2018-2019. Il meglio e il peggio. Le pagelle de lo Speciale

Politica

Un anno di transizione. Tra un vecchio mondo che tarda a morire e un nuovo mondo che tarda a nascere. Questa è la più completa definizione per fissare, fotografare, nelle nostre menti il 2018.
Nel 2019, infatti, l’anno alle porte, si dovranno compiere dei passaggi fondamentali: la tenuta o meno del governo Conte, le elezioni europee con tutto quello che comporterà in termini di mutamento degli assetti e degli equilibri, il consolidamento o meno dell’opposizione (per ora inesistente), la conferma delle scelte economiche della Manovra, la continuità o meno di Trump e tanto altro.

Vediamo le pagelle de lo Speciale.
Salvini 6
Fino a qualche settimana fa sarebbe stato, come è comunque, l’uomo dell’anno. Hitler per la sinistra, Mussolini per la Ue (Moscovici e Juncker), il diavolo per Famiglia Cristiana. Segno che ha sfondato il muro del suono. E infatti, nei sondaggi ha spiccato il volo: la Lega al 30% e il governo oltre il 60%. Dalla sua tutto: emergenza immigrazione, sicurezza, e risposte toste, finalmente orgogliose del primato degli italiani. Con risultati ottimi: sbarchi azzerati, sconfessato il business dell’immigrazione (le ong coinvolte e non solo), e il decreto sicurezza che ribalta il rapporto tra Caino e Abele, a lungo in favore di Caino. E inoltre, il suo sogno quasi sul punto di avverarsi, una “Lega nazionale pigliatutto”, come voti e una “Lega delle Leghe” per l’Europa. Ma da qualche giorno, proprio in occasione dell’approvazione della Manovra è cambiato, un altro Salvini, un Salvini2.0 (si è visto nella romana piazza del Popolo): moderato, attendista, tattico (ha perso pure terreno culturale: flat tax ridotta, pmi dimenticate, tasse non diminuite etc). Con una comunicazione forte negli atteggiamenti ma democristiana nei contenuti. Che sia la consapevolezza che contro la Ue ci si rimette e basta, o la certezza che tornerà il Salvini1.0, solo in vista del voto di maggio?
Una cosa è certa: la gente sta cominciando a capire che un conto sono gli annunci e un conto i fatti, un contro la percezione che i populisti inventano nella narrazione politica, un conto la realtà. E alla lunga la demagogia non paga.

Di Maio 5
Stessi vulnus di Salvini. Con l’aggravante che Luigi da quando è partito il governo gialloverde, ha sofferto la leadership di Salvini.
La scommessa del vice premier è stata, ritagliarsi altri argomenti rispetto a quelli della Lega: il sociale, la povertà e la lotta alla corruzione. E i risultati non sono stati proprio sufficienti. La sensazione che si ha è che, malgrado l’enfasi delle dichiarazioni, i 5 Stelle abbiano ottenuto poco rispetto alle promesse elettorali: i tagli alla corruzione disordinati e molto ideologici; sulla prescrizione hanno ceduto, come sulle grandi opere. Forse qualche punto a vantaggio pentastellato lo si è registrato sulla Manovra (quota 100 e reddito di cittadinanza). Ma quando questa seconda misura si rivelerà molto problematica, la reazione di chi ha votato 5Stelle sarà violenta. E crollerà la svolta moderata di Di Maio. A vantaggio dei duri e puri, alla Fico e alla Di Battista.

Renzi 4
Dal 40% del consenso al 7% (i sondaggi recentissimi) del suo eventuale nuovo partito civico. Un bel risultato per un leader che pretendeva di governare da solo.
Ha sbagliato tutto, elezioni, referendum, dna dem e politiche governative. Ha consegnato un partito democratico ridotto al lumicino, in perenne crisi di identità. Dalla sinistra dei lavoratori alla sinistra radical, liberal delle lobby e delle caste. Viene il sospetto che l’abbia fatto apposta. Ma per quale scopo?
Berlusconi 5
Un premio unicamente alla caparbietà senile. Non si è accorto che il centro-destra-modello 1994, a guida Fi (un partito sceso al 7% nei sondaggi), è finito insieme alla sua leadership. E’ tenuto in vita, da agonizzante, solo dalla sinistra che ha tutto l’interesse ad usarlo in funzione anti-Salvini, e dai suoi dirigenti, per succhiare il Capo fino all’ultimo.
Conte 7
Alla fine, con la Manovra, è emerso in tutta la sua forza: tranquilla, stabile, solida. Con una comunicazione, magari troppo affettata e giuridichese, sta conquistando gli italiani. Ha mediato, ha ottenuto il mandato dai due Disocuri, che volevano bruciarlo, e ha incassato il compromesso con Bruxelles. Accontentando tutti. Da passacarte, notaio eterodiretto, è diventato capitano. E’ la bandiera di un populismo credibile, soft o il cavallo di Troia della vecchia politica? Per ora sembra proprio la prima ipotesi.
Mattarella 6
E’ un capo di Stato “duale”. Non unisce troppo. Ha amici e nemici.
Gli amici (gli eurocrati, l’opposizione politica al governo gialloverde), lo considerano il baluardo della democrazia parlamentare contro i populisti. I nemici, lo ritengono l’ultima ridotta della Valtellina. Del vecchio. Dell’ancien regime. Il simbolo di un’Italia superata. E lui si comporta nello stesso modo, duale. Comprensivo con gli amici e severo, inflessibile, quasi da Capo di una Repubblica presidenziale, nei confronti delle idee che non gradisce.
Ue 4
Forte con i deboli, debole con i forti. Quando non riesce a dominare le sovranità riemergenti, le ricatta economicamente o le etichetta con livore da guerra fredda (Salvini e Di Maio sono Mussolini). E’ sull’orlo di un radicale cambiamento e non accetta le novità che spuntano dal basso (le nuove aspirazioni dei popoli). Si chiude dietro formule rigoriste da casta e non ricorda le istanze sociali, solidali che lo stesso trattato di Maastricht aveva previsto. Regole disattese. E inoltre, fa due pesi e due misure. Bacchetta l’Italia e assolve la Francia.
Italia 5
Sfasciata, sgarrupata, degradata, divisa, in crisi economica, spaventata dai migranti, dalla criminalità e dalla Ue, oscilla tra il becerume e l’ipocrisia buonista, accogliente e umanitaria. Ha votato per i populisti e aspetta la loro coerenza, pronta a punirli come ha già fatto col rottamatore Renzi.

Eppure il 2018 è stato l’anno che ha ricordato la fine della prima guerra, la grande vittoria, il Risorgimento compiuto, la riconciliazione nazionale tra gli italiani. Neppure sulle celebrazioni siamo stati d’accordo, spaccati in due, tra retorici e pacifisti di professione. Il 5 è unicamente di auspicio. Grazie al clima natalizio e a Capodanno.

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