“Vi svelo il segreto di papa Francesco”. Mascarucci parla del suo libro choc

Cultura In Rilievo

Premessa. Questa intervista-conversazione, presuppone il tu e l’io, visto che si parla del libro di un mio collega.
Svolgimento. Americo Mascarucci non è solo un buon compagno di viaggio professionale. E’ molto di più. In qualità di mio collaboratore, attraverso le varie esperienze lavorative e giornalistiche (da Intelligo News a Lo Speciale), che ci hanno accomunato, ho avuto modo di apprezzarne anche le qualità umane e culturali. Lui si è subito specializzato in un settore che rappresenta anche una vera vocazione: l’area religiosa, l’essere vaticanista, settore per me molto importante, perché se trattato correttamente e in profondità, riesce a conciliare l’informazione con un minimo di formazione e di pedagogia antropologica.

E poi, particolare non da poco, Americo è stato l’unico osservatore che ha profetizzato l’elezione di papa Bergoglio, quando nessuno lo conosceva (meritandosi parecchi nomignoli, tra tutti “la Sibilla della Tuscia”, date le sue radici), facendo crescere in modo esponenziale i lettori del nostro giornale (un autentico miracolo), e dando a noi la possibilità di essere ritenuti, pure in seguito, fonte attendibile presso l’opinione pubblica e le altre testate (la rete globale).
Ma papa Francesco, per lui è stato ed è, come per molti fedeli, spesso spiazzati dalle sue posizioni e dalla sua comunicazione, fonte di “illusione e delusione”, di “speranza e perplessità”.

Nel suo libro (di ottima fattura e di linguaggio scorrevole e avvincente) “La rivoluzione di Papa Francesco. Come cambia la Chiesa da don Milani a Lutero”, pubblicato da Edizioni Historica, Mascarucci fa il punto di questo “travaglio”, di questa dualità. E riesce a fotografare, partendo dai maestri, dall’iter intellettuale del papa e dalla sua biografia, a monitorare in modo completo, l’attuale periodo di transizione che sta vivendo la Chiesa, divisa tra papisti e antipapisti, tra pastori conservatori e progressisti, tra credenti di destra, di sinistra, nostalgici della Dc, o comunità ripartite nei mille rivoli dell’associazionismo cattolico, sempre più in crisi.

Di papa Francesco, infatti, possediamo tante immagini e tante interpretazioni strumentali: chi ne fa un’icona del laicismo, dell’immigrazione totale anti-Salvini, chi lo considera un apostata, chi un gesuita furbo, chi ricorda i suoi schemi “peronisti” e il suo passato argentino non troppo trasparente; chi non gli perdona la svolta “protestante”, chi, al contrario, si consola quando ha affermato che il gender è “un errore della mente”, o che la famiglia naturale è l’unico disegno di Dio (altro che famiglia arcobaleno) e che l’aborto è come ricorrere ad un sicario per uccidere. C’è chi non gli perdona il sinodo, con cui ha aperto alla comunione ai divorziati, e chi, viceversa, non gli perdona l’eccessiva prudenza sui diritti civili; chi lo inchioda al “chi sono io per giudicare” (sui gay), chi ripete ossessivamente le tre precondizioni che hanno anticipato questa frase: “Se si comportano bene, cercano Dio e non fanno lobby massoniche”.
Insomma un mistero il papa, come il futuro della Chiesa.

Americo. Partiamo dalle tue illusioni, poi diventate disillusioni sul nuovo pontificato….

“Papa Francesco appena eletto nel marzo del 2013 aveva acceso in molti di noi tante speranze, ad iniziare da quel “buonasera” pronunciato con così straordinaria semplicità dalla loggia di Piazza San Pietro. La delusione oggi è tanta, soprattutto nel constatare come il pontificato di Francesco si presenti in forte discontinuità con i precedenti. Bergoglio ha canonizzato Paolo VI e Giovanni Paolo II ma poi nei fatti è sembrato muoversi in direzione quasi opposta. Paolo VI è stato presentato da Francesco come “il papa della modernità”, quando invece il suo principale capolavoro resta l’enciclica Humanae Vitae con la quale Montini, respinse ogni tentativo di banalizzazione della sessualità, rifiutando l’utilizzo dei contraccettivi e di qualsiasi altro strumento utile a bloccare lo sviluppo della vita umana, e riconfermando in modo inequivocabile la finalità procreativa del matrimonio e dell’unione uomo-donna. E Giovanni Paolo II è stato il “papa della famiglia e della vita” proprio perché il suo pontificato, in perfetta continuità con Paolo VI ha lottato contro il relativismo etico e i tentativi di distruggere l’istituto della famiglia fondata sul matrimonio. Francesco è sembrato muoversi su binari molto diversi, come dimostra per altro un aspetto che non è passato in secondo piano agli osservatori più attenti: ossia lo sdoganamento del termine Lgbt che è stato incluso nei testi dell’ultimo Sinodo dei Giovani. Ma come può la Chiesa accettare e dunque riconoscere un termine che nei fatti apre la strada a quel concetto di “sessualità neutra”, volto a superare la differenza uomo-donna in favore di una sessualità di tipo individualista, non più legata alla natura ma a ciò che si vuole essere, quasi scindendo inevitabilmente la mente (ciò che si vuole) dal corpo (ciò che si è in natura)?”

Nel libro parli di tante figure centrali nella crescita culturale e teologica del papa, ma si tratta di personaggi che l’hanno formato o deformato?

