Genova, parla Becchi: “Toninelli ha poco da esultare e FI sarà punita”

Interviste

Il decreto su Genova e altre emergenze è stato approvato dall’aula del Senato con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. Non sono mancate le polemiche in aula in seguito ai gesti di esultanza del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che ha alzato in aria il pugno chiuso provocando la reazione dei vari gruppi parlamentari, Forza Italia su tutti. Il Movimento 5 Stelle come già sul Decreto Sicurezza ha dovuto registrare delle defezioni, stavolta ancora più numerose visto che sono stati ben dieci i senatori che non hanno partecipato al voto. Lo Speciale ha chiesto un commento al filosofo Paolo Becchi, che in quanto genovese negli ultimi mesi ha più volte criticato i ritardi del governo nel dare risposte alla città sul Ponte Morandi crollato ad agosto, con disagi per i cittadini e per le numerose imprese che operano a ridosso dell’infrastruttura.

E’ soddisfatto per l’approvazione del Decreto su Genova?

“Si tratta di un provvedimento atteso da tempo che finalmente è arrivato. La popolazione era in forte sofferenza perché non si poteva francamente andare avanti così. Quindi si tratta senza dubbio di una boccata d’ossigeno. Premesso ciò dispiace aver assistito a certe reazioni davvero scomposte”.

Si sta riferendo al pugno chiuso del ministro Toninelli?

“Fossi stato in lui mi sarei astenuto dal mostrare certi atteggiamenti. Ho come l’impressione che certi ministri non abbiano ancora compreso che le istituzioni non sono il bar dello sport dove ci si può lasciare andare ad ogni gesto di esultanza quando segna la propria squadra. Toninelli è alla guida di un ministero strategico quale quello delle Infrastrutture e dovrebbe dimostrare di essere all’altezza del suo ruolo. Esultare in quel modo è stato decisamente inopportuno, per giunta dopo mesi di ritardi”.

Il Decreto va nella giusta direzione, ossia verso ciò che si attendono i genovesi?

“Mi sembra di sì, anche se francamente avrei evitato di inserirci dentro Ischia e altre questioni che non c’entrano nulla. Genova ha bisogno di un intervento immediato e questo Decreto, dando pieni poteri al commissario, va nella direzione auspicata. Fortunatamente, grazie a Matteo Salvini, il commissario è il sindaco Bucci e da questo punto di vista direi che è una garanzia. Prima di ricostruire non dimentichiamo che c’è la fase della demolizione. Adesso davvero non c’è più da perdere tempo, visto che se ne è perso già abbastanza prima litigando su chi dovesse fare il commissario. Poi c’è un altro aspetto da considerare”.

Ossia?

“Chi sarà a gestire il Ponte? Ci hanno detto che avrebbero revocato la concessione ad Autostrade per l’Italia ma a che punto è la revoca? Non si è saputo più nulla. Ci dicono che questa manovra sarà in buona parte bilanciata con il ricorso alle privatizzazioni, quando invece ci avevano ripetuto per mesi che le opere pubbliche sarebbero state rinazionalizzate. Non dico che i privati non debbano essere coinvolti, ma ciò deve avvenire con il ricorso a società miste a maggioranza pubblica, per ciò che riguarda soprattutto le autostrade. Per questo dico che Toninelli ha davvero poco da esultare. Anzi dovrebbe forse scusarsi per il troppo tempo che ha fatto trascorrere inutilmente. E anche Forza Italia ritengo abbia commesso un errore imperdonabile”.

Gli azzurri si sono astenuti. Che altro avrebbero dovuto fare?

Votare a favore come si aspettavano tutti gli elettori del centrodestra. Non dimentichiamo che il sindaco Bucci, scelto come commissario, è un esponente del centrodestra come lo è il Governatore Giovanni Toti. E’ stato voluto da  Matteo Salvini che ha puntato i piedi perché la ricostruzione restasse sul territorio, ovvero alle istituzioni elette dai cittadini. Temo che l’astensione di Forza Italia non farà che rendere ancora più precario l’equilibrio del centro destra tanto nel Consiglio comunale che alla Regione. Perché non sarà facile ora giustificare uno schiaffo simile assestato ad Edoardo Rixi, l’uomo forte del Carroccio in Liguria, l’artefice della nomina a commissario di Bucci che fu costretto alle ultime regionali a fare un passo indietro in favore di Toti. Bel modo di ripagarlo”

Ieri nel M5S si sono manifestate altre defezioni, dieci senatori non hanno partecipato al voto. Che significa?

E’ la conferma di ciò che ho sempre sostenuto, ossia che i 5S sono privi di classe dirigente. Siamo al fallimento dell’idea della politica come apertura totale alla società civile. Anche De Falco è stato candidato come espressione della società civile e oggi lo troviamo in disaccordo con molte delle proposte che fa il Movimento. La politica deve anche aprirsi alla società civile, ma deve essere soprattutto rappresentata da classi dirigenti formate sul territorio, nelle amministrazioni locali, non da personaggi tirati fuori dal cilindro e spesso improvvisati che con il M5S hanno pure poco a che fare. E quanti De Falco usciranno fuori ancora? Non dimentichiamo che al Senato i numeri della maggioranza sono molto ridotti  e Di Maio ha davvero poco da stare sereno”.

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