Strasburgo. I tanti effetti del terrorismo. E chi ci guadagna

Politica

Ci risiamo, terrore e morte a Strasburgo in un mercatino di Natale (e non solo): l’ultimo bilancio nella tarda notte, parla di 4 morti e 12 persone ferite, tra cui un italiano. Secondo una prima ricostruzione, un uomo – identificato con il nome di Cherif C., di 29 anni, cittadino francese (di origini nord-africane) radicalizzato – ha aperto il fuoco sulla folla nel centro della città, verso le 20,00. I colpi sono stati esplosi in rue des Grandes-Arcades. E subito si è scatenata una grande caccia all’uomo.

Il centro città è stato bloccato per un raggio di 200 metri attorno alla piazza Gutenberg. Il killer, secondo alcune testimonianze, si era asserragliato in un quartiere della città, ma poi, il blitz della Polizia è fallito.
La seconda azione, invece, si è svolta a Place Broglie, nel centro storico di Strasburgo. Lo ha reso noto il sindaco della città affermando che “c’è un secondo sospettato”, e che sarebbe implicato nella sparatoria. Ma poi non si è saputo più nulla.
Ma uno o più terroristi “islamisti”, o lo stesso che si è spostato impunemente (l’Isis ha subito rivendicato l’attentato), parecchi particolari sono dubbi: Cherif lo conoscevano tutti (era considerato a rischio, ma più conosciuto come criminale comune); era segnalato e schedato, e proprio ieri un’ispezione era stata effettuata a casa sua, trovando armi e materiale preoccupante. Ma, anche in questa occasione, è riuscito a non farsi trovare o non l’hanno trovato. E sembra che questa incursione lo abbia convinto ad agire. A consumare la strage.
Ma. Comunque vada (la cattura), emergono parecchie ombre non solo sulla dinamica dei fatti. E c’è qualche considerazione da fare.

L’Isis non esiste più, è stata sconfitta sul campo, non ha un proprio Stato, e al massimo il tema delle stragi potrebbe riguardare “i terroristi di ritorno”, cani sciolti, lupi solitari, uomini ingovernabili e incontrollabili. Ma la rivendicazione immediata è sembrata quanto meno singolare.
E poi, troppe amnesie sull’identità di Cherif: terrorista, criminale? E se sì, perché non è stato messo nelle condizioni di non nuocere. Uno come lui che gira in bicicletta, prende il taxi, si sposta … molto strano.
Da oggi gli osservatori diranno che voleva seminare il panico in un luogo simbolico per la democrazia e la libertà, come Strasburgo. Al punto che ieri per precauzione il parlamento europeo è stato chiuso, pur continuando a lavorare.

Ma le coincidenze sono coincidenze (e qui parliamo di inevitabile gestione politica degli effetti del terrorismo). Nel momento di massima crisi per la Ue, il nuovo spauracchio terroristico non può non avere effetti “stabilizzanti” proprio per Bruxelles. In crisi da anni di fronte al rischio del populismo vincente e di fronte alle “insorgenze economiche” di parecchi Stati, che stanno mettendo di fatto in discussione le sue regole economiche: come l’Italia e la Francia, ma anche tutti i paesi di Visegrad.
E ancora: proprio l’altro ieri Macron ha mostrato una strana debolezza, operando delle sorprendenti concessioni ai gilet gialli, dopo aver tentato di dividerli, convocando la parte moderata all’Eliseo, e dopo aver tentato di demonizzarli, gridando al colpo di Stato. E ora questo ennesimo attentato. Come un orologio.

Adesso, come minino, Macron chiamerà a raccolta i cittadini contro il terrorismo, che nuovamente “insidia la Repubblica”, ottenendo certamente il risultato di attenuare le rivendicazioni della piazza. E di rimandare a data da destinarsi la soluzione della questione sociale, che lo sta mettendo in difficoltà facendolo sprofondare nei sondaggi.
Ecco, col terrorismo ci guadagnano tutti, specialmente le caste.
Tutti meno le povere vittime innocenti, dentro un gioco più grande di loro.

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