Ucciso il terrorista di Strasburgo, ma l’incubo potrebbe tornare

Politica

È stato ucciso in un blitz delle forze speciali Cherif Chekatt, il 29enne che martedì sera ha fatto fuoco al mercatino di Natale di Strasburgo, uccidendo tre persone e ferendone quattordici. Si era nascosto in un capannone abbandonato nella zona industriale di Plaine des Bouchers, poco distante da Neudorf, il quartiere dove è stato visto per l’ultima volta e dove viveva la sua famiglia.

L’uomo è stato individuato e fermato mentre camminava per strada in Rue du Lazaret in seguito alla segnalazione di una donna. Secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato Chekatt a sparare per primo contro i poliziotti, che lo hanno successivamente “neutralizzato”, come riferisce la radio France Info.

Come riporta il Corriere della Sera, il pericolo terrorismo purtroppo non è affatto scongiurato con l’uccisione dell’uomo.  “Strasburgo – scrive il Corriere – rappresenta comunque una anomalia. Gli esperti di intelligence la considerano un vivaio dell’Islam radicale. Il dieci per cento degli schedati S francesi, persone potenzialmente pericolose per la sicurezza dello Stato, viene da questa area metropolitana, che è appena l’ottava di Francia per numero di abitanti. Una delle città simbolo dell’Europa è al tempo stesso uno dei punti forti del jihadismo alla francese. Da qui si stima siano partiti per la Siria oltre duecento aspiranti martiri, intere famiglie, uomini donne e bambini. Da questa regione veniva Foued Mohammad Aggar, uno dei tre terroristi che hanno fatto strage al Bataclan”.

Il rischio però, come sempre avviene in questi casi, è quello di ridimensionare l’allarme, riducendo il profilo del terrorista a quello di un semplice criminale. Infatti, nelle ultime ore, non sono mancati interventi di esperti o presunti tali, che si sono affrettati a scrivere che il terrorismo c’entra fino ad un certo punto, e che in realtà l’uomo era un delinquente comune che avrebbe agito per dare sfogo alla sua indole criminale, indipendentemente dal furore integralista che sarebbe soltanto un pretesto

Il solito folle insomma, desideroso di sfogarsi con la società e magari concludere in modo spettacolare una carriera criminale fatta di vari reati, piccoli e grandi, ma non tali da fargli assumere notorietà. Il solito modo per tentare di minimizzare la radice religiosa di certi attentati per il timore di infrangere altrimenti il “sacro dogma” dell’accoglienza e dell’integrazione.

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