discriminazione vale per tutto e per tutti, meno che per gli obiettori di coscienza cattolici?

Ma si tratta soltanto di repliche politiche. Andiamo più in profondità. Analizzando la risposta del sindaco di Riace e specialmente le reazioni dem seguite al caso-Verona, concentrando l’attenzione sulle parole-chiave, non si può non toccare con mano i contorni e le modalità falso-democratiche di una nuova religione. Quella laicista, democratica al suo interno, “fascista” nei fatti e nei comportamenti. Una religione che appunto, scomunica, epura, uccide. Al punto che si potrebbe parlare di “garantismo-fobia” e di “cristiano-fobia”.

Domenico Lucano si ritiene al di sopra della legge? Ma non si può pensare in nome dell’umanità, di poter commettere reati (naturalmente quando una condanna avrà stabilito che è colpevole, fino alla sentenza in terzo grado c’è la presunzione di innocenza).
Si chiama “sindrome di Voltaire”: la sinistra mediatica, ideologica, politica e artistica, crede di incarnare religiosamente il bene, l’umanità, la morale, l’etica, la democrazia, l’uguaglianza”. Al punto di essere al di sopra della morale, del bene, della giustizia, della legge. E lo fa usando parole buoniste, dolci, normali, come se tutto fosse normale.

E’ la solita solfa: il “diritto diseguale” che la sinistra persegue da decenni. Se un reato viene compiuto a Reggio Calabria, si punisce più debolmente rispetto allo stesso reato compiuto a Milano (una proposta di Magistratura democratica)? Se un reato viene commesso da un migrante, si considerano mille attenuanti (il disagio sociale), a differenza del medesimo reato commesso da un italiano? E ora, nel nome dell’umanità, a cominciare da Saviano (leggere le sue dichiarazioni), per finire al sindaco di Riace, la legge si trasforma in optional?

Si tocca poi il massimo livello di integralismo e intolleranza (nel nome della democrazia e della libertà), quando a temi sociali si aggiungono temi morali, etici.
Se mettiamo insieme le parole della Cirinnà, di Zingaretti, Orlando, Martina e Fantinati (“passato”, “Medioevo”, “colpi di mano ideologici”, “la vita si rispetta rispettando la scelta delle donne”, “esterrefatta e schifata”, “Traditrice dei nostri valori, cacciamola dal partito”), prendiamo coscienza di una sorta di tribunale delle idee di orwelliana memoria, che di solito rischia di essere anticipatore dei peggiori crimini ideologici come la storia insegna.

“Medioevo, tornare indietro nella storia”: chi è che decide quando si va avanti o indietro? Esiste solo una ricetta di felicità e di libertà ossia il modello laicista nord-europeo, dove è normale sopprimere i bambini, a cominciare da quelli che presentano malformazioni congenite (eugenetica); dove è normale abbandonare gli anziani al loro destino; dove è normale uccidersi per solitudine e disperazione (eutanasia), tutto nel segno della libertà e dei diritti civili? Dove è normale assecondare tutti i desideri che diventano obbligatoriamente diritti (adozioni gay, matrimoni egualitari, il sesso deciso dalla mente etc)? Dati alla mano italiani: come mai ci sono stati e ci sono 6 milioni di bambini non nati (da quando è entrata in vigore la 194), 7 milioni di single, 7 milioni di consumatori abituali di droghe, 8 milioni di depressi e 13 milioni di persone che fanno uso di psicofarmaci? Come mai c’è la denatalità?

Tutto questo vuol dire andare avanti? E il primato della vita, la dignità delle persone, il modello antropologico, il primato della famiglia naturale, è andare indietro?

E ancora: “La vita si rispetta rispettando le scelte delle donne”. Anche se questa vita si sopprime, negando il diritto universale a nascere? Ecco il gioco della “società radicale di massa” o delle pulsioni dell’io, già denunciata da Pier Paolo Pasolini e da Augusto Del Noce. Nel nome della libertà si uccide. La capogruppo del Pd di Verona sarà forse cacciata dal partito nel nome dei “diritti di tutti” dal partito. Di tutti meno che “dei suoi”, di credente.

Un ultimo appunto ai difensori della legge 194: si parla di interruzione di gravidanza quindi, di qualcosa che si interrompe, non di un nulla che non c’è. E poi, lo spirito della legge era fornire tutti gli strumenti alla donna per limitare al massimo gli aborti. Ora da dramma, l’aborto è diventato un diritto obbligato e obbligatorio.

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