Asia Bibi martire della cristianità, non della libertà

Politica

Asia Bibi martire cristiana o icona libertaria? Questo è il dubbio amletico che ormai la riguarda. Dopo essere stati in silenzio per anni e anni, sulla sua tragica vicenda (condannata a morte per blasfemia, accusata di aver oltraggiato il profeta Maometto), i media, i politici e gli uomini di Stato “progressisti”, adesso l’hanno scoperta.

E l’hanno scoperta soltanto dopo la sentenza di assoluzione.
E cosa stanno facendo? Hanno messo in pratica un’operazione di sottile svuotamento ideologico. Come? Trasformando la vera emergenza mondiale, cioè la persecuzione dei cristiani (ben oltre la piaga dell’immigrazione e della povertà), un’emergenza ignorata, perché politicamente e culturalmente scorretta, in una semplice storia di ingiustizia individuale. Aggiungendo Asia Bibi nel novero delle vittime quotidiane della repressione (dei governi dispotici).

Peccato che non sia questo il tema: la donna pakistana è andata in carcere, è stata condannata a morte, in quanto cristiana, non in quanto militante, attivista della democrazia o dei diritti civili. O in quanto, oppositrice di un governo dispotico. Ed è stata condannata da autorità e da giudici che usano un’altra religione, l’Islam, in modo egemonico e dittatoriale per fini politici. Autorità e giudici che all’ultimo ci hanno ripensato e dopo tanto tempo, l’hanno liberata. Ma a che prezzo? L’avvocato di Asia costretto a scappare e continue manifestazioni di piazza degli integralisti col pericolo più che concreto di morte per la donna.

Ma torniamo al punto: le libertà liberali (categoria occidentale) non c’entrano nulla.
E’ molto pericoloso e fuorviante, infatti, confondere la libertà dei cristiani, con la semplice libertà di religione, che poi entra nel calderone delle libertà a 360 gradi (di stampa, libertà politica, economica), e che finisce per comprendere pure le libertà sessuali, il diritto delle donne ad abortire, degli uomini a morire per libera scelta, il diritto degli omosessuali ad avere bambini (attraverso la partica illegale dell’utero in affitto) etc.

E sbagliano anche quei cristiani, da noi, che accettano questo schema: Asia Bibi non martire cristiana, ma martire della libertà. E’ uno schema liberale e non cattolico. Non si accorgono che offrono il fianco alla propaganda laicista, che mira ad ammorbidire il dato religioso per quello civile.

E non a caso, anche la beffa: il capo dello governo canadese Trudeau, il paese più “Lgbt”, più arcobaleno del mondo, si è offerto di accoglierla. Perché, ovviamente, “il Canada è il paese delle libertà”. Il che tradotto vuol dire: i paesi laicisti sono per la libertà, i paesi religiosi sono per l’oppressione.
Ecco la prova della manipolazione progressista, di un caso che al contrario, rappresenta la forza del primato della religione e che avrebbe meritato ben altra attenzione da parte dell’Occidente e da parte di quell’Italia che, sulla carta ancora si pregia e si considera la culla della cristianità.

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