Prescrizione. I due tavoli della partita tra Di Maio e Salvini

Politica

Prima erano solo annunci, messaggi in codice, avvertimenti interni per ricompattare i rispettivi eserciti. Fibrillazioni intestine subito ricomposte grazie all’intesa, al feeling indubbio tra Salvini e Di Maio.

Poi, ci si sono messe le vere opposizioni, non quelle politiche (Pd e Fi) ridotte al lumicino, ma quelle istituzionali, dal Colle alla giustizia, dall’Inps all’Istat, con numeri e statistiche negative su ogni scelta del governo.

Ora, da un po’, sono i temi a farla da padrone. Argomenti culturali e ideologici che marcano le distanze tra Lega e 5Stelle, elettorati e provenienze, che nemmeno l’alibi del contratto sembra sanare.

Ormai i distinguo non si contano più, è un crescendo rossiniano: le priorità della manovra (prima la flat tax, prima il superamento della Fornero, prima il reddito di cittadinanza, considerato complesso e difficile da Giorgetti), la Manina, il condono agli evasori, l’abisso sui diritti civili (matrimoni egualitari, adozioni gay, eutanasia etc). Tutti pretesti per una partita a tennis la cui palla sfugge da giorni e sfugge ai diretti interessati.

La cronaca è un tira e molla, che rischia di spezzare la maggioranza e portare allo scoperto i molti delusi e perplessi per una sintesi ministeriale che tarda a decollare. E come se non bastasse, i sondaggi che danno la Lega sopra i grillini, hanno avuto il pregio di appesantire i rapporti.

L’ultima polemica è, come noto, sulla giustizia. Argomento scottante, la prescrizione. E l’ideologismo giustizialista del Movimento è incompatibile col pragmatismo di derivazione garantista-berlusconiana del Carroccio.

Oggi, infatti è un giorno campale. Al Senato si discute il decreto Salvini sulla sicurezza e 4 senatori grillini, De Falco, Nugnes, Fattori e Mantero, sono orientati a dare battaglia, a ribellarsi.

Di converso, alla Camera il decreto-corruzione caro a Di Maio, sta creando sconquassi. Il ministro Buonafede, ha già detto che non accetterà annacquamenti e arretramenti: la prescrizione deve fermarsi al primo grado di condanna. Mai più casi come Viareggio, con i colpevoli prescritti dall’accusa. Un proclama annuncio, uguale e contrario a quelli cui ci ha abituato Salvini, che spinge invece, sulla velocità dei processi e le assunzioni del personale.

Vincerà il gioco delle parti, la comunicazione populista o la mediazione (io dò un pezzo a te, tu dai un pezzo a me)? Vedremo la puntata di oggi.

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