Ronaldo, parla Vittorio Sgarbi: “Anche io ho rischiato come lui”

Interviste

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Cristiano Ronaldo è al centro di una bufera mediatica per l’accusa di stupro che gli ha lanciato Kathryn Mayorga. la quale ha rivelato di essere stata violentata dall’attaccante juventino nel 2009 in una suite del Palms Place Hotel di Las Vegas. Accusa ovviamente tutta da dimostrare, nonostante sia circolato un documento che confermerebbe l’esistenza di un patto segreto fra i due per non rendere pubblica la vicenda. Ronaldo avrebbe offerto alla donna 375 mila dollari per mettere tutto a tacere. Eppure ecco che a distanza di nove anni la vicenda torna a galla. Quanto c’è di credibile in un’accusa che riemerge a distanza di così tanto tempo? E come mai sempre verso personaggi famosi proprio nel momento clou della loro ascesa? Lo Speciale lo ha chiesto a Vittorio Sgarbi.

Che idea si è fatto del caso Cristiano Ronaldo? Sono credibili certe accuse riemerse a nove anni dai fatti contestati?

“Se devo essere sincero non è che ho seguito la vicenda così a fondo. Ma non mi sembra che qui l’aspetto dominante sia la distanza temporale fra il presunto stupro e il momento in cui si è deciso di denunciarlo”.

E dove sta?

“Da quello che ho avuto modo di leggere, e che mi ha raccontato il mio amico Cruciani nel programma La Zanzara, le cose, se confermate, metterebbero in seria discussione l’accusa di stupro. Ma badi bene che io non faccio il giudice quindi posso soltanto fare delle supposizioni, anche sbagliate. Poi non mi assumo alcuna responsabilità”.

Va bene, proviamo a capire

“Mi sembra che ci si trovi di fronte ad una disponibilità inizialmente data e poi ritirata. Mi pare il classico caso in cui una donna è consenziente nei confronti dell’uomo, ma poi durante la prestazione si rifiuterebbe di praticare il sesso nei modi e nelle forme che vorrebbe lui. Da quello che si è capito in questa vicenda è che lei accuserebbe Ronaldo di essere stata presa dal lato B, non che non volesse fare sesso con lui”.

Sulla vicenda in verità girano diverse versioni, ma il punto è: può essere credibile un’accusatrice che denuncia a distanza di nove anni e per giunta anche dopo aver incassato pare dei bei soldini per mettere tutto a tacere?

“Badi bene che situazioni del genere sono capitate spesso anche a me. Non sempre il desiderio dell’uomo coincide con quello della donna, i nostri gusti sono diversi e il più delle volte si entra in conflitto per questo. Solo che quando ho constatato che dall’altra parte non c’era disponibilità ho mollato, e chi se ne frega. Ronaldo, se sono vere certe accuse, avrebbe dovuto fare altrettanto mandandola a quel paese. Poi certo lascia perplessi il fatto che la denuncia arrivi a distanza di anni. Poi ripeto, io non faccio il magistrato e non stavo in quella camera quando sono avvenuti i fatti”.

Ronaldo se le accuse saranno confermate rischierebbe danni anche come sportivo?

“Mi dispiace per Ronaldo che per altro conosco, spero ne esca nel migliore dei modi. Ma saranno i magistrati a chiarire la vicenda. Sono sempre portato ad essere solidale con i maschi specie quando vengono accusati dopo dieci o venti anni, ma se le cose sono andate come mi sono state raccontate, mi pare che alla base di tutto ci sia un equivoco di fondo, un’aspettativa disattesa da ambo le parti. Sempre che la storia sia vera naturalmente perché sono portato sempre a dubitare delle denunce tardive”.

Non rischiano queste denunce tardive di svilire anche l’azione del movimento Metoo nato per combattere le violenze sessuali e proteggere le donne vittime di abusi soprattutto da parte di datori di lavoro con il ricorso ai ricatti sessuali?

Mi pare che Metoo abbia perso molto appeal in seguito alla vicenda che ha visto protagonista Asia Argento che era diventata una specie di simbolo per le femministe. Certo, il fatto che le denunce arrivino a distanza di molto tempo fa nascere inevitabilmente sospetti più che legittimi e direi doverosi sull’effettiva credibilità di certe accuse. Credo che i giudici in certi casi debbano procedere a 360 gradi e senza lasciare nessuna ombra sul caso”.

 

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