Il caso Fazio accelera il cambiamento in Rai, un “Lucano” che non va giù

Politica

Ci voleva Fabio Fazio ad accelerare il cambiamento in Rai. O meglio, l’invito a Lucano, il sindaco di Riace che dalla trasmissione ‘Che tempo che fa’ è stato ospitato nel weekend.

Eppure la sindrome da legittimazione ha sempre colpito le destre al governo, o meglio i sovranisti diremo oggi. E così anche Salvini, si dice, non voglia alzare né polveroni né scandali. D’altronde il tempo propizio è quello del post nomine, la Commissione Vigilanza Rai se ne potrebbe interessare con tanto di probabili audizioni di Foa e Salini.

Peccato che c’è il presidente della Camera, Fico, e la sua area di pensiero che non sono affatto per la censura di un invito del genere. La maggioranza giallo-verde non è coesa, non proviene dalla stessa storia e sopratutto non ha un progetto culturale comune. Toccherà al Cda giovedì risolvere l’arcano, ma come sempre la maggioranza di destra procede senza progettualità e un po’ a tentoni.

Per Fornaro di Leu “La presenza di Lucano e’ un segno del pluralismo”, mentre Gasparri ha presentato un’interrogazione e Meloni ha attaccato: “La Rai vuole continuare a pagare Fazio a peso d’oro per fare questa infima propaganda politica?”.

Non c’è ancora l’idea della Rai che si vuole, ma in compenso è già toto nomine: si va da Giuseppina Paterniti in quota M5s al tg1, fino a Gennaro Sangiuliano al Tg2 o Brachino e Giordano. Al Tg3 l’unica certezza, l’attuale direttore Luca Mazza.

Ma c’è un punto fermo, uno soltanto: il Pd che prosegue con i suoi attacchi al presidente della Rai, reo di fake news e richiami ai parlamentari legati a Soros che proprio non sono andati giù.

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