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Interviste

Account anonimi online, parla Pagano (Fi): “Con la mia legge basta diffamazioni”

mercoledì, 21 Novembre 2018
Americo Mascaruccidi Americo Mascarucci
3 minuti di lettura
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    Basta diffamazioni online dietro lo scudo dell’anonimato. E’ arrivata in Senato una proposta di legge presentata dal parlamentare di Forza Italia Nazario Pagano, coordinatore degli azzurri in Abruzzo e già presidente del Consiglio regionale abruzzese, che punta ad obbligare gli hosting provider a richiedere un documento di riconoscimento a chiunque chiederà di creare un account, in modo che possa essere facilmente individuato e perseguito nel caso in cui commetta reati sul web. Un testo di legge che, se da un lato difende il diritto alla riservatezza e alla libertà di opinione, dall’altro punta a sanzionare tutti quegli abusi che spesso si commettono su internet proprio grazie al fatto di essere anonimi e quindi non riconoscibili. Lo Speciale ha approfondito l’argomento incontrando il senatore Pagano.

    Cosa prevede in sostanza la sua proposta di legge?

    “Con questa proposta si vogliono obbligare gli hosting provider e tutti i social network a richiedere un documento di identità all’utente nel momento in cui si iscrive per creare un profilo”.

    Da dove nasce questa iniziativa? Da un fatto in particolare?

    “Nasce perché ho percepito la necessità di porre un limite agli attacchi social, spesso a suon di insulti, diffamazioni, calunnie e altre modalità che configurano a tutti gli effetti fattispecie di reato. La frequenza di certi attacchi spesso ha fatto nascere il sospetto che vi potesse essere dietro una vera e propria strategia di sistema, portata avanti in modo vigliacco da singole persone o da vere e proprie organizzazioni nascoste dietro la garanzia dell’anonimato. L’obiettivo appariva chiaramente quello di macchiare la reputazione degli avversari”.

    Anche a lei è capitato?

    “Si. Dietro pseudonimi, nomi di fantasia o nickname vari, possono nascondersi le persone più disparate e lo abbiamo appreso da una serie di verifiche fatte e da un approfondimento dell’intero comparto. E’ emerso che qualsiasi persona potrebbe arrivare anche ad aprire fino a dieci profili fake e attraverso questi commettere una serie impressionante di reati senza alcuna possibilità di doverne rispondere. E’ evidente che in questo campo esiste un vulnus molto pericoloso. Non ho mai capito in tutti questi anni il motivo per cui, se una persona mi offende in pubblico allora può essere da me querelata e perseguita penalmente, mentre questo non può avvenire se l’offesa avviene su una piazza virtuale, per giunta molto più estesa. Ho ritenuto quindi mio dovere mettere fine a questa barbarie”.

    Ha trovato adesioni alla sua proposta in altri gruppi politici?

    “Non mi sono rivolto in verità ai rappresentanti di altri gruppi politici, ma posso dirle che non appena si è saputo di questa mia proposta ho raccolto un interesse da tantissime persone, politici ma anche cittadini comuni che frequentano le piattaforme social e che si sono trovate coinvolte in certo genere di situazioni. Non soltanto mi hanno espresso solidarietà, ma mi hanno manifestato la loro piena adesione all’iniziativa”.

    Ha avuto invece obiezioni? Come ha risposto?

    “Obiezioni sono arrivate via social, guarda caso dagli stessi che parlavano dietro pseudonimi, ossia dagli  stessi protagonisti di questi atti di barbarie che io intendo reprimere. La prima contestazione fatta è che vi fosse una limitazione della libertà di espressione sancita dalla Costituzione. Ma questo è assolutamente falso, perché ognuno sarà libero di continuare ad esprimere le proprie opinioni. Ma una cosa è dire come la si pensa, altra cosa è commettere reati come la diffamazione o la divulgazione di materiale pedopornografico. Esprimere liberamente il proprio pensiero resta sacrosanto, a patto che non si travalichi il codice penale. Tra l’altro se la mia legge sarà approvata la libertà di esprimersi tramite nickname continuerà ad esistere, anche se chi ha consentito di aprire quel profilo dovrà conoscere le generalità dell’utente al fine di poterlo identificare, denunciare e sanzionare. Diciamo che l’unica limitazione sarà soltanto nel commettere reati”.

    E a chi dice che si rischia una violazione della privacy?

    “Non esiste. Ognuno potrà continuare ad esprimersi dietro pseudonimi e nessuno, al di là dell’hosting provider, dovrà sapere chi c’è dietro. Le sue generalità potranno essere rese note esclusivamente su richiesta dell’autorità giudiziaria e non di altri soggetti”.

    Come evolverà adesso l’iter della proposta?

    “Attualmente è stata depositata nella segreteria delle commissioni e ora l’Ufficio di presidenza dovrà assegnarla alla commissione di competenza. Io poi chiederò immediatamente la calendarizzazione e con il gruppo di Forza Italia farò di tutto perché ciò avvenga nel più breve tempo possibile”.

    Pensa che in Parlamento troverà ampia sensibilità su questo tema?

    “Guardi, io ritengo che nella società contemporanea l’apertura ai social debba essere totale per dare a tutti la possibilità di comunicare senza confini. Però la reputazione delle persone resta sacra e non può essere infangata da chi non ha nemmeno il coraggio di metterci la faccia. E non è ammissibile che dietro la sicurezza dell’anonimato si possano commettere reati gravi come la diffamazione, la calunnia, la truffa, lo stalking, la pedofilia. E non dimentichiamo che questo sistema consente anche la proliferazione dei movimenti politici. Nel momento in cui gruppi di persone si organizzano in una comune strategia rivolta ad abbattere uno o più avversari politici o addirittura un intero partito, possono farlo anche grazie ai social, spesso propalando fake news o accuse totalmente prive di fondamento. Purtroppo certe accuse amplificate via social, anche se false, rischiano di creare seri danni a colui che ne viene macchiato, con la perdita del consenso elettorale. Se un partito dovesse dirsi contrario a questo disegno di legge, sarei costretto a pensare che forse potrebbe avere qualcosa da nascondere. Troverei inspiegabile ad esempio un voto contrario da parte di chi, come M5S, è sempre molto sensibile al tema della legalità e duro contro chi commette reati. Non si può essere giacobini con il peculato e garantisti con i reati online”.

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