Infrazione Italia. Cosa c’è dietro l’astio anti-italiano di Kurz

Politica

Su una cosa l’opposizione al governo gialloverde ha ragione: che se i sovranismi, i populismi, a casa loro ottengono il massimo consenso, tra loro non vanno d’accordo.
Se padroni a casa propria vuole dire, infatti, aver le idee chiare sui nemici (immigrati, delinquenti, la Ue), il discorso si complica notevolmente quando gli interessi degli Stati collidono.

Prendiamo, ad esempio, l’asse Roma-Vienna. Sulla carta, il nuovo governo guidato dal 31enne Sebastian Kurz, aderente al Partito Popolare, che vede la partecipazione della destra di Fpo, dovrebbe essere vicino alle posizioni di Salvini, specialmente in materia di accoglienza e sicurezza. In realtà, non è mai stato così, al punto che ha pensato a chiudere il Brennero e mandare l’esercito austriaco alle frontiere.
E ora, fingendo di non aver capito le ragioni del duello tra il governo italiano e Bruxelles sulla Manovra (la messa in discussione dei parametri economici internazionali che limitano la stabilità e le economie nazionali), Kurz si è allineato a quelli che chiedono l’applicazione per noi della procedura di infrazione. E lo sta facendo con sorprendente durezza.Delle due l’una, o i nazionalismi tra loro sono incompatibili, o Kurz quando fa il populista finge, e indossa questa maschera solo per mere ragioni di consenso interno.

Austria o non Austria, che succederà ora dopo la risposta di Conte alla lettera della Ue?
Come accennato, la procedura di infrazione, con relativo percorso di correzione, meccanismo che diventerà operativo a fine gennaio, dopo il voto dell’Eurogruppo sulla raccomandazione della Commissione. Il tutto condito da verifiche regolari, ogni tre mesi, da parte degli ispettori comunitari. E non si escludono manovre correttive per venire incontro alle richieste Ue. Se verrà fuori che il nostro Paese non seguirà le indicazioni di Bruxelles, scatteranno le sanzioni.

È, va detto, un iter tutto da scrivere, considerato che è prima volta che si prefigura un percorso simile e prende forma un processo per disavanzo eccessivo nei confronti di uno Stato membro.
Primo tempo della partita: lunedì 19 novembre i ministri dell’Economia europei si riuniranno a Bruxelles. Come è accaduto nella riunione precedente dell’Eurogruppo, il tema dell’Italia non è all’ordine del giorno, ma come nella riunione non è escluso che uno o più Paesi membri tirino fuori il dossier. La data da segnare in agenda è, invece, il 21 novembre: tra otto giorni la Commissione potrebbe, dopo aver riflettuto sul caso, valutare che la scelta dell’esecutivo di Conte di non cambiare i numeri della manovra ha di fatto posto la parola “fine” a qualsiasi tentativo di raggiungere un compromesso. Sulla base di questa riflessione, la Commissione presenterà un’opinione, questa volta definitiva, sul Documento programmatico di bilancio rilanciato nelle ultime ore dal governo M5s-Lega.
Dopo di che, la partita entrerà nel secondo tempo. E non si potrà più tornare indietro.

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