Emanuele, eroe civile che non va sottovalutato, come l’Arma dei Carabinieri

Politica

Il “Corriere della Sera”, nella consueta e lettissima rubrica di prima pagina “Il Caffè”, di Massimo Gramellini, ha trattato l’argomento-Emanuele e l’ha fatto con lo stile che caratterizza da sempre il giornalista.

Gramellini esordisce: “Si chiamava Emanuele Reali, vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri e stava facendo il lavoro più inutile del mondo. Arrestare un ladro che ai sensi della legge, il giorno dopo sarebbe stato subito liberato”. Naturalmente Gramellini disegna, con penna leggera, un affresco tragico, con la sua capacità quasi letteraria di rappresentare le grandi-piccole storie che funestano o inorgogliscono l’Italia.

Ma non credo basti. Qualche volta, più che concentrare la nostra attenzione sull’autobiografia del Carabiniere, bisognerebbe spingere invece, sulla denuncia sociale e civile. E sulla realtà in cui versa il nostro Paese, con intere periferie cittadine dove la Repubblica ha ormai sovranità limitata (i quartieri romani Tufello, Ostia, San Lorenzo docent. Per non parlare di certe zone di Napoli, Palermo etc).

Non è grottesco e paradossale che un servitore dello Stato che fa il suo dovere, muoia mentre dava la caccia ad un malvivente, scivolando sulle rotaie bagnate della Ferrovia, proprio in coincidenza col passaggio di un treno che lo ha ucciso. Semmai Emanuele Reali è un eroe. Eroe, questo sì, del nostro tempo. Un tempo avvelenato dal buonismo e dal garantismo che fanno stare la legge sempre dalla parte di Caino e non di Abele.

Sarebbe stato preferibile un titolo che avesse evidenziato il fatto che Emanuele si è sacrificato non inutilmente, ma “nonostante” leggi che scagionano quasi sempre i colpevoli.
Il che raddoppia il suo valore, non lo diminuisce.

E poi una considerazione generale: c’è un attacco concentrico contro l’Arma dei Carabinieri, la Polizia, che viene da lontano. Una precisa parte mediatica, intellettuale, politica e di società, tende sempre ad enfatizzare, con gusto cinico, gli errori degli uomini in divisa, per smontare definitivamente la credibilità delle istituzioni, per demolire ogni concetto di autorità. E’ il risultato dell’attuale individualismo di massa, che trae le sue radici e il suo collante nell’egoismo sociale, nell’invidia sociale e nel libertarismo sessantottino.

E che finisce nelle trasmissioni (un esempio per tutti) di Maria De Filippi altamente “antipedagogiche” se così vogliamo dire: il “one two one” di ragazzini che criticano per principio le scelte di chi ha più competenza ed esperienza.

Fanno comodo Carabinieri che sbagliano (il caso Cucchi, i giovani carabinieri accusati di aver stuprato delle turiste a Firenze etc), per poter continuare a vivere nel relativismo, nell’indifferenza e spesso nell’illegalità, neanche tanto sotterranea? Questo è il messaggio vero dietro tale demolizione ideologica?
Se un delinquente salta un posto di blocco e investe la Polizia, se il poliziotto reagisce e colpisce il delinquente o un passante, il giorno dopo, i titoli dei giornali sono “La Polizia spara”, non “Il delinquente salta il posto di blocco”.

Ecco, il sacrificio di Emanuele Reali possa servire a farci riflettere e a ridimensionare la deriva dei diritti, nel nome di un recupero dei doveri, del bene comune e del senso dello Stato.
E il suo non è un mestiere inutile, ma fondamentale per la convivenza e la sicurezza dei cittadini.

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