Desirée, parla Fulvio Abbate: “Dov’è l’empatia della sinistra in questi drammi?”

Interviste

Il caso Desirée Mariottini, la tragica morte della ragazza 16enne finita nelle mani di spietati carnefici che l’avrebbero  prima drogata, poi stuprata in gruppo e infine uccisa, sta infiammando il dibattito politico. Ancora di più dopo il fermo di tre immigrati clandestini sospettati di essere gli assassini della povera ragazza. L”o scrittore Fulvio Abbate ha pubblicato su Huffington Post un commento sulla vicenda intitolato: Assente l’Angelo della Sinistra”. Lo Speciale lo ha intervistato.

Lei ha denunciato l’assenza di un “Angelo della Sinistra”, ma pensa che ci poteva essere davvero qualcuno in grado di salvare la povera Desirée?

“Questa ragazza è morta nella solitudine, e proprio per questo mi sono chiesto dove fossero gli angeli. Io non ho mai creduto agli angeli come creature celesti e soprannaturali, ragione per cui ho ipotizzato come concetto l’esistenza di un ‘angelo della sinistra’. Pensare che questa ragazza possa essere morta in questa maniera così brutale senza avere la forza di proteggersi mi addolora profondamente, pensando in primo luogo a mia figlia che è una sua coetanea. Quindi al di là di qualasisi paternalismo retorico, mi domando come possa accadere un fatto simile nell’assoluta indifferenza di chi vi sta intorno. Quel tipo di luogo io lo immagino perfettamente, venendo da una generazione che con l’eroina si è massacrata, so perfettamente come può essere un anfratto in cui si spaccia droga. Per questo ho davanti agli occhi la terribile solitudine di Desirée “.

La polemica maggiore riguarda l’esistenza di queste zone franche dove si spaccia a cielo aperto, si commettono reati di ogni tipo, e dove le regole sono come bandite. Questo da cosa è determinato? Buonismo? Disinteresse? Rassegnazione?

Non esistono zone franche, ma luoghi presenti in tutte le parti del mondo dove non può esistere controllo. C’è soltanto degrado e questo avviene in tutte le metropoli, non solo a Roma. Non è una peculiarità soltanto italiana”.

Il degrado c’è sempre stato, basta leggere i romanzi di Pasolini. Ma c’è stata anche in tutti questi anni una degenerazione stessa del degrado?

Il degrado di oggi risponde ad una crisi materiale, di malessere sociale. Ovviamente anche una fetta di immigrazione si ritrova collocata in attività illegali. Lo spaccio di stupefacenti come sappiamo sta sempre al primo posto. Ma non diamo soltanto all’immigrazione la colpa di tutto questo. A Palermo per esempio gli stranieri hanno portato una ventata di civiltà in contesti altamente mafiosi e criminali ma una fetta di loro è stata  alla fine rovinata dal costume locale. Un parcheggiatore di colore in cui mi sono imbattuto una sera, aveva l’arroganza tipica mafiosa che sicuramente aveva imparato stando a contatto con la subcultura criminale locale. In quel caso siamo stati noi a peggiorare lui, non il contrario”.

Il fatto che certi episodi di criminalità, un tempo relegati nelle periferie, oggi si verifichino in zone centrali delle città, da cosa è determinato?

“Smettiamola di considerare San Lorenzo un quartiere centrale, è un quartiere angiportuale come tutti quelli afferenti a stazioni e ospedali. E’ una zona universitaria con un’ottima vita notturna e mondana e dove c’è inevitabilmente anche un presidio di spaccio. Ma non è il centro di Roma. Questo non significa nulla ovviamente. Se non esistono supermarket della droga nei pressi di Via Condotti è soltanto per questioni logistiche, perché mancano immobili o anfratti dove rifugiarsi”.

Però certe attività criminali sono anche diffusi in quartieri come l’Esquilino o a Piazza Vittorio e qui come si fa a non considerarle zone centrali?

“Anche queste sono zone angiportuali, compresa Piazza Vittorio. Lo sono anche Ostiense e tutte le vie a ridosso di stazioni o nodi ferroviari. Per ragioni fisiologiche in quelle parti si creano presidi dell’illegalità. Questo è un dato di fatto”.

Nel suo articolo si percepisce una critica alla sinistra. Forse perché ha appaltato il tema della sicurezza a Salvini che così vince le elezioni?

Non è per questo. Intorno alla vicenda di Desirée, e intorno al suo corpo straziato, non percepisco nessuna riflessione o empatia della sinistra con quel genere di storia. Questa sfortunata ragazza è un po’ il simbolo della solitudine di tanti adolescenti che hanno come orizzonte i social, i selfie, certi programmi televisivi. E’ come se la sinistra non riuscisse a prestare attenzione a questa umanità straziata. Non dico che debba parlare a quel mondo, perché sarebbe anche molto complicato farlo, ma non trovo quell”angelo della sinistra’ quando il sabato esco e vedo tante ragazzine e ragazzini che vanno in giro desiderando pasolinianamente di vivere il piacere della festa, della birrata e della pizzata. Mi domando, a chi li abbiamo abbandonati? Alla subcultura securitaria della Lega o ai programmi televisivi? O a certi falsi miti che sono l’emblema della caduta morale della nostra società? Su questo dovremmo interrogarci seriamente”.

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