Asia Bibi, la fuga preoccupante del suo avvocato e il caso Italia

Politica

Asia Bibi e la fuga preoccupante del suo avvocato. Da Salvini al Papa, tutti in silenzio
Assolta, libera, ma ancora in carcere. La vicenda di Asia Bibi, è inquietante e nello stesso tempo, emblematica del mondo in cui viviamo. Ostaggio del fondamentalismo, della paura e dell’indifferenza (dell’Occidente).

Prigioniera di quel fondamentalismo islamico che sta condizionando popoli e Stati (non solo orientali), e che ora, nonostante una tardiva sentenza che ha riconosciuto l’innocenza della donna cristiana dall’accusa di blasfemia (revocando l’iniziale condanna a morte), ha intimorito il suo governo, al punto che le autorità preposte hanno preferito lasciarla dietro le sbarre per “proteggerla”, anziché farla ritornare a casa. Perché? Rischierebbe la vita, a causa degli estremisti che per giorni hanno messo a soqquadro le strade del Pakistan. Un vergognoso accordo-compromesso col partito radicale islamico che di fatto, ha bloccato la coraggiosa decisione del tribunale.

Insomma, dopo anni di martirio Asia Bibi vive anche la beffa. Un dramma che riguarda le persecuzioni dei cristiani, per lo più taciute dal mondo laico e viste con indifferenza dalla cultura dominante perché politicamente e culturalmente scorrette.

Che succederà ora? Il timore è che Asia diventi l’agnello sacrificale della politica, della ragione di Stato pakistana e della geopolitica internazionale. L’obbligo di continuare ad essere segregata, prima per ragioni religiose inesistenti, adesso per la sua sicurezza personale, è devastante e non convincente. Che differenza c’è tra morire in vita e morire realmente?

A meno che non si allontani velocemente dal suo paese, con qualche operazione più o meno segreta, più o meno tollerata. La medesima strategia che ha tentato il suo avvocato Saif Ul-Malook, subito dopo la sentenza (evidentemente ha subìto pure lui pesanti minacce di morte). Con gli stessi vestiti dell’udienza di Islamabad è scappato dalla sua abitazione di Lahore, e senza una valigia, è volato in direzione di Londra. Facendo scalo a Fiumicino. Ed è proprio qui che è stato trattato dalle nostre autorità, secondo la sua versione, “come un terrorista, gli è stato fatto il terzo grado”. Indisponendolo, tanto che non tornerà più in Italia, la terra del Papa”.

Segno di una pressione e di un pericolo incombente per lui e pure per Asia.
Ma le domande che dobbiamo porci sono due: come mai il governo italiano che vede nei leghisti gli alfieri della cristianità e della difesa della nostra identità, rispetto all’invasione dei migranti e al terrorismo di matrice islamica, non si è posto il problema di accogliere degnamente l’avvocato? Non era informato o ha sottovalutato la vicenda? Come mai Salvini, che sventola Rosari e Madonnine, non ha chiesto ufficialmente di ospitare la cristiana Asia Bibi?

Ma il silenzio di papa Francesco va interpretato diversamente. Si spera che si tratti di ragioni diplomatiche e di lavoro sotterraneo, che porteranno a qualche risultato.

Condividi!

Tagged