Smentita l’Unità a Lele Mora. E a Barbara Palombelli rispondo così

Politica

Meno male, ho tirato un sospiro di sollievo. Pur non appartenendo alla tradizione comunista, la storia del rilancio de l’Unità grazie a Lele Mora, mi aveva preoccupato.

E non solo perché credo nella professione del giornalista, ma anche per un senso di onore che si deve a un giornale che tanto ha rappresentato per la sinistra e per la crescita civile dell’Italia. Non condividevo ovviamente l’impostazione ideologica del giornale, ma era comunque un punto di riferimento della polemica politica e l’espressione di una redazione composta da tante menti intelligenti e piene di passione civile. Era importante il suo ruolo, nei dibattiti e nei confronti anche duri. E l’Unità svolgeva il suo compito appieno, specialmente quello della prima fase, con estremo rigore (e tanta ortodossia).

Rispetto, quindi, ad un avversario (in versione carta stampata), mai un nemico.
La crisi del giornale fondato da Gramsci era decennale, tanti sono stati i tentativi di rianimarlo, tanti percorsi societari. In qualche misura ha attraversato la crisi della carta stampata e non è riuscito a galleggiare nella fase che ha consacrato l’avvento dei new media, della rete. La sua versione on line non ha retto.

Ma quando è troppo è troppo. Passare da Gramsci a Lele Mora non sarebbe stato il segno di un progresso. Dalla politica al gossip, dalla cultura al Grande Fratello, allo spettacolo virtuale, la cosa avrebbe potuto far rivoltare nella tomba tutte le firme storiche del giornale.
Meno male che la notizia sia stata smentita.

La Piesse, società editrice del giornale “ha ribadito ancora una volta in maniera chiara e ferma che non c’è stato alcun tipo di incontro né è stata presentata alcuna proposta di acquisto da parte del signor Lele Mora e di RetewebItalia”. Unità srl, di cui è proprietaria al 100% la Piesse (Pessina e Stefanelli), ha dato mandato ai suoi legali di perseguire il sig. Mora e quei media che continueranno a riportare questa notizia falsa. Il sig. Mora non è il direttore de l’Unità, né la società editrice del giornale è stata acquistata da parte dei suoi amici imprenditori. Le affermazioni ribadite l’altro ieri sera nel corso di una trasmissione televisiva sono pertanto false e destituite di ogni fondamento”, si è letto in una nota.

E infatti, nella suddetta trasmissione la Palombelli ha tentato di fare il colpo grosso, portando in trasmissione lo stesso Lele Mora, scatenando l’indignazione del professor Sapelli. Ma non è stata tanto l’auto-narrazione del diretto interessato (un racconto dettagliato, pieno di progettualità e di idee sul futuro de l’Unità); non è stato tanto il senso della notizia confermato della conduttrice, quanto le ragioni culturali spese per giustificare la novità, che sarebbe piaciuta ai leader storici “popolari” del Pci, che non stavano nei salotti borghesi.
Una forzatura eccessiva, cara Barbara; la ricerca della verità e della giustizia, il senso della democrazia e della notizia, c’entrano poco con lo spettacolo, il culto dell’immagine di cui Lele Mora è e rimane un simbolo. Per carità, massimo rispetto per l’uomo, per il lavoratore, per le sue vicende, per la possibilità di cambiare vita, che si deve ad ogni uomo. Ma ognuno deve fare bene unicamente il proprio mestiere.

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