Carabiniere aggredito, Tonelli (Lega): “E’ un eroe, ma poteva anche sparare”

Interviste

Hanno destato sconcerto le immagini del carabiniere aggredito a Trastavere da una cinquantina di ultras della Lazio per essere intervenuto a protezione di un supporter della squadra di Francoforte. Dalle immagini delle telecamere installate nel quartiere, si vedono gli ultras scagliarsi contro il militare, prima gridandogli «infame, vattene» e altre parolacce e poi tirandogli addosso di tutto, da un cassonetto della spazzatura fino ai sampietrini. Il carabiniere, che nell’intento di difendersi ha estratto la pistola senza sparare un colpo, è stato colpito alla testa da una bottiglia che gli ha provocato un trauma cranico. È stato costretto a fuggire per non essere linciato. Il video dell’aggressione ha fatto il giro del web e ha scatenato inevitabili reazioni. Ne abbiamo parlato con il parlamentare della Lega Gianni Tonelli, ex segretario generale del Sap, il Sindacato autonomo di Polizia.

Da ex poliziotto cosa ha provato nel vedere il filmato dell’aggressione?

“Innanzitutto mi devo complimentare con il carabiniere per la fermezza, la freddezza e l’aver dimostrato una straordinaria professionalità. Dall’altro non posso non evidenziare come le forze dell’ordine siano sempre di più sotto attacco, ma se sono sconcertato da una parte, purtroppo non mi posso sorprendere dall’altra. Questo perché purtroppo la follia umana sembra non conoscere limiti. Come si può parlare di sport davanti a persone che armate di spranhe e bastoni vanno alla caccia dei tifosi delle squadre avversarie per aggredirli o peggio accopparli?”.

Il militare ha detto di aver fatto soltanto il suo dovere, quasi a voler ridimensionare  la straordinarietà di un comportamento che dovrebbe essere del tutto normale. Condivide?

Certo, anche se non possiamo non evidenziare come sempre più spesso ci troviamo, nel corso di eventi sportivi o di manifestazioni pseudo politiche, di fronte a soggetti pericolosi il cui unico obiettivo è esercitare violenza sugli altri, scatenando il più delle volte una vera e propria guerriglia urbana. E purtroppo non posso non evidenziare che, molta responsabilità, ce l’hanno anche i non amici della sinistra, sempre pronti a puntare il dito contro le forze dell’ordine ogni volta che sono state costrette a ricorrere all’iso della forza di fronte a certi tentativi di aggressione, specie nell’ambito di manifestazioni a sfondo politico. Presentare gli uomini in divisa come i violenti della situazione e gli altri, i manifestanti, come vittime della violenza dello Stato ha sicuramente contribuito a far ritenere a questi soggetti di poter godere di una sorta di impunità. Quando sarebbe stato invece molto più opportuno preoccuparsi di affidarli tutti ai servizi sociali per far curare la loro devianza, o incentivare progetti di educazione civica nelle scuole per far sì che si torni ad avere rispetto per chi indossa una divisa e garantisce la pubblica sicurezza”.

Tutti stanno elogiando il carabiniere perché, nonostante l’aggressione subita, avrebbe usato la pistola soltanto come spauracchio senza sparare un colpo. Mettiamo il caso che per difendersi lo avesse fatto e avesse magari ucciso un ultras, oggi sarebbe comunque un eroe?

“Gli sarebbero saltati tutti alla gola. Non si può pensare che il poliziotto o il carabiniere bravo sia soltanto quello che in Val di Susa si lascia abbassare la visiera da una manifestante No Tav senza reagire, o che siano bravi soltanto poliziotti o carabinieri che rinunciano a sparare di fronte a gruppi di violenti che gli lanciano contro pietre, bottiglie o quanto altro. Quelli che si sono comportati in questo modo, e non sto dicendo che abbiano sbagliato a farlo, sono stati beatificati dalle cosiddette anime belle della sinistra. Poco importava se poi magari quella manifestante dopo avergli abbassato la visiera avesse sparato in pieno volto all’agente. Questo carabiniere ha fatto bene a reagire come ha fatto, ma nel contempo doveva anche essere pronto a difendersi e a sparare qualora la situazione fosse degenerata ulteriormente e la sua vita fosse stata ancora di più in pericolo. Del resto credo che chiunque, se si trovasse di fronte a cinquanta persone armate di spranghe e bastoni pronti a spaccargli la testa, sarebbe d’accordo a che il carabiniere o il poliziotto intervenuto in sua difesa usi la propria arma in caso di estremo bisogno. E se ci lasciasse spaccare la testa, cosa diremmo?

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