Il Pd secondo Calenda: un Ulivo 2.0 con a capo Gentiloni-Prodi

Politica

Dal “fronte repubblicano all’Ulivo2.0”. Quella dell’ex ministro Carlo Calenda, è la seconda puntata dello stesso concetto, già espresso da mesi. L’ha ripetuto anche in occasione della presentazione del suo libro “Orizzonti Selvaggi”.
Nessuna novità, dunque, ma (leggere la sua intervista sul Corriere della Sera di oggi), tutto all’insegna della solita, ideologica, divisione del mondo che ha nei dem, la loro plastica rappresentazione: da una parte, i buoni, dell’altra, i cattivi; da una parte il bene, dall’altra il male.

Naturalmente i rappresentanti dell’umanità, dell’etica, della morale, della democrazia, dell’uguaglianza, sono gli uomini del Pd; mentre i paladini del far west, dell’egoismo, del nazionalismo, della xenofobia e omofobia, sono i dioscuri Di Maio e soprattutto Salvini; rei di aver portato a Palazzo Chigi, il primo governo populista e sovranista della storia repubblicana italiana.
Dopo le cene fallite, le primarie confuse (a Zingaretti si sono aggiunti Richetti e Boccia), la regia occulta di Renzi che oscura ogni sussulto, a cominciare dai tentativi costituenti di Martina; dopo i sondaggi mediocri (Il Pd è intorno al 17,2%), gli inviti ad andare sul lettino dello psicanalista, evidentemente in casa dem “chi prima arriva si veste”.

E Calenda, neo-acquisto, è attivissimo: ha proposto il superamento del Pd, e sta disegnando in continuazione futuri scenari per la sinistra italiana; dando una scossa ad una classe dirigente che sa solo assumere atteggiamenti di superiorità razziale verso i suoi competitor, ma che non riesce ad imbastire una strategia degna di nota, se non ricordare i bei numeri dei governi Renzi e Gentiloni, e a gridare al rischio-Hitler e al rischio spread.
Peccato che quella di Calenda sia una minestra riscaldata. Peccato che non esca dai limiti culturali e geografici del centro-sinistra di sempre. L’unica spiegazione è che sia stato colto dall’entusiasmo dei neo-convertiti: per questo non comprende che le sue novità sono soltanto uno sterile passato.
E’ un cane che si morde la coda.

Innanzitutto, il suo libro “Orizzonti selvaggi” prefigura un guizzo irrazionale, scapigliato, che la sinistra, i liberal e i radical, non hanno. I “nuovi barbari” non erano i leghisti? Ora i dem rispondono con i “selvaggi”? Poi, come si comporrà lo schieramento antagonista ai sovranisti? Parola di Calenda: “Un fronte più ampio, promosso anche dal Pd, ma che includa parti della società civile, figure rappresentative della sinistra, fino ai liberali e ai movimenti civici”. E’ la resurrezione dell’Ulivo. E non a caso il leader di questo fronte dovrebbe essere per l’ex ministro, Paolo Gentiloni, il sosia di Romano Prodi. 

Le parole-chiave di Calenda sono: “Di Maio e Salvini incompetenti, hanno preso i voti alimentando le paure, ingannano gli italiani e la Ue”. Come al solito, la verità è da una parte, la menzogna dall’altra.
Tutto cambia in casa dem perché nulla cambi.

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