“Papa Francesco ha elogiato figure della Chiesa come Don Milani, don Mazzolari, don Tonino Bello, Helder Camara, li ha definiti a più riprese “profeti” e “modelli da seguire”. Peccato si tratti di figure che hanno promosso l’immagine di una Chiesa fortemente ideologizzata, utilizzando spesso il Vangelo per sostenere posizioni ispirate da convinzioni politiche. Personaggi che la Chiesa ha guardato con sospetto, proprio perché legavano la loro azione catechizzatrice ad obiettivi che prescindevano dalla dottrina, ed erano indirizzati a calare il Vangelo all’interno dei contesti politici e sociali del tempo. Finendo con il favorire l’idea di un Cristianesimo “costola del marxismo””.

Ricordando le sue posizioni contro la Teologia della Liberazione mi ero fatto una certa idea, subito smentita dalla promozione successiva di sacerdoti sandinisti…

“Infatti. Sulla Teologia della Liberazione è sembrato di assistere ad uno sdoppiamento di personalità. Da un lato c’è il Bergoglio storico, il gesuita che combatte i teologi della Liberazione e critica il superiore della Compagnia Pedro Arrupe che invece ne sostiene in molti casi l’operato. E abbiamo il papa di oggi che invece si è mostrato più volte disponibile a valorizzare la Teologia, riabilitando figure messe sotto accusa dalla Chiesa per aver favorito la declinazione del Vangelo in chiave marxista. Francesco è stato il papa che ha ‘perdonato’ padre D’Escoto Brockman ed Ernesto Cardenal protagonisti della rivoluzione sandinista in Nicaragua e ministri del primo governo Ortega, per questo sospesi a divinis da Giovanni Paolo II. Ha dato avvio alla causa di beatificazione di Helder Camara, vescovo brasiliano molto contestato per le sue posizioni in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa su divorzio, aborto e contraccezione. E intrattiene rapporti cordiali con l’ex francescano Leonardo Boff, uno dei padri della Teologia della Liberazione che ha collaborato alla preparazione dell’enciclica Laudato sì sull’ambiente, e con il teologo Hans Kung, il grande contestatore del dogma dell’infallibilità pontificia”.

Più parli, più mi si confondono le idee e meno riesco a decifrare l’indecifrabile papa Francesco… Anche questa non è una strategia ben precisa? Ma, secondo te, dove vuole arrivare?

“Francesco è sembrato più volte non considerare prioritaria la difesa del magistero, aprendo le porte della Chiesa alle derive moderniste e mettendo in discussione i capisaldi stessi della dottrina. E così se prima si cercava l’abbraccio con il mondo mantenendo l’assoluta fedeltà al magistero, oggi si assiste ad un completo stravolgimento del paradigma, si piega cioè la dottrina alle esigenze del mondo. Come dimostra su tutti il caso della comunione ai divorziati risposati o l’approccio da tenere nei confronti delle coppie gay. Si sta assistendo ad un paradosso incredibile: se nei secoli passati ci sono stati papi spregiudicati e anche corrotti come Alessandro VI (Rodrigo Borgia) che hanno comunque difeso da papi l’ortodossia e la dottrina e contrastato con vigore le eresie del tempo, oggi ci troviamo invece di fronte ad un papa, da molti ritenuto già santo, che ha invece favorito certi tentativi di modificare la dottrina della Chiesa, soprattutto in materia di matrimonio, dottrina che trae origine e forza dalle parole stesse di Gesù nei vangeli: e che è arrivato persino ad affermare pubblicamente che “Dio non è cattolico””.

E l’abbraccio a Lutero? Un processo iniziato però, pure con Giovanni Paolo II…

“Giovanni Paolo II in Danimarca di fronte ai luterani che chiedevano di revocare la scomunica a Martin Lutero rispose: “La scomunica è venuta meno con la morte di Lutero”. In questo modo tentò di venire incontro alle richieste di parte protestante, ma senza con questo rinnegare la validità e la giusta condotta di Leone X. Francesco invece si è spinto molto oltre, fino ad esaltare Lutero come “un esempio di fervente cristiano” e ad affermare che lui, e non la Chiesa che lo scomunicava, stava dalla parte giusta. Monsignor Galantino, allora segretario generale della Cei, si spinse all’estremo definendo la riforma luterana “opera dello Spirito Santo”. Così la Chiesa ha finito per approvare e legittimare un’eresia, sulla base di un falso storico, quello su cui da secoli giocano i luterani: ossia quello di uno scisma determinato dal desiderio di Lutero di rinnovare la Chiesa di Cristo, ripulendola dalla corruzione del papato e del clero. Quando invece è risaputo che la ribellione di Lutero nacque da una sua forte avversione per i dogmi della Chiesa e da una lettura tutta personale e arbitraria delle lettere di San Paolo. La lotta alle indulgenze fu soltanto un pretesto cui si aggiunsero poi motivazioni di ordine politico. Il Bergoglio che più volte ha elogiato l’opera di San Carlo Borromeo, ha esaltato quel monaco scismatico contro la cui riforma San Carlo ha combattuto”.

A conti fatti, capiremo il senso di questo pontificato solo alla fine. Sperando, da credenti, che il senso venga dall’alto?

“Forse solo alla fine potremo dare un giudizio davvero completo ed obiettivo di questo pontificato. Ma io non mi faccio grandi illusioni se non in negativo vedendo una Chiesa che, più che convertire il mondo sembra interessata a piacere al mondo”.

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