Presepe, Meluzzi su prete di Padova: “Iniziativa grottesca. Facciamone più di uno”

Interviste

Sta facendo molto discutere l’iniziativa di un sacerdote della diocesi di Padova, don Luca Favarin, che ha invitato i cattolici a non allestire il presepe. Una chiara provocazione, indirizzata soprattutto contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini, considerando che don Luca è un prete impegnato in prima linea sul fronte dell’accoglienza e nell’integrazione dei migranti. “Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni..Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri…” ha scritto il sacerdote sui social. Questo perché a suo giudizio, il presepe sarebbe diventato un simbolo ideologico, utilizzato come strumento di propaganda da chi come Salvini porterebbe avanti politiche in contrasto con il Vangelo. Una provocazione che naturalmente non ha mancato di scatenare polemiche, al punto che c’è stato chi è arrivato a chiedere la scomunica di don Luca. Ne abbiamo parlato con lo psichiatra e scrittore Alessandro Meluzzi, che è anche vescovo della Chiesa ortodossa italiana.

Cosa pensa della provocazione di don Favarin?

Penso ci troviamo di fronte ad un’iniziativa grottesca e paradossale. Il presepe nasce a Greggio con Francesco d’Assisi proprio con l’intento di evidenziare la vulnerabilità umana di Gesù. Quindi fare il presepe, dal punto di vista teologico, dovrebbe rappresentare il massimo esempio di avvicinamento della fede cristiana ai poveri. Contrapporre le due cose, fede e accoglienza, nel nome del globalismo e della negazione della tradizione con l’esigenza di abbracciare culture diverse,  penso sia un’operazione dissennata non tanto sul piano sociologico, quanto proprio nei confronti della difesa delle identità dei popoli, oltre che della dimensione della migliore teologia”.

Questo prete però accusa la Lega di aver trasformato il presepe in un simbolo ideologico da utilizzare contro lo straniero. Come risponde?

Mi pare che questo sia un modo di pensare molto settario dal mio punto di vista. Ammesso anche che sia come dice lui dove sta la logica nel non voler fare il presepe? Mi sembra che in questa posizione si nasconda il tentativo di voler attribuire ad altri i propri sentimenti. Se lui non vuole fare il presepe è libero di non farlo, ma poi non può inventarsi un simile pretesto per convincere anche gli altri a seguirlo. Mi pare che la vera posizione ideologica qui sia la sua”.

C’è chi chiede al vescovo di prendere provvedimenti contro il sacerdote. Dovrebbe farlo secondo lei?

“Guardi, ho l’impressione che questo sia il frutto perfetto della Chiesa di oggi e la stessa filosofia che sembra animare questo prete traspare chiaramente, a mio giudizio, anche leggendo certi deliberati che escono dalle riunioni della Cei. Certo, in questi documenti si usa molta cautela, si sta bene attenti a misurare le parole per non esagerare con le provocazioni ma alla fine la logica mi sembra la stessa. Da tempo sembra evidente a molti che la Chiesa non sia più molto interessata a riaffermare il primato della civiltà cristiana nella storia dei popoli”.

Quale potrebbe essere il miglior modo di rispondere a questa provocazione?

“Invitando i cristiani a farne, non uno, ma mille di presepi, riaffermando la nostra identità cristiana che è quella che ha civilizzato il mondo. Se non ci fosse stato il Cristianesimo, probabilmente in America Latina e in Messico si farebbero ancora i sacrifici umani e gli africani sarebbero ancora cannibali. Invece l’azione dei missionari cristiani in queste terre ha permesso l’affermazione di una civiltà di cui oggi può godere l’intera umanità”.

Lei quanti presepi farà?

“Sicuramente più di uno”. 

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